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La crisi del buonsenso

Inserito da on 31 maggio 2010 – 00:007 Comments

Giovanna Rezzoagli

La crisi finanziaria che sta colpendo duramente le economie di mezzo mondo, questa volta, non sembra proprio avere una “eziologia psicologica”. Molto probabilmente anche quella iniziata nel settembre 2008 con il fallimento della banca statunitense Lehman Brothers, di psicologico aveva ben poco. Pur non possedendo nozioni di economia internazionale, arrivo da sola a comprendere che il denaro virtuale, prima o poi svanisce senza essere mai concretamente esistito. Accendere mutui e prestiti quando non si è ragionevolmente sicuri di poter pagare le rate  è, senza troppi giri di parole, proprio un rischio bello e buono. Sino a qualche anno fa si ricorreva alle banche o alle finanziarie quando si doveva affrontare un investimento finalizzato ad acquistare beni durevoli nel tempo, concreti. Poi, in modo piuttosto subdolo, hanno iniziato ad affermarsi i prestiti un po’ per tutto, sdoganando il denaro virtuale come se fosse spendibile senza problemi. Ecco allora comparire il suadente invito allo sportello bancomat, dove in attesa di ritirare la tessera ti compare una frase semplice semplice: ”Un prestito per le tue vacanze: non c’è problema, entra in filiale.” Puntualmente verso giugno arriva l’invito a comprare l’auto col climatizzatore, parti subito e paghi a settembre. Da circa tre anni a questa parte al mattino in tv, tra una telenovela ed una ricetta di cucina, spunta la televendita con pagamenti “…a partire da piccolissime rate al mese”. E poi via con i prestiti sino a 90, dico 90, anni d’età, quelli concessi anche ai cattivi pagatori, a chi ha già finanziamenti in corso e via discorrendo. Sino a due anni fa, persino ai bidoni della spazzatura si sarebbero concessi prestiti, se avessero avuto una manina per  potere firmare. Inevitabile, a parer mio, il tracollo di quest’economia “no problem”. Sarà che sono estremamente concreta, che sono abituata a fare il passo secondo la gamba, ma da sempre ragiono con quello che ho e non con ciò che vorrei. Per cui quando ha preso piede il fenomeno del prestito facile, mi sono spesso chiesta dove fosse l’inghippo, chi alla fine ci guadagnasse. Ovviamente chi ci avrà guadagnato non lo si saprà mai con certezza, fatto sta che la rateizzazione è diventata evento normale e non più eccezionale. Il resto, è noto. Se proprio si deve scomodare la psicologia, anche se forse è più corretto scomodare la sociologia, in questo caso si può sottolineare come prima della crisi si sia imposto il modello del “compra oggi, paga domani”, nonché quello dell’avere per essere. L’avere per essere, in verità si era già imposto negli anni ottanta, quando tutto sembrava possibile. Vuoi perché il duemila in avvicinamento sembrava foriero di ogni bene, vuoi perché quando si è adolescenti si crede di essere eterni e destinati alla felicità, ma davvero, nei miei ricordi, gli anni ottanta erano più spensierati. Resta l’evidenza che fare i conti con la realtà è spesso amaro, e rinunciare ad un bene di consumo, per molti può davvero essere un problema. Veniamo al punto: l’Agenzia Ansa annuncia il clamoroso successo di vendita raggiunto dall’Ipad Apple. O l’economia globale è messa meglio del previsto, o il bisogno di avere, al di là del buonsenso, è davvero imperante. Delle due ipotesi, almeno una dovrebbe spiegare il fenomeno globale. In soli due mesi dal lancio sul mercato la Apple avrebbe venduto ben due milioni di esemplari di Ipad, sempre stando all’Agenzia Ansa. Considerando che la tavoletta magica costa minimo 499 euro, non è un dato di poco conto. Sicuramente sarà un oggetto molto utile (o solo futile?), non discuto, ma che sia proprio fondamentale per l’esistenza sinceramente non credo. Ma è il “touch screen” che accalappia il cliente. Con tutta probabilità è solo l’ennesimo stastus symbol di cui la pubblicità ci convince che non si può farne a meno. Magari si risparmia fino all’osso su altre cose, ma non si rinuncia. Tutto sommato la pubblicità serve proprio a far percepire come necessario anche il superfluo. Tirando le fila del discorso, acclarato che la crisi economica non è certo un’invenzione dei mass-media ma una concreta, seppur variegata realtà, ciò che appare piuttosto evidente è l’esistenza di una crisi molto più nascosta: quella del buonsenso. Attenzione: nascosta non significa meno incisiva, tutt’altro. Con tutta probabilità, di ciò ci si renderà conto tra qualche tempo, come sempre quando è troppo tardi per porre rimedio.

7 Comments »

  • Fulvio Sguerso scrive:

    Cara Giovanna, il “buon senso” dovrebbe liberarci dai condizionamenti e dalle dipendenze “non necessarie”, dato che, come sappiamo bene, non è possibile liberarsi da “tutte” le dipendenze. Ma quanti sono i clienti e i consumatori disposti a rinuciare al superfluo divenuto nel frattempo necessario grazie alla persuasione occulta della pubblicità? Quanti fumatori son disposti a smettere di fumare dall’oggi al domani? Quanti giocatori d’azzardo a dimenticarsi delle carte e del tappeto verde? Quanti “bon vivant” a non frequentare più i locali alla moda? Quanti libertini….Lasciamo perdere, altrimenti rischio di passare per moralista o per invidioso. Chi ha detto una volta, inascoltato, da un monticello: “Beati i poveri”?
    Il tuo collega insensato.
    Fulvio

  • Caro Fulvio, la risposta più logica alle molte domande che poni è una: molto pochi. E quelli costretti a fare rinunce covano spesso rabbia. E’ il sistema che non è più funzionale. Nel mio piccolo, provo a porre quesiti, perchè nulla si può ormai fare se non cercare di restituire al buonsenso la dignità di essere. Nel mondo dell’apparenza il buonsenso è scomparso. Eccola la crisi che temo di più, non per me, ma per mio figlio. Credo che il mondo a venire dovrà fare i conti con una società povera in tutti i sensi e, quel che è peggio, arrabbiata.
    La tua collega pessimista
    giovanna

  • Gentilissima amica dottoressa Giovanna e gentile amico Dr Fulvio,
    a proposito della crisi economica, mi piace riportare quì uno stralcio di un mio articolo apparso su di una rivista letteraria di Arezzo:
    “… Si sente intorno un vocìo, quasi unisono,di gente che mormora ( per fortuna a bassa voce) le proprie difficoltà a raggiungere, privi di debiti, il fine mese.
    Qualcuno insiste che questa crisi “presunta, vera o fantomatica” crisi globale sia , o sia stata peggiore di quella del 1929 e che, secondo loro, ci vorrebbero molti anni per ripristinare la nostra economia. Ma vi è anche tanta gente che non condivide tale eccessivo malumore e, con fiducia, si appoggia su altri metri di valutazione.
    Tuttavia, il mio ragionamento si sviluppa dal fatto che l’Italia, a differenza di altre nazioni di privilegiata potenza economica, ha raggiunto, in pochissimi decenni, una posizione economica davvero encomiabile ed anche invidiabile. Basterebbe pensare che ancor oggi vive gente che un tempo non aveva la possibilità economica di acquistare una vecchia “carriola” di bicicletta usata, mentre ora va in giro a comprarsi le sigarette dal più vicino venditore con l’auto fuori serie, sfidando il traffico caotico e rimanendo per lungo tempo imprigionato tra il difficile scorrimento delle auto che, per buffoneria, vagano intorno, e guidano talvolta senza mani a rischio di incidenti perchè devono rispondere contemporaneamente a due chiamate sui lelefonini che portano con sè.
    Oggi non si può pretendere di avere in inverno il braciere acceso in casa quando c’è la possibilità di avere il massimo conforto con i termosifoni accesi in ogni ambiente del proprio lussuoso appartamento. Talvolta si lasciano le luci accese notte e giorno perchè a certi individui fa fatica a spegnerle. Di televisori e computer uno solo non basta di certo: ogni individuo del nucleo familiare ha diritto della propria autonomia per guardare i programmi che più gli piace vedere.
    Cosa mangiare? in certe famiglie c’è chi vuole l’arrosto, chi la frittura di pesce, chi carne bianca, chi qualche pietanza sofisticata e chi preferisce arricchire qualche locantiere.
    La sera? Un po’ di svago ci vuole. Allora che si fà? Si va a ballare in qualche locale di periferia. I figli già sono usciti con le proprie amiche o amici e si ritireranno a casa nella mattinata, alcuni avendo bevuto superalcolici e drogatosi.
    Certo, c’è la crisi e la gente non ce la fa più. allora si comprano pezzi di stracci, magari provenienti dal Terzo Mondo. E fanno chiudere le nostre fabbriche con il conseguente licenziamento dei nostri figli.
    C’è crisi, ma ogni giorno si gettano nella spazzatura quintali di pane ancora fresco. Vi è spreco di farmaci o visite mediche a sbafo e senza che alcuni medici rilasciano scontrini. Vi è crisi, mentre tanti “bravi” datori di lavoro tengono in nero i propri dipendenti mentre loro si arricchiscono.
    A parer mio, per stare ancora meglio dovremmo far lavorare le nostre aziente per dare più opportunità di lavoro ai nostri figli. Si dovrebbere costruire un’infinità di case popolari per far scendere i prezzi e creare maggiori infrastrutture soprattutto nel meridione onde attirare maggiori afflussi turistici, e disponendo di persone idonee, si sovrebbe saper bene accogliere quei turisti stranieri ove vi è più servizio e a prezzi contenuti. L’Italia è bella e dovremmo essere più capaci di mostrarla a chi ci viene ad onorare e far sì che spendano da noi più moneta pregiata.
    Cordialità

  • lupo solitario scrive:

    Chi ci ha guadagnato?
    I dati forniti dagli uffici specializzati, hanno riportato utili per le banche in Italia, per oltre quattordici miliardi di Euro, solo nel 2008.
    Mentre il mondo si impoverisce, questi continuano ad arricchirsi a dismisura praticando usura e stampando carta, vendendola(affittandola) come moneta a danno delle genti..
    Poi il consumismo, il voler vivere al disopra delle proprie possibilità (stipendi da caporale e vizi da generale) ha fatto il resto.
    Gli usurai bancari, come gli untori di manzoniana memoria, si adoperano, attraverso ogni forma di stimoli, a portare la gente a spendere, spendere, spendere anche ciò che non hanno, arrivando anche alla distruzione di famiglie che adottando “l’apparire” come mezzo di espressione e di comunicazione.
    Negli anni settanta e ottanta, tanti sia di Destra che di Sinistra hanno sacrificato la loro gioventù per combattere un mondo “borghese” che si affacciava prepotentemente: hanno fallito, abbiamo fallito, consegnando le nostre “coscienze”al libero mercato e all’EDONISMO che è la chiave per ogni bassezza umana.
    in bocca al lupo …..Signora Giovanna

  • Ringrazio sia il carissimo Signor Alfredo che il gentile Lupo per i commenti. Il discorso dell’economia in crisi è sicuramente molto vasto ed io non possiedo conoscenze adeguate per approfondire il tema con competenza. Posso, ingenuamente, intuire un perverso gioco di speculazioni ai danni di tutti noi. Invece un minimo di competenza per disquisire sul “perchè” e sul “come” funzionino i meccanismi del consumismo e della pubblicità, la possiedo, e mi riservo di ritornare sull’argomento. Lascio a chi legge un piccolo spunto di riflessione, che spero possa essere utile: in tempi di crisi aumentano i profitti di maghi, astrologi e fattucchiere varie, aumentano i profitti di chi “guadagna” spacciando sostanze stupefacenti, aumentano le spese sostenute per comunicare. Sembrerebbe una contraddizione, invece no,tutt’altro…
    Cordialmente
    Giovanna Rezzoagli

  • Angelo Cennamo scrive:

    Complimenti all’autrice, è proprio un bell’articolo.

    Gli spunti sarebbero tanti, alcuni già evidenziati dall’amico Guerso.
    La prima sensazione, confermata anche da analisi ben più autorevoli della mia, è che viviamo tutti al di sopra delle nostre reali possibilità. Il cosidetto paniere dei beni di consumo si sta allargando a dismisura, inglobando di tutto. Non sappiamo distanziarci dai messaggi, talvolta subliminali, della pubblicità. Ne siamo succubi. Facciamo fatica a dire dei no ai nostri figli, che ci spingono spesso a comprare cose inutili e superflue.
    La colpa non è del consumismo, come ha scritto qualcuno. Se si consumassero più libri che cellulari, non sarebbe un male. Allo stesso modo, non va criminalizzato il libero mercato, anche perchè ne vedo poco. A monte vedo qualcosa di più nefasto : il materialismo. Parola che infastidisce e che suona come noiosa, specialmente ai giovani. Basterebbe innamorarsi delle cose che non si comprano. E, vi assicuro, ce ne sono tante.

    Saluti – Angelo Cennamo

  • Grazie Avvocato per l’apprezzamento. Molto bello il pensiero che invita ad innamorarsi di ciò che non si compra. Oggi sembra che si possa comprare tutto, che per tutto (e per molti) ci sia un prezzo. Col risultato che poi, al dunque, si svaluta tutto. Oppure si attribuisce un prezzo ad ogni cosa, anche alle persone. Non è un tema da poco. Spero ci sia modo di riparlarne. Contraccambio i saluti con piacere.
    Giovanna Rezzoagli

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