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Salerno: trio Schroeder Chiesa dell’Addolorata

Inserito da on 22 maggio 2010 – 00:00No Comment

Giro di boa per  la terza edizione di Arti di Maggio, ispirata alle Nuances novecentesche, promossa dall’Associazione Seventh Degree dell’ Università di Salerno, con il contributo del Comune di Salerno – Assessorato Beni Culturali e Portualità Turistica – in collaborazione con il ministero Beni Culturali e le Soprintendenze per i B.A.P. e B.S.A.E. di Salerno e Avellino e il Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci”, che dopo l’affollatissima prima settimana, che ha salutato lo svolgimento di ben 19 eventi, presenterà domenica 23 maggio, alle ore 21,30, nella chiesa dell’Addolorata il Trio Schroeder. La formazione, composta dalla vocalist Silvia Rasconà, dal violoncello di Laura Pierazzuoli e dal pianoforte di Roberto Marino, che è anche l’arrangiatore del trio, ci condurrà in un viaggio nella musica italiana d’autore punteggiato da brani originali. Sono le canzoni di una vita, di una vita come tante. Parole che raccontano l’amore, la rabbia, il gioco, la paura, i sogni, la morte. La suadente e ironica voce di Silvia Rasconà porterà lo spettatore a viaggiare nell’Italia delle piccole cose, nei pensieri di oggi uguali a quelli di ieri, in un mondo dove anche una farfalla ha un cuore. Il trio Schroeder ha voluto seguire il filo conduttore della crudele e magnifica ironia di un mondo senza pace. Sono canzoni che appartengono a tutti. Canzoni che forse tutti noi abbiamo “scritto” una volta nella vita. Il repertorio spazia attraverso la musica d’autore da De Andre’ a Nunzio Filogamo da  Nino Rota ad Enzo Jannacci. Il percorso del trio ricorderà l’estetica di Ferruccio Busoni sulla ri-generazione dell’opera, le sue metafore della “giovinezza” e della “vita”, il sogno della macchina capace di rendere “il parlar del cuore”, il carpire “Lo spirito di un’opera d’arte, il sentimento che l’ispira, quello che in essa vi è di veramente umano, tutto la parte che di essa viene conservato immutato attraverso il cambiamento dei tempi, ovvero il cogliere ciò che la musica rende eloquente, l’inespresso, la percezione ai sensi delle emozioni umane, quel contrappunto d’attenzione con gli avvenimenti”. La formazione riuscirà a sconvolgere quasi del tutto la musica di queste canzoni, per renderne maggiormente affermativo il testo, cercando di rendere stranite frasi e situazioni, giocando perfettamente quasi in modo multimediale, sui tre registri della parola, della musica e della mimica, calandosi nei panni del preciso personaggio marginale che grida la sua diversità, dal gregge grigio, neanche come protesta, ma irrazionale, spaesato e comico, come è comico tutto ciò che viene emarginato non perché sconosciuto, ma perché troppo ben conosciuto e quindi rimosso per fastidio, per paura o per imbarazzo.

 

 

 

 

 

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