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Bersani, croce amara

Inserito da on 3 aprile 2010 – 09:21No Comment

Michele Ingenito

 

In epoca pasquale ogni croce è d’obbligo. C’è quella del Papa, che esorta ad ignorare il diritto, quindi la legge, sull’uso della nuova pillola antiabortiva RU486. E c’è quella di Bersani, “processato” dal suo PD, causa il passo lungo di Berlusconi alle regionali. I fatti del Papa è bene che se li gestisca il diretto interessato. Quelli di Bersani, invece, meritano se non l’assoluzione, tanta, ma tanta comprensione. E’ pur vero che, di solito, come dicevano i romani dell’antico impero, “le pulci magre mordono con più ferocia”. Ma, nella circostanza, a quelle magri se ne associano anche altre ben più pingui in casa-PD. La batosta più significativa il leader romagnolo del secondo partito nazionale l’ha presa nel Lazio. Perdendo una regione altamente simbolica sul piano dell’immagine nazionale ed estremamente forte su quello elettorale. Ma di chi è la colpa? E’ sempre brutto citare i “colpevoli”. Ci asteniamo, quindi, da un tipo di ricerca che non ci piace e non ci appartiene. Tuttavia, una qualche osservazione d’istinto bisogna pur farla. Chi ha creato quel gran c…..che si chiama scandalo-Marrazzo? Un uomo del PD. Chi ha fatto precipitare i consensi nella roccaforte laziale? Sempre Marrazzo. Come si sarebbe potuto recuperare in immagine e credibilità alla vigilia di una tornata elettorale così importante nel contesto creato? Chi poteva suggerire ad un illuso Bersani strategia giusta per neutralizzare gli effetti del disastro annunciato? Al suo interno e della stessa coalizione nessuno si è fatto avanti. Non a caso, a sconfitta avvenuta, sono cominciate le cantilene per individuare colpe e colpevoli. Tutti bravi stavolta. Nessuno escluso. Vien quasi da pensare che l’unico che avrebbe potuto aiutarlo sarebbe stato proprio Berlusconi. Ma Bersani non ha ritenuto di consultare il Cavaliere per il consiglio giusto per uscire indenne dal putiferio, salvare la faccia ed imporre un candidato vincente. Candidato di partito che non c’è neppure stato, figurarsi se vincente. Suvvia, gli italiani masticano molto di più di quanto non si pensi la politica. E più “frittate” gigantesche alla Marrazzo mantengono la freschezza, più gli elettori se ne ricordano al momento giusto. Che, nel caso specifico, si sono chiamate elezioni regionali. Croce pesante, quindi, per il povero e simpaticissimo Bersani, davvero un uomo bravo e mite, per colpe altrui interne al PD più che sue.  I suoi tanti accusatori, esposti o meno che siano, avrebbero potuto suggerire da subito la strategia per vincere le regionali. Nessuno l’ha fatto. Stupido e prematuro, allora, gettare la croce sul capo all’indomani dell’insuccesso. Forse perché l’atmosfera è quella giusta. E va bene. All’uovo di latte hanno preferito regalargli quello fondente. Amaro e, diversamente dal prodotto naturale, assai meno godibile. Bersani farebbe bene a distribuirlo in parti uguali tra le sue pulci. Silenzio strategico, invece, in casa-Fini. Casa politica, s’intende. L’ennesimo successo di Belusconi e dei fortissimi alleati della Lega Nord cuce la bocca al leader di quella che fu Alleanza Nazionale. Il trio Berlusconi, Bossi, Fini si ricompatta di ufficio, senza pubblicità. Perché, in prospettiva, hanno da guadagnarci tutti. Il primo se ne andrà alla Presidenza della Repubblica con poteri nuovi e più forti; il secondo terrà duro politicamente nelle terre di conquista, il terzo si “accontenterà” di Palazzo Chigi, benché secondo al futuro onnipotente inquilino del nuovo Quirinale. L’abbiamo già sottolineato in passato. Al Cavaliere resta un’ultima soddisfazione. Salire sul Colle massimo. Una soddisfazione di vita, più che altro, alla quale non può rinunciare. Raggiungere il monte Olimpo e chiudere in bellezza i conti della politica. Poi, dopo qualche settennato magari, potrà farsi anche baciare dalle Bahamas o da un qualsiasi altrove nel mondo. Ma, oggi come oggi, prima di tutto e su tutti, c’è la vetta massima come irrinunciabile prospettiva. Bisogna pur capirlo in fondo. Anche, se non soprattutto, sotto il profilo psicologico. Come hanno fatto in gran parte gli italiani con questa nuova ondata di consensi.

 

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