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Il Vangelo di Pasqua commentato – Abbazia Della Scala

Inserito da on 4 aprile 2010 – 00:06No Comment

 “Egli doveva risuscitare dai morti ”   Gv 20,1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.  “Parola del Signore”  “Lode a Te, o Cristo”

  Pietro Bonifacio Carparelli obl–osb
 
Padre  Antonio  Cassano

 Maria di Màgdala, che era stata presso la croce di Gesù, il primo giorno della settimana ancor prima che si facesse pieno giorno, va al sepolcro del Maestro, per compiere la preparazione del cadavere, come afferma l’evangelista Luca: Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato (Lc 24,1). L’usuale preparazione per la sepoltura non era potuta avvenire dopo la morte di Gesù perché stava per iniziare il sabato, giorno in cui era proibito ogni lavoro: Durante sei giorni si lavori, ma il settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore (Es 31,15). Infatti sempre Luca scriverà: Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento (Lc 23,55-56). Dunque Maria va al sepolcro e, vedendo che la pietra che copriva l’ingresso al sepolcro era stata rimossa, pensa a un trafugamento del corpo, per cui corre da Simon Pietro e da un altro discepolo che era con lui per dire: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Alla notizia i due corrono per accertarsi. Simon Pietro giunge dopo l’altro discepolo ed entrato nel sepolcro osserva i teli posati e il sudario avvolto in un luogo a parte. Quale il senso di tutto questo? Maria di Màgdala aveva pensato a un trafugamento, ma i teli sono posati, così come anche quello che era sul capo. È difficile pensare che chi abbia trafugato il cadavere si sia preso la briga di riporre a bella posta i teli che avvolgevano il cadavere, fuggendo con questo completamente nudo. L’evangelista dà un’altra spiegazione: l’altro discepolo che accompagnava Simon Pietro vide e credette, mentre lui non aveva compreso che Gesù doveva risorgere dai morti. È veramente risorto? La tomba vuota racconta la scomparsa del corpo di Gesù ma non certifica la sua resurrezione. Come, allora, quelli che credettero poterono farlo, ossia passare dal Gesù della storia, crocifisso sotto Ponzio Pilato, morto e sepolto, al Cristo della fede, il Figlio di Dio e salvatore? Solo attraverso un’esperienza personale che li coinvolse interamente: ragione e sentimento. Proprio come accade in un rapporto di amicizia. Tra due amici c’è frequentazione, conoscenza reciproca, ragione e sentimento che s’intrecciano nell’affetto reciproco e nel quale scatta la stima e la fiducia nell’amico. Ebbene, gli apostoli conobbero e frequentarono Gesù per circa quattro anni, ascoltando quello che diceva e vedendo ciò che faceva. Poi rimasero sconcertati dalla sua scelta di salire sulla croce e ancor più della scomparsa del suo corpo dal sepolcro. Cosa pensare? Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco che due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlava quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno!» (cfr. Lc 24,4-7). Si ricordarono allora delle sue parole, le parole di un amico, e iniziò ad aprirsi uno spiraglio di speranza nel loro cuore. Ma se è risorto, se è vero, perché non viene a incontrarci? Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro (Lc 24,36-43).Alla paura, allo sconvolgimento subentra lo stupore e la gioia: è ancora tra loro, si fa toccare, è proprio lui, mangia davanti a loro!Però come mai accade che si manifesti solo a loro, ai suoi discepoli, e non a tutti? Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui: Chi non mia ama non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato» (Gv 14,22-24).  Solo se c’è stato un rapporto d’affetto l’amico si fa ritrovare, si fa rincontrare. Se questo non c’è stato, allora non sarebbe riconosciuto, anzi sarebbe un perfetto sconosciuto. C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla mensa del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quegli replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti” (Lc 16,19-31).

 

 

 

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