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Angeli con le ali spezzate

Inserito da on 20 marzo 2010 – 05:10No Comment

Giovanna Rezzoagli

L’obitorio dell’ospedale San Martino di Genova è molto grande. Come in tutti i luoghi di sofferenza vi si alternano silenzi assordanti o pianti silenziosi. Lo conosco bene l’obitorio del più grande complesso ospedaliero d’Europa, è un luogo gelido anche in piena estate. In questi giorni di fine inverno ha accolto la salma di un piccolino di soli otto mesi, Alessandro. Di questo neonato si è occupata la stampa a livello nazionale, perché è l’ennesima vittima della violenza che si è consumata tra le mura di casa. Alessandro è stato ucciso la notte dello scorso martedì, per la sua morte in carcere sono finiti la sua mamma ed il suo convivente. Il “SECOLO XIX” ricostruisce ed aggiorna quotidianamente la terribile fine del povero bimbo, vittima degli adulti, certo, ma anche della droga, dell’indifferenza di tanti. Alessandro piangeva perché aveva fame, chi lo ha ucciso lo voleva far tacere. La cocaina ha trasformato la mamma in assassina? Ha reso il suo compagno ancora più insofferente verso il bambino, tanto da ucciderlo? L’inchiesta darà le risposte. E la Liguria si confronta con il secondo infanticidio in poco meno di un anno. Gabriel ad Imperia nel 2009, Alessandro a Genova nel 2010, ma non si può dimenticare la piccola Matilda Borin di Vercelli, o la piccola Maria Geusa di Perugia, e tanti altri. Tutti vittime con in comune madri che al loro bene antepongono rapporti con uomini sbagliati, tutti figli di donne che affidano i loro piccoli a mostri senza scrupoli. E’ molto difficile accettare che una madre possa rendersi colpevole o complice della morte di un figlio, e allora si cercano spiegazioni ad ogni costo: malattie psichiche, tossicodipendenza, disagio sociale. Nessuno si sofferma a riflettere che l’essere madre non vuol dire automaticamente amare le proprie creature. L’istinto materno esiste, ma esiste anche l’alessitimia, ovvero l’incapacità di provare sentimenti. Gli infanticidi sono in aumento in tutti i Paesi più benestanti, non solo in Italia. I perché sono da ricercare in tantissimi ambiti, ma una riflessione sull’egoismo imperante, sulla superficialità che spinge tanti a mordere la vita, nonché sulle devastanti conseguenze dell’abuso di sostanze stupefacenti, non può che essere utile.

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