Lo stupro in rete
Ci sono donne che avranno ricevuto, come nella migliore tradizione, fiori e mimose. Ci sono donne, bambine, ragazze, che avranno ricevuto uno schiaffo. Morale o materiale, o più probabilmente entrambi. Ci sono donne che saranno diventate madri, altre che si saranno (forse) accorte di aver generato figli senz’anima ne cuore. Ci sono donne che avranno sorriso alla vita, altre che avranno serrato i denti. Per vivere, per sopravvivere. Donne, ragazze, bambine che avranno subìto molestie, che saranno state picchiate, che saranno state stuprate. Nel corpo, nell’anima. Altre che avranno rivissuto quest’esperienza che segna per la vita. Alcune avranno giustizia, altre non avranno mai la possibilità di denunciare. Alcune non oseranno mai confessare di aver subìto violenza, perché ancora troppe volte la nostra società emancipata lascia passare il messaggio che se vieni stuprata sotto sotto te la sei cercata. Per documentare con fonti accessibili a tutti questo mio articolo, ho voluto semplicemente cercare sul motore di ricerca Google il termine “stupro”, con la segreta speranza che tra le spire della rete ci fosse un minimo di decenza, che il marcio dell’animo umano si nascondesse ben oltre la prima pagina, utopistico sperare verso il fondo dei circa 867.000 risultati visualizzati. Non si va oltre il primo risultato, ove campeggia tra immagini di disperazione e violenza un dissacrante dipinto che raffigura un volto femminile con il seno al posto degli occhi e l’inguine al posto della bocca. Andiamo oltre e troviamo le successive quattro voci piuttosto ben articolate, compresa quella rappresentata da Google video. Al sesto posto troviamo la voce “stupro” classificata da un noto sito italiano che si autodefinisce come “ironico-satirico”. I successivi risultati trattano l’argomento con serietà e rispetto. Il lettore si chiederà per quale ragione mi soffermo proprio su una voce della cosiddetta enciclopedia “priva di qualsivoglia contenuto”, ebbene paziente lettore, lo faccio perché un contenuto la frase usata in questo sito per definire lo stupro c’e l’ha, eccome. Forse non per il lettore quadratico medio che visita quel sito umoristico, ma per ogni donna che è stata stuprata il contenuto c’è, eccome se c’è. E’ lo schiaffo il pieno viso che si riceve al solo pensiero che un essere umano possa ridere o scherzare sui lividi, sulle lacrime, sulle ferite nel corpo e nell’anima di migliaia di donne nel mondo, ora, adesso, subito. Probabilmente queste mie affermazioni feriranno lo spirito goliardico di chi ha promosso e gestisce questo sito, pazienza, il nostro è un Paese in cui le opinioni sono libere ed è giusto che sia così per tutti, per loro come per me, anche se ciò dovesse comportare il ricevere minacce o atti intimidatori per la mia persona. Ognuno porta le proprie ferite nel corpo e nella mente. Mi rendo conto che proprio le persone che si divertono a dileggiare i propri simili sono spesso le prime a non sopportare il confronto, specie se avviene senza nascondersi dietro l’anonimato. Leggo e riporto fedelmente la definizione satirica di stupro che si trova in rete: “Lo stupro è la pratica di divertimento maschile più usata nel mondo occidentale.Per le donne la cosa è un po’ diversa perché sono molto suscettibili e la giudicano come una violenza. Ricordiamo che dicevano lo stesso anche del rugby e dei pretzel… Attenzione: Tenere lontano dalla portata dei bambini. “ “Lo stupro non è violenza è sesso a sorpresa.” Da una donna che non rimane indifferente di fronte alla sofferenza, mi costi quel che mi costi.


Se avete fatto una battaglia contro Nonciclopedia, tanto vale che lo dichiarate. Io vi sto commentando da semplice utente che ogni tanto scrive un articoletto penoso.
Ps: sto usando il mio vero nome. Se volete vi do anche l’indirizzo.
Penso che nessuno possa e debba scherzare su cose come lo stupro, neppure Nonciclopedia. A tutto deve esserci un limite!
La rete: una miniera di pietre preziose, se usata bene; un ricettacolo di sterco, tuttavia, se usata in modo improprio. Alle tante persone che ogni giorno si impegnano per il progresso dell’Umanità, molte si contrappongono (come è sempre accaduto, del resto).
Questa non breve premessa per ribadire che esiste almeno un’altra persona, oltre all’autrice dello scritto, che “non rimane indifferente di fronte alla sofferenza”.
Grazie alle due Commentatrici, sono sicura che persone che non rimangono indifferenti in giro ce ne sono, coraggio, pazienza e perseveranza. All’intuitivo e precoce Eugenio Bruno che cita Nonciclopedia, presumo a ragion veduta visto che se ne dichiara partecipante, e che ricordo molto bene essere Autore di un commento ad un articolo di mio figlio, commento in cui conclama essere suo coetaneo (13 anni!), consiglio di far leggere il mio articolo a sua madre, è sempre bello imparare dai propri figli, specialmente se hanno dei contenuti da esprimere in così giovane età.
Cordialmente
Giovanna Rezzoagli
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