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La festa e’ finita

Inserito da on 8 maggio 2010 – 00:005 Comments

Giuseppe Lembo

Il Sud sempre più povero, non può pensare di continuare all’infinito di sprecare risorse che non ha. Siamo di fronte ad un grave fallimento istituzionale e non dovuto alla mediocrità di una burocrazia, impegnata solo ad autoperpetuarsi nei propri privilegi e ad una classe dirigente scadente, familistica ed amante delle ricchezze familiari e di clan che hanno prodotto in tutto il Sud condizioni diffuse di povertà. Povero Sud! Si allontana sempre più dal Nord del paese, dall’Europa e si avvicina velocemente alle povertà africane, dove come nel Mezzogiorno d’Italia, si pensa di poter vivere di assistenzialismo diffuso, di carità e ci si affida al buon cuore della gente che produce e possiede la ricchezza. Il Sud è sempre più bravo a produrre disperazione umana e sempre meno bravo a produrre sviluppo e quindi ricchezza. Negli ultimi decenni il palcoscenico meridionale, cancellate le cattedrali, si è arricchito di un diffuso spirito di rassegnazione alla triste condizione del non c’è niente da fare. Prevale il messaggio tutto napoletano di Eduardo De Filippo “Adda passa a nuttata”;  con la nottata passano intanto ed in fretta anche i mesi, gli anni, i decenni senza che nulla cambi, anzi che tutto cambi, ma in peggio. Intanto si deteriora la più grande risorsa del territorio che è quella umana, in crescente balia di se stessa, destinata a vivere in povertà, arrangiandosi al Sud, sui propri territori, oppure prendendo la via di fuga verso altre e più umane realtà, dove il lavoro ed il conseguente reddito, è un diritto garantito, un diritto che rende l’uomo libero, liberandolo prima di tutto dal bisogno. Al Sud il modello del consumismo, dello spreco, del lusso, dell’assistenzialismo diffuso, dei tanti falsi, a cominciare dai falsi invalidi, è un modello sociale che non tira più; ormai appartiene al passato. Occorre il nuovo; occorre rimettere insieme i tanti cocci, rimboccarsi le maniche e pensare positivo, con in testa meccanismi virtuosi, necessari a far funzionare quello che oggi non funziona. Occorre inventarsi il futuro, utilizzando al meglio quello che si ha; occorrono idee e programmi per dare un volto nuovo ai territori mortificati da abbandoni, sprechi ed indifferenza istituzionale. Occorre, nell’attuale crisi, diventare virtuosi e progettarsi con le proprie mani il futuro possibile, mettendo al posto giusto le cose che possono dare una diversa identità al Sud; non più piagnone, non più assistito, ma forte delle sue capacità di produrre sviluppo e ricchezza, attraverso nuove opportunità lavorative nel mondo produttivo (dall’agricoltura al turismo, dal tecnologico avanzato alle politiche produttive del tempo libero).Liberare il Sud dai piagnoni di sempre, ripulendo i territori dal potere asfissiante del malaffare, è un dovere per noi e soprattutto per quelli che verranno. Serve a ridurre le differenze, spesso artefatte, tra le due Italie; serve a contenere i guasti della politica dei privilegi e degli sprechi; serve a ridare dignità umana a gente virtuosa e fortemente dedita al lavoro. Serve a garantire la legalità ed a far riconoscere la presenza dello Stato in chi avverte il peso ingombrante ed opprimente di altri poteri, antropologicamente negativi che danno sottomissione, crisi di libertà e dipendenza da chi, con le mani insanguinate, non si propone con la forza della libertà, ma con la forza bruta della violenza criminale di uomini organizzati in clan con uomini, in balia di se stessi, senza alcuna protezione sia umana, che sociale e/o a di legalità diffusa.

 

                                                                                                           

5 Comments »

  • alessandro scrive:

    finalmente qualcuno dice le cose come stanno

    ” E io pago”

  • Salvatore Ganci scrive:

    Grazie per questo articolo e per il coraggio e l’onesta civica del suo Autore.
    Con la massima stima, Salvatore Ganci

  • Ilaria Stambelli scrive:

    …”far riconoscere la presenza dello Stato in chi avverte il peso ingombrante ed opprimente di altri poteri, antropologicamente negativi che danno sottomissione, crisi di libertà e dipendenza da chi, con le mani insanguinate, non si propone con la forza della libertà, ma con la forza bruta della violenza criminale”…

    Sono parole molto significative. Sembra quasi un accorato appello alla magistratura. Tuttavia comprendo che, nell’intenzione di chi scrive, l’appello è rivolto ad ogni singolo cittadino il quale, anche attraverso la denuncia pubblica, può contribuire a migliorare questo nostro Sud (se non è già troppo tardi!).

    L’appello è dunque rivolto anche alle testate giornalistiche locali, credo, che con coraggio dovranno contribuire a snidare il malaffare che si cela anche dentro le istituzioni, piuttosto che a celebrare, oggi e sempre, le epiche gesta dei reggenti di turno. Con coraggio bisogna dire semplici verità, anche se dolorose per il singolo, se esse risultano benefiche per la collettività. Non bisogna aspettare, dunque, che i reggenti in questione cadano in disgrazia prima di levare la voce del dissenso (sarebbe troppo semplice così!).

    Questo dissenso deve essere forte e chiaro nei confronti della “classe dirigente scadente, familistica ed amante delle ricchezze familiari e di clan che hanno prodotto in tutto il Sud condizioni diffuse di povertà”. Con nomi e cognomi, se necessario, anche per salvaguardare l’onesto lavoro di chi cerca di contribuire allo sviluppo del territorio (come si usa dire): questa immensa valle di lacrime, che si identifica oggi con l’ex regno bornonico ormai al sacco degli affaristi collusi con la criminalità organizzata.

  • Gentile Giuseppe, leggo e condivido il suo pensiero. Da anni ripeto anch’io le medesime cose. Non possiamo pretendere che con il nostro “piagnucolare” risolveremo i gravosi problemi che ci assillano. Quì. la gente comune sta abissando nel baratro paurosamente, e non c’è aspettativa che si possa rialzare da un momento all’altro. Non è corretto neanche di chiedere “l’elemosina” a quella parte dell’Italia che ha una posizione giografica meno disastrata della nostra .
    Se la natura non ci ha dato la possibilità di farci sviluppare tramite copiose industrie, ci ha pur sempre regalato temperature e paesaggi invidiati da tutto il mondo. Occorrerebbe semplicemente saperli sfruttare integramente per far giungere afflussi di turisti da tutto il mondo. Abbiamo un mare e spiagge bellissime; colline ameni e accoglienti, ma manca la mano dell’uomo.( Non si può neppure lontanamente accettare la questione che a maggio, proprio all’inizio della stagione balneare, debbano venire fuori storie che parlano di “mare inquinato”, o altre storie che deturpano la nostra reputazione. La nostra vera industria, secondo il mio modo di vedere, dovrebbe essere appunto il turismo. Se non si riuscirà a promuovere bene tale attività, finiremo per perderla definitivamente, La nostra ricchezza è il mare. Sappiamolo sfruttare, Cordialità e grazie per l’articolo meritevole.

  • lupo solitario scrive:

    Leggo un analisi franca della situazione del nostro Sud. Meno esplicita è la ricerca della causa di tutto questo malaffare e non trovo soluzioni.
    Se vogliamo risanare il nostro Meridione, è bene che si inizi a estirpare le cause di tale sfacelo.
    Mi trovo in un ospedale e vedo che per essere trasportato da un reparto ad un altro, “dieci” portantini fanno la conta per chi deve assumersi il gravoso compito(fatica);Vedo sui bordi delle strade, dieci, venti falciatori/trici d’erbacce, seduti sui muretti, a sfumacchiare , in dolce colloquiare, mentre attendono le 10,30/11,00 quando provvedono a mangiare le loro colazioni; Chiedo una certificazione, in qualsiasi ente pubblico, e mi fanno fare il giro di cento uffici, perchè è sempre l’altro ufficio che ha la competenza; Vedo…..tantissime altre cose storte e che nessuno provvede a correggere e a sanare.
    Mi chiedo se sono allucinato, o sono il solo a vedere queste storture. Io mi sono dato una risposta: lavoro nel privato e se sbaglio pago(danari) di tasca mia?
    E’ possibile una responsabilizzazione degli operatori facendo pagare in proprio gli errori e i disservizi che provocano?
    Perchè tutto questo?
    Chiediamoci quali sono le cause, se è possibile correggere queste storture e se intervenire conviene.
    Si potrebbe partire da qualche anno fa, diciamo 150 anni, quando ci hanno conquistato e colonizzati, ma mi sa che la prendo troppo alla lontana.
    Basta dire che la causa principe, è il clientelismo derivante dalla mala politica e da un sindacato che pensa esclusivamente a giustificare le continue”distrazioni” dei “lavoratori”.
    Noi uomini e donne del Sud dovremmo reagire non solo per DIGNITA’( per chi ci crede ancora) e per il FUTURO( e chi se ne frega) dei nostri figli, ma anche per migliorare una volta per tutto il NOSTRO esistere.
    Come risolvere questo malcostume che ormai è cancrena per il Meridione d’Italia?
    Una separazione tout court:l’Italia al Garigliano; responsabilizzazione della spesa degli enti pubblici senza nessun sussidio ed eliminare anche gli assegni familiari.
    Avremo qualche anno di caos, ma ho fiducia nel meridionale e penso che sia l’unica strada per rimettere i nostri popoli con la schiena dritta.
    Una mia esperienza: qualche anno fa sono andato in Germania a lavorare, grazie a Dio non per bisogno ma per accrescere le mie conoscenze, sono stato in fabbrica per tre mesi, insieme ad operatori friulani, veneti,siciliani, calabresi, campani, pugliesi, slavi, portoghesi, spagnoli, turchi ed di altre cento nazionalità. I migliori e i più apprezzati eravamo noi italiani meridionali. Eravamo veramente i migliori e quasi tutti i capo reparto (master fiurer) di questa grande azienda erano dei nostri, con rare eccezioni di tedeschi.
    Mi sono chiesto: perché fuori dall’Italia siamo i migliori e quando siamo nelle nostre terre ci lasciamo prendere dalla pigrizia e dal solito borbottare?
    Probabilmente ci vogliono così. Affinché i “manovratori” possano continuare a gestire indisturbati i loro loschi affari concedendoci, come elemosina, un tozzo di pane.
    in bocca al lupo

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