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Benedetti bamboccioni!

Inserito da on 5 marzo 2010 – 07:202 Comments

di Rita Occidente Lupo

Ragazzi non cresciuti, quelli a pane e Nutella, nei giorni scorsi fustigati dall’alacre Brunetta! Bamboccioni pigri nel lasciare le pareti domestiche e nel muoversi autonomamente nella società. Comodo poltrire senza responsabilità, quando si hanno le spalle coperte! E la famiglia, nel suo ruolo chioccia, spesso artefice dell’imbacuccamento psicologico dei figli. Di qui il vespaio di polemiche che ha scortato queste ennesime dichiarazioni del Ministro, mirate a “svezzare” pupi stagionati. Il problema, che i bamboccioni non sanno dove andare. O, meglio, non hanno sufficienti mezzi economici per vivere da soli. Malgrado oggi la spnta ad una vita da single sia sempre più pressante ad una certa età. A 18 anni, sostiene Brunetta, uscio aperto e valigie. Ma quando non si ha lavoro, i tetti costano sempre troppo ed il carovita strozza con le utenze quotidiane, il misero compenso che il governo vorrebbe elargire, pulviscolo!!! La verità è che il nostro Paese ha fame di lavoro: si ha voglia di dire che, se si vuole, si trova ogni sorta occupazionale; la manodopera immigrata al nero, coniugata all’industrializzazione, hanno stringato gli spiragli lavorativi. E le liste, quelle che un tempo passavano per le burocrazie dell’ufficio di collocamento, dilatate a dismisura. Bamboccioni lo si diventa anche per necessità: per carenza di autonomia economica. Zelante Ministro, non è togliendo ai padri il minimo, che si rendono autonomi i figli, ma creando effettive condizioni di lavoro, che partano almeno una volta tanto dalla meritocrazia e non dal clientelismo politico! E questa, caro Brunetta…è sempre la stessa storia!

2 Comments »

  • Salvatore Ganci scrive:

    Ma non è che l’abolizione dell’ingiusto “servizio di Leva” ha reso i giovani sempre più annoiati? Tanto da trovare validi riferimenti solo nel sabato sera, quasi che avessero almeno studiato seriamente e produttivamente tutta la settimana? (ma avrà sbagliato l’OCSE)…
    Il servizio di Leva era ingiusto perché i soliti imboscati e le “ragazze” ti soffiavano i posti migliori mentre tu per 15 maledetti mesi dovevi lavorare (serio e sodo) per avere quei desiderati permessi di “36 ore”/”48 ore” di libertà. Molti sono stati condizionati da servizio di leva (volenti o nolenti): almeno hanno imparato come si sta al mondo in una comunità (le regole erano semplici e chiare). I giovani si annoiano? Ma perché non ripristinare un bel “servizio dileva militare/civile obbligatorio per tutti (ragazze incluse)? Via, un po’ di “reazione fisica” a tenere puliti i sottoboschi non ha fatto mai male a nessuno e qui si fa un servizio socialmente utile (e non futile).
    Ma soprattutto, era il servizio di Leva che, volenti o nolenti rappresentava il taglio definitivo con lo stato di appartenenza alla famiglia d’origine. Non ricordo “bamboccioni” (almeno quanti sono oggi) nei primi anni ’70. L’idea della “mininaja” è quanto di più comico il Ministro La Russa abbia fin’ora prodotto.

  • Personalmente ho il sentore che l’Italia stia attraversando decenni difficili , sia per i giovani e lo loro famiglie, che per l’intera società.Il mio modestissimo pensiero su i cosiddetti “bamboccioni” si traduce con parametri un po’ diversi, anche se in primis, accetto il pensiero del dottor Ganci circa il servizio militare.
    Del resto, credo che sia tutto un po’ azzardato discutere su questo penoso argomento senza addentrarsi nella storia, nella nostra storia degli ultimi sessantanni.:
    Ho avuto gia modo di dire da qualche parte che un tempo moltissime famiglie erano costrette a vivere in monolocali , senza bagno, senza luce e senz’acqua. I giovani dovevano portare i loro guadagni dei miseri lavori che facevano ai loro genitori; così, i giovani, dopo il servizio militare si sposavano e andavano ad abitare in un altro monolocale che, ovviamente era a prezzo contenuto. Formavano, così, le loro famiglie, proliferando a più non posso. Tanto, la donna era prettamente casalinga. Dopo la famigerata guerra iniziò il benessere per tante famiglie; si costruirono palazzi con appartamenti di tre, quattro e più stanze. Iniziò presto la corsa alla compra di beni stabili. Si compravano appartamenti bene ammobiliati come se fossero divenuti quasi tutti “Principi”. I figli incominciarono ad essere avviziati: mandati tutti a scuola per soddisfare ciò che loro, genitori, non avevano potuto godere nella vita. Li pasciavano, li nutrivano e non gli imparavano neppure un mestiere. Ecco perchè, passando gli anni,tanti giovani , vivendo ” nel ventre della vacca” annusarono la possibilità di fare i “bamboccioni”, anche perchè la vita da sposati iniziava a incombere , economicamente e pesantemente sulla loro eventuale autonomia. Oggi, alla fine, è divenuto un serio problema, sia per i giovani ( tanti di loro divenuti egoisti) che per tanti genitori che, magari, hanno avuto mano leggera nei confronti dei propri figli. Darei la colpa soprattutto al modo di civiltà che ci siamo imposti: Perchè non si sono costruiti anche monolocali con servizi? Ad una coppia di sposi non sarebbe bastata una stanza con accessori onde rendere l’affitto accessibile? Questo è , secondo me, il vero problema che costringe i giovani a non sposarsi.
    Cordiali saluti.

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