Home » > IL PUNTO

Pietas

Inserito da on 29 aprile 2010 – 00:00No Comment

Giovanna Rezzoagli

Il sentimento della pietas, forse, istintivamente lo conosciamo tutti. Riuscire a verbalizzare cosa significhi per ciascuno di noi non è affatto facile. Perlomeno, per me è estremamente difficile. E’ una sensazione di malessere fisico, che intride nel profondo l’animo. Cosa scateni un senso di pietas, per ciascuno di noi diversi accadimenti. Su You Tube è stato pubblicato un video che riprende le immagini di uno scoiattolino morto sul ciglio di una strada, al quale tentano di avvicinarsi due corvi. Gli uccelli vengono però allontanati da un altro scoiattolo, che difende il corpo del suo simile dai ripetuti tentativi di violarne il corpo. Il video si interrompe così, con l’animaletto che resta a vegliare. Forse qualcuno si stupirà leggendo questo breve resoconto. Gli animali posseggono una grande capacità di amare, e non mi stupisce minimamente il video che mostra lo scoiattolo che protegge il corpo senza vita del suo amico. Io stessa ho assistito ad una scena molto simile, dopo tanti anni il solo ripensarci mi stringe lo stomaco. Transitando su di una trafficata strada vicino casa, mi è capitato di osservare un gattino morto sul ciglio della strada, un gatto adulto, forse la madre chissà, era accovacciato vicino e lo leccava. Ecco, di fronte a queste creature, perfettamente in grado di provare sentimenti come e forse molto più intensamente di tanti umani, il mio senso di pietas si accende. Parallelamente si accende anche una sorda rabbia verso un mondo che freddo e distante corre indifferente a piccoli e grandi universi di sofferenza. Quasi scontate le possibili obiezioni al mio argomentare, le ho sentite tante volte da tanti che diventano banali: bisogna pensare ai bambini, a chi sta male, a chi soffre. Ed io, nella mia cronica ed inguaribile ingenuità, sempre a chiedermi: ma come, interessarsi alle sofferenze degli animali esclude forse l’interessarsi delle sofferenze degli uomini? No, mi spiace, il cuore non conosce partizioni. Morirò ingenua, ma non credo che si possa amare a comando, indignarsi a comando, provare pietas a comando. Credo invece che molti esseri umani amino offrire un’immagine di se stessi, e che siano talmente innamorati di quell’immagine da recitare il ruolo molto bene. Un esempio che forse renderà meglio il concetto. Poco prima di Natale, percorrendo la tortuosa via Aurelia tra Zoagli e Rapallo, mi è capitato di frenare di colpo per evitare di investire un micio “imprudente”. Il baldo giovane che mi seguiva mi tampona. Nulla di che, nessuno si è fatto male, nessun danno. il ragazzo se ne esce con le classiche invettive del caso, ovviamente dimentico di non aver rispettato la distanza di sicurezza, e chiude il proprio monologo affermando che lui non si sarebbe fermato di sicuro per un gatto. Non lo doveva proprio dire, passi tutto, ma quella frase proprio no. Telefonatina ai vigili, multa per il nostro eroe, che alla comparsa dei vigili si trasforma: diventa gentile, si scusa, si offre di risarcire danni che non ci sono pur di non vedersi decurtare i punti dalla patente. Si sa, la coerenza per molti è tutto. Lui non si sarebbe fermato per un gatto, per un uomo? Il dubbio è legittimo. Si, continuerò a vivere ingenuamente sognando un mondo diverso, e probabilmente morirò come avrò vissuto, con lo stomaco che si stringe ed il cuore senza compartimenti stagni.

Lascia un commento!

Devi essere logged in per inserire un commento.