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I primi tre mesi del Presidente Caldoro

Inserito da on 27 marzo 2010 – 00:00No Comment

Aurelio Di Matteo

Certi della vittoria di Stefano Caldoro, riteniamo utile proporre i temi da affrontare con urgenza nei primi tre mesi di attività prima delle canoniche vacanze agostane. Lo facemmo lo scorso anno per l’On. Edmondo Cirielli, tre giorni prima del risultato elettorale, e fu successo. Con medesima titolazione, lo rifacciamo ora per il candidato alla Presidenza della Regione Campania e non potrà essere che un altro successo.In campagna elettorale si è posto giustamente l’accento sulla grave situazione in cui versa la Sanità, ma questo è settore troppo incancrenito e complesso per soluzioni rapide, senza guasconerie di facciata. Richiede tempi celeri ma non brevi, ponderazione e condivisione, monitoraggio e articolazione di interventi. Da subito, però, basterebbe avviare e programmare l’implementazione di una Carta Regionale dei Servizi, attraverso la digitalizzazione di tutto il settore, uno strumento informatico che consentirebbe agli operatori e alla governance della sanità di monitorare costantemente la spesa sanitaria, pianificare gli acquisti e verificare eventuali problematiche. I cittadini avrebbero a disposizione il fascicolo sanitario elettronico, una cartella sanitaria virtuale sempre aggiornata, e potrebbero usufruire senza muoversi da casa di tutti i servizi della pubblica amministrazione, a cominciare dalla banalissima ricetta elettronica. Già ampiamente operativo in Lombardia, unica regione italiana che ora è imitata anche all’estero, un tale sistema, oltre a dare la possibilità di tracciare in tempo reale e in ogni fase di programmazione il quadro epidemiologico della popolazione, consentirebbe la condivisione delle informazioni tra operatori, dai medici di base ai pediatri di famiglia, dai farmacisti agli specialisti ambulatoriali e alle strutture socio-sanitarie, facilitando il rapporto e il dialogo tra operatori e utenti finali. Per la sanità sarebbe un buon inizio di cambiamento, lasciando in pace medici, primari e manager, ai quali bisogna piuttosto chiedere conto del loro operato in termini di efficienza, di efficacia e di competenza. I settori nei quali si potrà fare qualcosa con immediatezza (tra l’altro settori strategici per il rilancio complessivo della Regione) sono quelli del Funzionamento istituzionale e burocratico, del Turismo e della Formazione professionale. Nel primo caso si tratta di ridare alla Regione la funzione propria di pianificazione e programmazione, delegando agli Enti locali, più vicini ai cittadini che ne potrebbero chieder conto, il compito attuativo coerente con il principio di sussidiarietà verticale. In coerenza si dovrà intervenire rapidamente sullo Statuto e sui Regolamenti sia per snellire e accelerare determinazioni e attuazione sia per ridare al Consiglio il suo ruolo di controllo. Un primo atto significativo ed emblematico potrebbe essere la delega alle Province delle competenze necessarie per attuare le linee programmatiche e realizzare le opere non strategiche per l’intera Regione, accompagnandola dal ripristino e dall’effettivo funzionamento periodico della Conferenza permanente Regione-Province.  Nell’ambito del riequilibrio generale tra Giunta e Consiglio e tra Regione e Province, acquisterebbe valenza prioritaria la delega della Formazione professionale, contestualmente alla definizione di una Legge quadro di riordino di tutto il settore, attesa da dieci anni, nella quale siano fissati gli standard dei percorsi dell’offerta di istruzione e formazione professionale (durata, articolazione, obiettivi generali e specifici di apprendimento, modalità di certificazione delle competenze e riconoscimento dei crediti formativi, standard professionali); elencati e classificati i percorsi di qualifica e di diploma in rapporto alle aree, alle figure ed ai profili professionali; determinati i principi con i quali disciplinare il sistema unitario di istruzione e formazione professionale, quale insieme dei percorsi funzionali all’assolvimento del diritto dovere e all’obbligo di istruzione, di formazione superiore; strutturati e articolati i percorsi biennali, triennali e di quarto anno del secondo ciclo, di formazione tecnica superiore, nonché di specializzazione, formazione continua, permanente ed abilitante. La Campania è l’unica Regione che ancora non ha provveduto a darsi una Legge quadro per l’Istruzione e Formazione professionale nonostante la modifica al Titolo V della Costituzione risalga al 2001! Analogamente è accaduto per il settore del Turismo, dove la Campania è scivolata sempre più verso il fondo della classifica a fronte delle enormi risorse impegnate, meglio sarebbe dire sprecate!Questo l’altro settore sul quale si potrà intervenire significativamente nei primi tre mesi, modificando sostanzialmente il Disegno di Legge proposto, soprattutto per eliminare il forte centralismo che lo caratterizza. La Campania può vantare un’offerta turistica di enorme valore, ma diversa da provincia a provincia, con aree territoriali con propria specifica identità. Una legge organica non può non tenere conto delle diverse filiere turistiche. Affidare interamente alla Regione la programmazione turistica significa svuotare il ruolo degli Enti locali e delle Associazioni territoriali, sostituendo il centralismo statale con quello deleterio e burocratico di una Regione, magari sempre più napolitanizzata. Si tratta di prevedere l’attivazione di Distretti turistici all’interno dell’articolazione dei Sistemi Turistici Locali, contestualmente ad un Sistema di coordinamento che eviti sprechi di risorse e possa costituire uno strumento operativo per ridurre il gap tra le aree tradizionalmente vocate al turismo (Pompei, Paestum, Napoli, Caserta, Costiera amalfitana, Costiera cilentana) e Zone interne, che presentano attrattori altrettanto significativi se integrati con quelli classici, strutturando “prodotti” e non proponendo “cartoline”, che ormai guarda solo qualche sparuto turista. A tal fine non occorre molto tempo per dare vita ad un’Agenzia, a costituzione pubblica e privata, e ad un Osservatorio Regionale per il Turismo. Si tratta di creare uno spazio, reale e virtuale, di concreta governance che riesca a coordinare i vari settori che interferiscono nel Turismo, sia per razionalizzare i fondi, allo stato dispersi in mille rivoli, sia per proporre misure multilaterali convergenti: dalle infrastrutture alla formazione, dal monitoraggio alla comunicazione, dalle alte professionalità alla cultura locale, dal parroco titolare di un sedimento religioso al grande manager titolare di un’impresa specifica, tanto per citare alcuni degli aspetti che interagiscono con lo sviluppo turistico.

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