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Caro Nord, caro Sud cambiare si può cambiare, si deve!

Inserito da on 7 maggio 2010 – 00:00No Comment

Giuseppe Lembo

Occorre rimboccarsi le maniche e saper creare sviluppo e ricchezza. Non è una prerogativa solo del Nord; può essere anche del Sud, dove ci sono risorse umane e territoriali che attendono un’umanità nuova, una direzione capace di diventare, al più presto, risorse per lo sviluppo. Al Sud bisogna dare le garanzie necessarie al cittadino; bisogna ristabilire stabilità e sicurezza. A 150 anni dall’Unità d’Italia, ancora le due Italie sono divise e diverse; si tratta di due Italie non solo geografiche, ma diverse sul piano antropologico e culturale. Al Sud occorre facilitare il credito, purtroppo incapace di capire le esigenze della gente e soprattutto della gente che produce, della gente che lavora, che si impegna e che, sfidando l’impossibile, pensa ad un futuro possibile anche nelle aree difficili del Paese, dove, è convinzione comune che, al “lavoro” preferiscono gli “stipendi”, “all’impegno per il cambiamento, l’assistenzialismo”. L’Italia, il Sud in particolare, deve raccontarsi; deve sapersi raccontare; è un’esigenza antropologica e sociale per capire e capirsi; bisogna mettere un punto fermo e ricominciare. Il Sud ha bisogno di cambiare; di ripartire. Se non si fa questo, non si va da nessuna parte. Ci vogliono segnali forti; ci vuole il segnale di una diversa tendenza. La gente deve capire ed avere la certezza che lo Stato c’è; che c’è e può vincere la sfida, se è sostenuto dal consenso di un popolo che non sia più plebe, ma unità di cittadini attivi, attivamente consapevoli ed informati del proprio ruolo di cittadini. Al Sud anche la Chiesa ha le sue responsabilità; non ha sempre saputo avere voce per promuovere una coscienza civile. Purtroppo e troppo spesso, sul bene prevale il male sia sul piano umano che naturalistico; l’uomo, da trent’anni a questa parte, si compiace di sfregiare il paesaggio, di saccheggiare la natura, promuovendo sciagurati interventi da vera e propria rapina. Ma nonostante tutto, anche al Sud esistono realtà virtuose; esistono resistenze umane al male. Ci sono forze interne che agiscono positivamente e per il bene comune; si crede come possibile, il protagonismo umano ed il cambiamento sociale. Forse il primo male meridionale è proprio un male politico. Una classe politica incapace è responsabile dello sfascio del Sud, dove i poteri malavitosi riciclano risorse ingenti, pulendole e trasformandole in ricchezza pulita e spendibile ovunque. Le banche del Sud non permettono aiuti seri alla gente, si tratta di soli interventi clientelari. L’accesso al credito  è padronale e fortemente discrezionale. Altra piaga del Sud è il controllo mafioso del lavoro; c’è un caporalato che, soprattutto, in agricoltura, controlla le produzioni in gran parte del Mezzogiorno, rendendo amaro il pane che viene dalla Terra, soprattutto per gli immigrati, gente dai diritti negati, ridotti in schiavitù controllata.I senza diritti vengono sfruttati e degradati; vengono abbandonati ad una vita disumana in ambienti ostili e privi di tutto, in lotta quotidiana per la sopravvivenza sempre più avara e disumana. Caro Sud, così non va! Bisogna cambiare per non morire. Mentre tra questi tristi scenari trascorre la vita del Sud, sempre più incapace di darsi un modello di vita civile, fatto di rispetto umano, di solidarietà, di condivisione, al Nord crescono gli egoismi umani ed il rifiuto dell’altro, soprattutto se straniero, visto come un “nemico” da combattere e non come un “diverso”, risorsa ed arricchimento per crescere insieme.Molti, chiusi nel proprio egoismo locale, non riescono a capire i profondi cambiamenti in atto nel mondo; siamo nell’epoca della grande globalizzazione umana. I popoli della Terra vivono sempre più insieme, nonostante i tentativi di tenerli ancora divisi ed ancora in lotta, l’un contro l’altro armato. I popoli della Terra, avvertono che è vicino il sogno dell’uomo del pianeta di vivere la propria vita in un mondo nuovo; un mondo senza confini, dove prevale l’attenzione per la diversità dell’altro, visto come uomo, in tutto simile a tutti gli altri uomini della Terra, interessato al dialogo, al confronto, alla solidarietà, senza privarsi della propria identità, della propria appartenenza, per costruire insieme un mondo nuovo, un mondo con al centro la Terra-Stato e la società-mondo. Caro Nord dell’Italia e del mondo, tu hai un ruolo importante per rendere il mondo migliore, costruendone il proprio insieme, attraverso le tante diversità, una ricchezza per tutti. Il tuo maggiore sviluppo, la tua maggiore ricchezza, la tua efficienza ed ormai consolidata capacità organizzativa sul piano sociale e della produzione della ricchezza, devono essere un valore aggiunto per cambiare il Sud del nostro Paese e del mondo, in attesa, con mani tese per un nuovo mondo e per nuove e più umane condizioni di vita. Caro Nord è impensabile che tu egoisticamente ti chiuda a riccio; sarebbe un grave ed imperdonabile errore. Tu devi solidarizzare, dando quel supporto per il cambiamento e lo sviluppo che non sia inteso come assistenzialismo che purtroppo, non produce cambiamento, ma degrada ed aggrava le condizioni nelle coscienze umane. A te Nord d’Italia e del mondo si chiede solidarietà ed impegno per salvare il Sud e con il Sud, l’intero mondo, dove ancora la gente muore per fame e per quel diritto negato alla vita che è un diritto per tutti e non solo privilegio del Nord del mondo. È tempo di porre fine alla diaspora umana; è tempo di cancellare le parole olocausto e razzismo; è tempo di nonviolenza e di pace; è tempo di un mondo nuovo in cui tutti abbiano parimenti diritto alla vita ed alla libertà.

 

                                                                                                           

 

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