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L’opportunismo della Pasqua

Inserito da on 3 aprile 2010 – 00:00Un commento

Salvatore Ganci

Proprio ieri, il venerdì di passione, il TG5 dà, abbastanza fugacemente la notizia che uno dei quattro eroici ragazzotti che quest’estate, a Rimini, diedero fuoco a un barbone si pente amaramente del suo gesto: “Sono giovani, date loro un’altra opportunità” disse vibratamente la difesa. Insomma la gioventù è ipso facto una ipotesi attenuante? Neppure io dubito che “a modo loro” questi eroici individui sono “pentiti”: già, solo perché non l’hanno fatta franca e sono libero di pensare, come altri, che la pena richiesta non è certamente congrua all’azione criminosa. Uno di loro (che abbia canali particolari?) ribadisce al TG5 il suo accorato pentimento e mi chiedo: “sotto Pasqua? Cosa c’è veramente sotto?”. Una rapida ricerca su “Il Resto del Carlino” mi illumina d’immenso: il 20 aprile riprende il processo …Non dissimile, anche se almeno c’è stato il buon gusto di dare la notizia in periodo pre-pasquale, il pentimento di Giuseppe, il minorenne del delitto Cultraro: Giuseppe chiede anche perdono alla famiglia Cultraro: “mi reputeranno un mostro, gli do pienamente ragione perché gli è stata strappata per sempre una figlia ancora 13enne”. “Mah…”, direbbe solo Monsieur de Lapalisse … ma se malignamente leggete tutta la notizia, scoprirete che anche qui siamo alle soglie del processo in Cassazione. Insomma, se sei giovane e tenti di togliere vigliaccamente una vita o se la togli davvero, la deresponsabilizzazione del singolo perché “suddivisa” all’interno del gruppo obbligherebbe la Società a propendere per le scontate tesi difensive “Non sono dei criminali. Credo che dobbiamo dar loro un’altra possibilità”. E’ una formuletta della difesa che va bene in entrambi i casi … Ma queste notiziole proprio sotto Pasqua non fanno per me … meglio lasciare la parola ai “Iuris Legumque Periti” che ne sanno una più del diavolo e magari sapranno darmi una nozione semplice comprensibile di “criminale” più convincente e completa di quella che trovo nel dizionario del Devoto Oli. Questi pentimenti e queste dichiarazioni della difesa a ridosso della Pasqua lasciano quanto meno perplessi: mi sbaglio o una richiesta di perdono sincero, è un fatto privato? Quando è pubblico, la mia malignità lo confina nell’opportunismo.

Un commento »

  • Fulvio Sguerso scrive:

    E’ vero: pentirsi, propriamente parlando, significa provare un dolore interiore e un bisogno che non dà tregua (tanto da togliere il sonno) di riparare in qualche modo al male commesso. La sincerità del pentimento si misura anche – ammesso che si possano misurare i moti dell’anima – con la volontà e quasi il desiderio di espiazione, quindi di accettare il giusto castigo, la debita pena, insomma la sofferenza di cui il pentito ha bisogno come del pane e dell’acqua per sopravvivere e per ottenere il perdono in primo luogo della propria coscienza. Perdono tanto più difficile quanto più il pentito acquista la coscienza, la sensibilità e il sentimento della sofferenza che ha provocato con il suo, o i suoi, delitti. Non che la sofferenza del colpevole possa mai compensare la sofferenza delle vittime, ma almeno è il segno dell’autenticità del pentimento. Altra questione è la capacità o la possibilità di valutare dall’esterno l’intensità del dolore interiore provato da chi si dichiara pentito. Certo che se il pentirsi è finalizzato a uno sconto di pena………

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