Home » Spiritualità

Madre Serafina Pisa e l’arcangelo San Michele- 1^ parte

Inserito da on 22 marzo 2010 – 00:00No Comment

don Marcello Stanzione

 Il 17 marzo 1699, oltre 310 anni fa, moriva a Capri la monaca carmelitana madre Serafina di Dio. Come scrive il prof. Raffaele Vacca nel suo bellissimo libro “ il mulino di Suor Serafina”, la monaca carmelitana fondatrice di sette monasteri di clausura, di cui due a Capri: “ Dal tempo della sua morte terrena le virtù ed i meriti di Suor Serafina non sono stati dimenticati, anche se talvolta sono stati aggrediti da malevoli venti e rabbiose piogge, ed anche se, più spesso, sono stati avvolti da artificiali nebbie”. Quando, nel 1623, il mercante Niccolò Antonio Pisa lasciò i suoi affari a Napoli e se ne ritornò a Capri con la seconda moglie Giustina ed i figli, tra i quali c’era Prudenza che aveva due anni, essendo nata il 24 ottobre 1621, nell’isola c’erano due cappelle dedicate a San Michele. Una era a Capri, l’altra ad Anacapri. Entrambe erano poste su una rupe, Le congiungeva un’ideale diagonale. La cappella di Capri si trovava sulla collinetta di Cesina, dapprima chiamata Monte Sant’Angelo e poi Monte San Michele. Era sorta quasi certamente nella cisterna di una costruzione grecoromana, tra il settimo e l’undicesimo secolo, come dimostrano i resti di affreschi nell’abside. La cappella di Anacapri si trovava sulla rupe sovrastante il termine della Scala Fenicia e la porta d’ingresso in Anacapri, davanti all’inizio della stradina che conduceva al Castello or denominato Barbarossa. Era stata costruita sui ruderi di una villa romana.Spesso, mentre nutriva la sua vocazione, attendendo il tempo propizio, Prudenza, dopo essere discesa da Capri a Marina Grande, saliva la Scala Fenicia, che per i suoi biografi era di cinquecentoventi gradini, e raggiungeva la  cappella di San Michele, dove pregava e faceva tutto quello che le era possibile per contribuire a mantenerla pulita e decorosa in onore del Santo Arcangelo che ella tanto amava e venerava. Prudenza Pisa, dopo aver rifiutato nel 1641 di sposarsi con il ricco Simone Gil, come voleva il padre, aveva quasi quarant’anni quando, il 23 aprile 1661, mentre inginocchiata pregava in attesa della comunione nella Chiesa del  Carmine in Napoli, vide apparirle Gesù  e la Madonna. Questa le diede la tonaca di lana marrone, che aveva nelle mani, dicendole di non dover andar mai scalza come le teresiane. Poi pose sulla tonaca la cappa bianca, presa dalle mani  di un bellissimo giovane angelo, che le era vicino, aggiungendo che sarebbe stato l’abito di tutte quelle che sarebbero entrate nel suo Monastero. Prudenza comprese che era venuto il tempo di attuare la vocazione, che per alcuni decenni aveva alimentata in sé. Riunì le tre giovani che avevano espresso il desiderio di seguir con lei la vita religiosa e, come educande, le due cugine delle quali lo zio paterno don Ottavio Pisa era tutore, ed il 19 maggio decise di ritornare insieme con queste a Capri, dove le avrebbe attese, per unirsi a loro, Anna Alfano. Prima di partire si recarono a sentir la  Santa Messa in una cappella, attigua all’abitazione di don Ottavio che poi le  accompagnò a  Capri insieme con don Giuliano, fratello di Prudenza. La cappella era dedicata a San Michele. Dopo dieci giorni, trascorsi nella  casa di Prudenza, nella serata del 29 maggio, festività dell’Assunzione, la piccola comunità si trasferì nella Casa Sanfelice, messa a disposizione da Romanico Antonio Di Leo, che era stato varie volte sindaco di Capri. L’Oratorio fu dedicato  al Santissimo Salvatore. L’9 settembre avvenne solennemente la vestizione monastica. Il 2 ottobre 1661 la comunità si trasferì in processione nella casa, in condizioni precarie, che don Marcello Strina, zio di Prudenza e parroco di Capri, morendo di peste, aveva lasciato alla nipote, con l’obbligo che diventasse “casa di ritiramento o monastero”. Era composta da sei camere a pianterreno, cinque al primo piano con una sala ed un orto contiguo. Mentre viveva in questa casa, nel giorno della Presentazione della Beata Vergine, a Prudenza sembrò che le si spalancassero le porte del cielo. Vicino al trono di  Gesù vide San Michele in sembianze umane. Aveva un aspetto maestoso, grave ma piacevolissimo. Il suo volto risplendeva come un sole, le vesti  erano tempestate di gemme, segno dei suoi doni e delle sue mirabili prerogative.

Lascia un commento!

Devi essere logged in per inserire un commento.