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Cave, abusivismo, aereoporto=business

Inserito da on 24 marzo 2010 – 00:00No Comment

Aldo Bianchini

Ogni lettore riterrà di avere qualche esempio emblematico da citare, giacché l’adozione di rimedi peggiori dei mali sembra essere diventato uno sport collettivo. Di male in peggio e dalla padella nella brace sono vecchi adagi divenuti molto attuali, specialmente nelle scelte della Regione Campania e, più in dettaglio, nelle attività estrattive di materiali inerti. Nel mondo delle cave ad una situazione di disordine è seguito semplicemente il caos: ai dubbi i divieti, alle difformità gli abusi. Una situazione che grazie a mendaci affermazioni e vuoti proclami è solo apparentemente sotto controllo. Invece è volutamente diventata, in buona parte, anarchia totale, senza controllo alcuno, vietando quel poco che veniva prima effettuato. Un’assenza delle istituzioni che appare strumentale, se non addirittura voluta. Ai lacunosi controlli delle forze dell’ordine gli imprenditori si accompagna il comportamento illegale degli imprenditori. Eppure il P.R.A.E. (Piano Regionale delle Attività Estrattive) nella sua concezione non è male, infatti contiene strumenti e indicazioni notevoli che potrebbero garantire un vero governo di tali attività, indirizzandole verso una gestione oculata del territorio ed una generale rinaturalizzazione del siti di cava. L’evidenziazione non è casuale, anzi è fermamente voluta, perché essa é la grande tradita. L’orrendo misfatto. Già indicata come obiettivo della L.R. 54/74 è stata ripresa con vigore dal PRAE, eppure essa è totalmente disattesa e dimenticata. l siti di cava a mezza costa (quegli orrendi scempi visibili ai piedi delle montagne che si possono osservare dalle nostre autostrade), ancorché autorizzati ad uno strumentale e frainteso recupero ambientale, sono la cosa più lontana che si possa immaginare rispetto alla rinaturalizzazione di un sito degradato da pregresse attività estrattive. Potrà sembrare assurdo ma quando prevarrà il buon senso, se mai prevarrà, sarà necessaria una nuova legge e un altro piano per rinaturalizzare ciò che oggi è stato “recuperato ambientalmente”. Infatti i recuperi ambientali, in attuazione o programmati, prevedono la realizzazione di gradonature enormi con tagli della roccia ingegneristicamente squadrati, con cadaverica rigidezza e uniformità a simulare sinistri loculi di una natura sfigurata. Per fiori alla natura defunta, sifilitiche alberature sofferenti, che mai potranno svilupparsi adeguatamene e mascherare (ammesso che il mascheramento possa ritenersi sufficiente) siffatta barbarie umana. Orrori approvati da dirigenti e funzionari di tutti gli enti coinvolti che, ovviamente, hanno dimostrato di essere privi della benché minima sensibilità ambientale. Gli esempi sono innumerevoli e sotto gli occhi di tutti, basta guardarsi intorno. Una terra dove “sorridere volle il creato“, per colpa di scellerati, arroganti e presuntuosi burocrati, funzionari, responsabili e dirigenti, è costantemente violata e insozzata. Eppure i rimedi veri, quelli che guariscono, anzi migliorano e offrono grandi opportunità, sono ben noti. Cosa s’intende per rinaturalizzazione di una cava e quali siano le modalità per attuar1a sono concetti ampiamente chiariti. Necessitano solo di persone aperte e sensibili, convinti della giustezza delle nuove metodologie per guarire il “male cave”. I megagradoni e gli attuali recuperi ambientali sono un falso ideologico, un danno evidente al bene comune rappresentato dall’ambiente e dalla naturalità. Ciò che veramente manca alla classe dirigente campana è il coraggio di osare in nome del bene comune. Manca il coraggio di pensare. Giovani dirigenti campani, rimedi peggiori dei mali e anche per oggi non si vola. Che fine hanno fatto le persone capaci di impegno sociale, i “guerrieri’” della pubblica amministrazione, quelli con gli ideali ed il sacro rispetto della cosa pubblica? Lo illustreremo nella prossima puntata.

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