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La forza di un leader

Inserito da on 23 marzo 2010 – 09:382 Comments

Angelo Cennamo

La manifestazione del 20 marzo scorso, a Roma, sembra aver rilanciato un Berlusconi in affanno per il pasticcio delle liste regionali e per l’inchiesta della procura di Trani. Numeri a parte, il colpo d’occhio di piazza San Giovanni, già consacrata all’elettorato rosso-viola, non ha lasciato dubbi sulla riuscita dell’evento, da molti giudicato rischioso oltre che inopportuno. Le cronache più autorevoli riferiscono di un Berlusconi populista o “capopopolo”, alle prese con un repertorio fin troppo collaudato : “La magistratura politicizzata, la stampa di sinistra, gli spionaggi delle procure e le tasse che la sinistra aumenterebbe se ritornasse al potere”. Sul palco con Berlusconi, oltre ai silenti candidati del centro destra, è salito l’amico Bossi, ma non Gianfranco Fini. La defezione del presidente della camera è parsa a molti come un eccesso di zelo dai pochi precedenti, più che un’omissione dovuta. Era già capitato, infatti, a Casini, Pivetti e Bertinotti, prendere parte a manifestazioni di partito, senza per questo essere accusati di scarso stile istituzionale. Ma non è la prima volta che Berlusconi ha dovuto fare tutto da solo. Alla vigilia delle politiche del 2006, tra lo scetticismo di Casini e dello stesso Fini, il Cavaliere dovette adoperarsi in prima ed unica persona per recuperare i dieci punti che lo davano in svantaggio rispetto al centro sinistra di Prodi. L’impresa fallì per pochissimo. Per Prodi, che vinse alla camera ma pareggiò al senato, si aprì una stagione tormentatissima, fatta di delicati squilibri, ricomposti il più delle volte con il voto dei senatori a vita. La riuscita manifestazione di sabato, a piazza San Giovanni, rinvigorisce le aspettative del premier e ne consacra il carisma di unico vero leader. La campagna elettorale, infestata dai ricorsi al tar e al consiglio di Stato, è solo agli inizi, ma la presenza ingombrante e roboante di Berlusconi è già servita a reinvertire la rotta, e a ridare fiducia ad un elettorato, quello del Pdl, rimasto spiazzato e disorientato dal pressapochismo di taluni funzionari e dal solito tira e molla con le toghe rosse. A Berlusconi restano tre anni di legislatura ed un pacchetto di riforme sul tavolo. Lui ci crede, il suo popolo pure.   

 

2 Comments »

  • puro di cuore scrive:

    L’analisi, forse, è eccessivamente ottimistica, alla luce degli eventi delle ultime settimane (se non degli ultimi mesi) che hanno riguardato lo schieramento del centrodestra provocando l’irritazione sia del premier sia di tanti sostenitori del PdL e che si possono sintetizzare come di seguito:
    a) approssimazione e mancanza di professionalità nella presentazione delle liste (Lazio) che si rifletteranno in un danno oggettivo in termini elettorali;
    b) miopia nella definizione delle alleanze (Puglia) che porteranno ad una immeritata vittoria del Centrosinistra: sia la Poli Bortone sia il candidato PdL, da soli, sono perdenti contro Vendola;
    c) conflitti interni sempre più feroci (Fini vs Berlusconi oppure, localmente, Cirielli vs Carfagna ecc.).
    Sul punto a) il premier avrebbe acquisito consensi se, invece di attaccare il sistema, avesse ammesso di essersi affidato a degli emeriti imbecilli per la presentazione delle liste nel Lazio.
    Orbene, se l’irritazione del premier è comprensibile e giustificata, non può sottacersi che la sua imprudenza e istintività nelle esternazioni gli costerà non poco in termini di consensi. Attaccare costantemente e violentemente la magistratura è una strategia che non paga.
    Tutto questo basta per arrivare alla conclusione che il confronto elettorale è apertissimo e che l’esito è tutt’altro che scontato. In termini concreti:
    Puglia e Basilicata resteranno al centrosinistra;
    Toscana, Umbria e Calabria probabilmente idem c.s.;
    Lazio, Campania e Piemonte sono fortemente in bilico.
    Che cosa resta?
    Conclusione: quella che sarebbe stata una tranquilla affermazione elettorale si risolve in un feroce confronto all’ultimo…voto. Ciò senza alcun merito della sinistra e per esclusiva responsabilità (o, meglio, irresponsabilità) del premier e degli uomini del suo entourage.
    Se lo schieramento del centrodestra non conquisterà almeno tre regioni in più, ciò segnerà, probabilmente, l’inizio di una parabola discendente.
    Sono convinto che l’estensore dell’articolo è d’accordo con me.

  • Angelo Cennamo scrive:

    Condivido la sua analisi. In particolare il caos per la presentazione della lista nel Lazio ( in Lombardia si è scoperto che non c’era alcuna responsabilità). Anche il mancato accordo con la Poli Bortone, in Puglia, è stato per il Pdl un errore marchiano. In Campania, i conflitti interni e talune candidature, che giudicherei inopportune, possono complicare oltremodo la sfida con De Luca. In Calabria, Scopelliti potrebbe farcela. Lascio ad altri le innumerevoli chiavi di lettura dei risultati di lunedì prossimo.
    AC

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