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L’angolo della favola: la piccola storia di Zip, la zanzara curiosa

Inserito da on 6 aprile 2010 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro

Era un pizzicotto piccolo piccolo,ma aveva reso felice Zip,la zanzara che scoccia. Lei volava dappertutto. Voleva conoscere tante cose. Ma quando aveva sete,nessuno la fermava più. Se vedeva una bella vena, zac, si buttava a capofitto e via a bere. A volte, beveva poco. Ma qualche volta si ubriacava. Il sangue, si sa, per le zanzare,è la fine del mondo. E’ il loro desiderio nascosto, da cui non possono farne a meno. A ognuno i suoi gusti. Ma lei aveva un desiderio nascosto, diverso da tutte le altre zanzare. Loro si accontentavano di succhiare le vene ed erano contente. No. Lei voleva conoscere da dove veniva il sangue. Insomma,voleva andare alla fonte,al cuore. Le sue amiche la prendevano in giro, le dicevano di lasciare stare. Da che mondo è mondo,, non si è mai visto una zanzara succhiare il cuore. Ma chi credeva di essere. Ma lei,testarda,insisteva. Voleva raggiungere quel sogno. Finché un giorno non si decise a fare un lungo viaggio. Preparò il suo zainetto con le poche cose che aveva e una piccola borraccia con del sangue di riserva. Non si sa mai:è meglio essere previdenti. E cominciò a volare…ogni tanto si fermava a chiedere delle informazioni,ma nessuno le sapeva dire dove trovare chi poteva aiutarla. Finché un giorno,stanca e assetata,si fermò su un fungo. Aprì la sua borraccia e bevve una goccia di sangue. Quando all’improvviso vide arrivare Zic Zac,la zanzara più veloce del mondo. Anche lei era assetata e chiese  gentilmente da bere. Zip le diede la sua borraccia e Zic Zac si dissetò. Poi le chiese come mai era da quelle parti. Zip le spiegò il suo problema. Zica Zac batté le ali e disse:”Se vuoi, ti posso accompagnare da qualcuno che ti potrà dare la risposta. Abita nella foresta di Zanzan. Credo che si chiami Zac Zic ed è mia nonna. Lei,vedrai, ti aiuterà. Se ti sei riposata, possiamo andare”. E così ZIP con Zic Zac cominciarono il lungo viaggio. Erano appena partite, che nel cielo apparvero dei grandi nuvoloni neri. Fra poco sarebbe arrivata la pioggia e le due amiche non sapevano dove ripararsi. Si guardarono intorno e videro che poco distante c’era una casetta. Si dissero che forse là qualcuno le avrebbe accolte. Volarono veloci, in tempo per non prendere le prime gocce che cadevano forti. Picchiarono ai vetri dell’unica finestra. Qualcuno aprì e chiese:”Cosa volete? Chi siete?” Ma non vedeva nessuno. Gli risposero che erano due zanzare in viaggio e che chiedevano di potersi riparare a causa della pioggia. Il signor Moscone,così si chiamava il proprietario,non era molto d’accordo,ma sua moglie Mosca  gli disse di farle entrare. “Insomma” diceva “tra insetti ci si deve aiutare”. E così entrarono. Furono fatte accomodare vicino al camino. Erano stanche e volevano solo riposarsi. Ma arrivarono volando i Moschini, figli di Mosca e Moscone. Cominciarono a tempestarle di domande. In poche parole passarono tutta la notte a chiacchierare. Si erano dimenticate anche della fame e della sete. Ma mamma Mosca, premurosa, era andata in cantina a prendere una bottiglia di quello (sangue) buono che tirava fuori per le grandi occasioni. Apparecchiò la tavola e condivisero con gioia quello che avevano. Poi stanche,ripiegarono le alette e si addormentarono.   Il sole stava accarezzando con i suoi raggi i rami dell’abete che faceva ombra alla casa. Tutto il prato intorno si era messo in movimento. Ma le nostre amiche volevano ancora dormire. Quando mamma Mosca, volando leggermente verso di loro, le risvegliò, fecero fatica ad aprire gli occhi. Ma quando videro in una scodellina delle gocce di rugiada,fresche fresche, si precipitarono a bere. Era buona,perché il sole l’aveva scaldata bene. Si sentivano pronte per il nuovo viaggio. Ringraziarono con gioia chi li aveva ospitate e volarono via allegre. Da lontano si vedeva  il bosco, illuminato dal sole. Non sapevano bene da dove passare,ma certamente avrebbero trovato qualcuno che avrebbe insegnato loro la direzione giusta. Volando volando,arrivarono all’entrata del bosco. Naturalmente si posarono su un bel fungo rosso. Mentre si chiedevano come fare per entrare, Lib, la libellula, si intromette nei loro discorsi. Aveva sentito  che cercavano la casa di Zic Zac. Lei la conosceva bene. Anzi,tutti nel bosco avevano fiducia in lei. Quindi era facile trovare come arrivarci. Si offrì di accompagnarle. Controllarono se le alette erano ancora in buono stato. E  poi via,facendo attenzione ai rami, ma aprendo gli occhi per vedere tutte quelle meraviglie.

                                            

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