Home » > Primo Piano

Pierro: Bertolaso, curia, dimissioni e scomuniche

Inserito da on 7 marzo 2010 – 09:59Un commento

Aldo Bianchini

Se dovessi riaffermare che il capo della curia salernitana (che nell’ultimo messaggio quaresimale annuncia che il 26 aprile al compimento del 75° anno di età come consuetudine per i prelati vuole rassegnare le dimissioni) ci stupisce per lo “strabismo” abituale che mostra quando “pontifica”, non direi nulla di nuovo. Nuovi invece sono i fatti che rendono quasi “sfacciato” il suo modo diverso di giudicare a seconda che guarda ad extra cioè fuori dal circolo della chiesa o che guarda ad intra cioè al suo interno. Prendo spunto da due episodi che a riguardo la dicono lunga e ben provano la mia teoria. Il primo è accaduto la settimana scorsa quando rilasciando un’intervista a Pontifex il vescovo disse che il dott. Bertolaso capo della Protezione Civile coinvolto in un’indagine di scandali e poca chiarezza sulla gestione del delicato incarico avrebbe fatto bene a rassegnare le dimissioni per meglio potersi difendere dalle accuse e per aiutare la fiducia di chi guarda all’operato della Protezione Civile. Si può essere in accordo o meno sul giudizio di Mons. Pierro,  si può essere tentati o meno dal dubbio che il suo dire che gli avvisi di garanzia sono i nuovi strumenti del demonio sia un tentativo autoreferenziale per porsi come un bersaglio del demonio e quindi cadere nel vittimismo, ma una cosa è certa, lascia perplessi e dirò a breve il perché. L’altro episodio è il rinvio dell’udienza che si sarebbe dovuta celebrare il 5 Marzo 2010 del processo penale a carico del cancelliere del tribunale ecclesiastico Lorenzo Grimaldi al 9 luglio. Ecco il nocciolo della questione. Quando Mons. Pierro guarda fuori dalla chiesa giudica e invita alle dimissioni per nobili motivi, quando guarda al suo interno dimentica e passa oltre. Mi spiego meglio non indulgendo sulla mia sfacciata chiarezza. Per coerenza di pensiero e di morale ritengo che soprattutto per un vescovo il giudizio verso il prossimo debba essere fondato sulla chiara testimonianza personale, dunque per poter invitare in modo credibile Bertolaso alle dimissioni avrebbe dovuto darle anche lui all’inizio delle sue vicende legali proprio per le stesse motivazioni a cui richiama il capo della protezione civile e cioè per potersi meglio difendere e non intaccare la fiducia nella chiesa salernitana. O no? A questo aggiungo un’altra considerazione. Se proprio volesse chiudere gli occhi su se stesso, cosa umanamente comprensibile, legittima per l’autotutela, e di gran moda oggi nella politica e nelle questioni giudiziarie, perché li chiude anche su altre vicende come quelle del cancelliere del tribunale ecclesiastico il cui tenerli aperti invece potrebbe quanto meno dare una minima credibilità al suo pontificare? Lorenzo Grimaldi allo stato non è un indagato, ma è sotto processo per un reato che nella chiesa dovrebbe fare inorridire cioè la diffamazione. Secondo alcune testimonianze rese ai magistrati garantiva “trattamenti preferenziali” a chi si rivolgeva a suoi amici, diffamava in modo pesante un noto avvocato indicando di rivolgersi ad altri  professionisti magari anche non iscritti all’albo come l’avvocato che lo difende in sede penale che patrocina anche in sede canonica. Se dunque Mons. Pierro invita alle dimissioni Bertolaso perché non le pretende da un suo dipendente che è già oltre l’avviso di garanzia trovandosi in fase avanzata di un processo? E perché non invita alla stessa conclusione il presidente del tribunale Mons. Michele Alfano su cui quanto meno si potrebbero addensare nubi di malgoverno o di tacito consenso all’operato del cancelliere? Come sempre dico la risposta prima o poi giungerà. Non vorrei però che fosse possibile intravvederla su quanto giovedì 4 marzo 2010 ha affermato il procuratore capo del tribunale di Salerno Franco Roberti intervenendo alla presentazione del libro “I preti e i mafiosi. Storia dei rapporti tra mafia e Chiesa Cattolica” scritto da Isaia Sales. Il parere di Roberti è sconvolgente, afferma infatti che le organizzazioni criminali non avrebbero potuto raggiungere il potere di cui godono se le alte gerarchie ecclesiastiche avessero da tempo opposto ad esse perentorie e nette scomuniche. E Sales rincara la dose e precisa ancora di più il suo pensiero affermando che tali scomuniche se fossero state dirette agli affiliati del potere criminale oggi le organizzazioni  criminali non sarebbero così radicate. Non sarebbe il caso di iniziare ad applicare questi principi, partendo proprio dall’Arcidiocesi di Salerno? I giudizi del suo capo qualche dubbio lo impongono.

Un commento »

Lascia un commento!

Devi essere logged in per inserire un commento.