De Luca e Di Pietro
Siamo giunti quasi alla chiusura di una campagna elettorale spigolosa, caratterizzata dagli atteggiamenti e dai monologhi spocchiosi e solitamente sprezzanti nella forma e vuoti nella sostanza di un candidato non voluto dal suo stesso partito e meno che mai dall’area di sinistra. Alla fine un Di Pietro, che non è né di sinistra né di destra e lontanissimo dal centro, ma che scimmiotta le vecchie espressioni di un Mussolini d’accatto (cacciare a pedate nel sed..! ed altre simili), dimenticando il suo finto “moralismo giudiziario”, ne ha benedetto la candidatura e lo ha imposto a tutto il centrosinistra “sorvolando” su qualche trascorso nelle aule del tribunale. Qualcuno si è chiesto: perché? Le prime due risposte attengono alla comunanza di forma e di stile. Entrambi usano un lessico, che è anche sostanza, spiccio e senza articolazione logico-sinattica, tipico degli aspiranti caudilli sudamericani; entrambi proclamano una cosa, ne hanno pensata un’altra e ne realizzano (quando capita!) un’altra ancora, giocando a fare i solitari guasconi sempre “contro” qualcuno.Ma la risposta vera è nella logica e nella tattica di Di Pietro, nel suo obiettivo strategico ultimo: diventare l’unico leader della sinistra costringendo il PD all’oscuramento e alla ripetizione pedissequa di comportamenti e soluzioni, di imporsi come punto di riferimento di alternativa al centro destra, sfuggendo alle procedure proprie della dialettica politica che caratterizza le società pluralistiche e democratiche. Furono questi la logica, lo stile, gli atteggiamenti, i proclami e la strategia che nel primo dopoguerra caratterizzarono la crisi delle Istituzioni e l’ascesa al potere di un uomo solo e la perdita delle garanzie democratiche. Allora il tutto avvenne con la “distrazione” delle forze istituzionali preposte a salvaguardare l’integrità del sistema democratico, che con il loro strabismo di fatto si schierarono dalla parte dell’incipiente dittatura e ne accompagnarono l’ascesa. E ora? Ci sono anche adesso frange delle Istituzioni assenti e “distratte” o solo eventuali forze economico e politiche esterne al sistema democratico, come la tradizionale analisi marxiana ha insegnato? È ovvio che l’obiettivo di De Luca, per il momento, è più modesto: diventare punto di riferimento del suo partito, quel Partito Democratico che, pur volendolo, non è riuscito a dirgli di no per i noti dissidi interni e, ad eventuale vittoria conseguita, essere in quel partito l’unico interlocutore di Di Pietro per egemonizzare, in una “spartizione” politica a due, tutto il centro sinistra. È ovvio che con questi atteggiamenti e con questi propositi politici, il Programma di un qualsiasi candidato, sia a livello nazionale sia a quello regionale e locale, ha poca importanza perché tutto è centrato sulla singolarità personale che, domani, non avrà da dare conto ai cittadini di ciò che attuerà. Come dire: rivolgetevi a me e io sarò la soluzione! Ma quale? Che importa! Importante è acquisire il potere! Il Programma è un optional che può esserci e non esserci, cambiare dalla sera al mattino e secondo del luogo nel quale si parla: una cosa la si dice nell’incontro con i signori della Confindustria altra con gli operai in cassa integrazione, altra ancora con i dipendenti pubblici, altra ancora con i giovani. Ad Avellino o a Benevento sono da “privilegiare” le aree interne, dimenticando ciò che per anni è stato espresso contro di esse e i suoi esponenti istituzionali; a Napoli si parlerà di centralità, di “città europea”, omettendo la decennale lotta contro di essa e, ad un tempo, credendo che i compiti regionali siano quelli di sindaco di una città; a Salerno infine, come sproloquia da un “ventennio”, ripeterà la solita solfa e lo stucchevole ritornello, che ne farà l’avanguardia della Campania. Ma a Salerno parlerà dopo che ha infarcito di slogan senza programma piazza del Plebiscito, quando il silenzio elettorale non consentirà a nessuno di ripetere le cose che dirà, magari sui ruderi di quella che fu la spiaggia di Santa Teresa e l’area circostante. E a Caserta? Lì è meglio “non dire”: ci sono le elezioni provinciali e poi non è quella, da sempre, “terra di ..lavoratori”? Il Programma? Solo questo: sarò io il Programma! Per esemplificare guardiamo a due settori, per i quali ritorneremo con puntuali proposte. Per la Sanità, a fronte di un disastro campano senza limiti, con una spesa la più elevata e servizi essenziali i più carenti, De Luca non sa dire altro che questo: manterrò io la delega e ci saranno nomine di manager non “politicizzate”. Come se Bassolino e gli altri non avessero detto la stessa cosa da anni! Come a dire: chi oggi è stato escluso da nomine, potrà sperarne di averne da me! E poi? In che modo i cittadini avranno un servizio adeguato e sarà eliminato il colossale deficit, questo non si sa, perché non c’è uno straccio di proposta. Per il Turismo, vero settore strategico dell’economia della Regione, quando ha tentato una proposta ha saputo dire soltanto una cosa senza senso, che non esiste né potrà mai esistere: faremo della Campania un Distretto turistico! Ha dimenticato di dire che i suoi amici, a cominciare dai due omonimi uscenti Valiante, uno per altro Vice di Bassolino, e dall’altra sua replicante eco, l’uscente Carpinelli, dopo dieci anni dalla modifica al titolo V della Costituzione, che attribuiva alle Regioni la competenza esclusiva del settore, non hanno provveduto, unica regione in Italia, ad approvare una Legge quadro per il Turismo. E senza di essa non potrà esistere una politica campana per il Turismo. Forse nella concitazione elettorale De Luca lo ha “dimenticato”.Ecco perché Di Pietro e De Luca non potevano se non incontrarsi, e nemmeno a Teano ma a Roma, senza prefigurare né uno straccio di Programma né una Campania credibile. Un comune obiettivo non crea un programma né una diversa comunità, ma solo la richiesta di un atto di fede per indeterminate soluzioni affidate ad un uomo solo nella più ampia discrezionalità.



Complimenti!!!
Hasta No Crescent e No Vela di Salerno
Comprendo il livore che il sig. Di Matteo esplicita nei confronti della premiata ditta Di Pietro-De Luca.
Sarebbe stato utile,almeno,conoscere quale, tra i candidati, possa essere in possesso di quelle doti, mancanti nel duo sopra menzionato,utili a risolvere le problematicità della regione per gli anni a venire.
Forse che nessuno abbia le qualità necessarie ?
Sarebbe stato curioso saperlo!!
Cordialmente!!
Ottimo articolo. Potrebbe titolarsi: “De Luca, le programme c’est moi !”. In effetti l’unica cosa che sa proporre agli elettori è la sua boria e la sua arroganza.
Al signor Carmine Erra, che ringrazio per l’attenzione avuta verso il mio articolo, vorrei solo precisare che non ho alcun “livore” verso De Luca, come nei confronti di chiunque altro politico ddella stessa parte o dell’altra. In politica si fanno ragioanmnti e riflessioni, critiche e condivisioni. Chi fa politica il “livore” è da cercare altrove, forse tra il popolo VIOLA o similare!
Quanto alla “curiosità” è presto soddisfatta: quelle doti li ha il candidato che propone l’ascolto del territorio e dei cittadini, il dialogo e la collegialità, la competenza e il merito, e non l’arroganza autorefenziale della discrezionalità. Veda lei chi è?
La rispsota è nella storia di ognuno!
Cordialmente
Aurelio Di Matteo
Nel commento c’è qualche errore di battuta dovuto alla fretta: me ne scuso!
Aurelio Di Matteo
ok, caro Aurelio,accetto la critica : bando al livore!
Mi dica almeno per chi si schiera, ne guadagneremmo in chiarezza.
Cordialmente
Carissimo Carmine,
perchè non era chiaro l’identikit?
Tra l’altro ho militato nel PSI fino al 1993, dove ho avuto il piacere di conoscere il padre.Ho avuto successivamente modo di apprezzare l’attività di Stefano Caldoro come vice-Ministro della Moratti con delega all’Università. L’equilibrio e la competenza, il rispetto dell’altro e la sensibilità per le sue ragioni, la serenità con cui colloquia e la conoscenza dei problemi,le soluzioni concrete che propone, più che la consonanza politica, mi hanno indotto a sceglierlo, convinto che saprà ridare democrazia ed efficienza alla Regione Campania.
Ecco chi scelgo! Ma a Salerno lo sanno tutti con chi sono! Tra l’altro sono circa dieci anni che scrivo su CRONACHE e sempre dalla setssa parte, che è quella della DEMOCRAZIA e non dell’Autoritarismo, quasi sempre becero e spocchioso.
Grazie dell’attenzione.
Cordialmente.
Aurelio Di Matteo
COMPLIMENTI AL SIG. AURELIO DI MATTEO.
CONVENGO CON LEI.
VINA MORRA
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