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“L’unica vita che avevo”:tossicodipendenza nel romanzo di Limone

Inserito da on 27 marzo 2010 – 06:00Un commento

“L’unica vita che avevo” di Benny Limone.Il racconto trae spunto dalla personale esperienza dell’autore come sociologo presso centri di recupero per tossicodipendenti e vuole essere un modo per sfatare molti dei luoghi comuni sul problema della droga e, soprattutto, sulle comunità terapeutiche. La storia è scritta in prima persona, ma non è autobiografica e nemmeno appartiene a qualcuno in particolare dei ragazzi conosciuti dall’autore. Ci sono in essa episodi appresi durante gli anni di volontariato, vicende personali, racconti, il tutto inquadrato nel percorso di vita del personaggio principale e dei suoi amici. L’ambiente non è quello degradato dei tossici di strada e la vicenda parte da un viaggio in treno, l’inter-rail, così in voga negli anni ’80, che dovrebbe costituire, per il protagonista e il suo migliore amico, il coronamento del loro sogno di evasione dalla realtà un po’ provinciale della cittadina in cui vivono, nonché la grande avventura di fine liceo. Attraverso vicende impreviste e a volte anche drammatiche, finisce invece per segnare il loro addio all’adolescenza, condizionandone in modo decisivo tutta l’esistenza. La droga è sempre presente sullo sfondo, ma il percorso di vita è considerato nella sua globalità, con gli amori, le feste, le corse in moto, il rapporto con la famiglia; una trama che si dipana su un binario di apparente normalità, fino all’inevitabile crollo e la conseguente necessità di affrontare i problemi mai risolti. Nell’ottica dell’opera, che affronta un argomento difficile con la forma leggera del racconto, anche la comunità di recupero è considerata principalmente dal punto di vista dei ragazzi che la vivono, delle loro storie e delle loro interazioni, mentre l’aspetto terapeutico è soltanto accennato.Il romanzo sottolinea come la tossicodipendenza sia più un problema dell’anima che del fisico e come accomuni persone con vissuti e modi di essere apparentemente opposti che, una volta inserite in un contesto diverso dalla strada, riescono ad essere amiche e a lottare per un obiettivo comune.E’ anche un inno alla vita, un invito ad amarla e apprezzarla anche quando non è proprio come l’avremmo voluta o quando ci pare che sia finita, perché ne abbiamo una sola e c’è sempre la possibilità di recuperarla e respirarla nella sua pienezza. Berardino “Benny” Limone è nato a Mercogliano (AV) il 10/11/1965, laureato in Sociologia presso l’Università degli Studi di Salerno, Master Universitario in Economia presso lo stesso Ateneo, esperto di Comunicazione Pubblica ed Istituzionale, ha prestato sevizio come operatore professionale presso vari centri di recupero per tossicodipendenti ininterrottamente dal 1996 al 2008. Ha pubblicato diversi articoli sul tema delle tossicodipendenze e delle comunità terapeutiche ed anche la tesi di laurea verte sullo stesso argomento. Attualmente presta servizio presso la Giunta Regionale della Campania. E’ al suo primo romanzo.

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