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L’altruismo: virtù in esclusiva agli “umani”?

Inserito da on 28 febbraio 2010 – 00:004 Comments
Giovanna Rezzoagli

Intuitivamente, tutti sappiamo che cosa si intende per “altruismo”. Questo termine deriva dal francese altruisme (dal latino alter ed il francese autrui, altrui), fu coniato dal filosofo Auguste Comte nel lontano 1830 per indicare la tendenza opposta all’egoismo. L’altruismo venne inserito dallo psichiatra statunitense George Vaillant tra i meccanismi di difesa maturi, nella tabella di classificazione e di ripartizione di questi fondamentali agenti della vita intrapsichica che viene appunto chiamata “Tabella di Vaillant”. La condotta di tipo altruistico può essere una sincera manifestazione di un reale interesse verso il benessere e la cura dell’Altro, sino a giungere al sacrificio o la subordinazione dei propri bisogni rispetto quelli altrui, ma può anche essere una modalità comportamentale finalizzata a soddisfare un bisogno narcisistico, una sorta di egoismo sublimato e mascherato: è in quest’ultima accezione che si classifica l’altruismo come meccanismo di difesa. Interessanti studi a cura di John Darley e di Bibb Latanè, psicologi sociali statunitensi, hanno permesso di evidenziare che i comportamenti altruistici sono molto più frequenti, da parte di un soggetto, in contesti in cui sono presenti più persone rispetto a quando egli è solo. Tale fenomenologia prende il nome di “effetto del passante”. In etologia si parla di altruismo finalizzato alla sopravvivenza della specie, in rapporto alle dinamiche genitori-figli. Da oggi è corretto affermare che si parlava in questi termini in rapporto alla condotta altruistica nel regno animale. Uno studio recentissimo apparso su “Ecology Letters”, evidenzia come i primati siano capaci di gesti spinti dalla reciprocita’ e non solo dalla parentela. Questa era un caratteristica che si riteneva esclusiva dell’uomo. La ricerca si è sviluppata grazie alla collaborazione tra Istc-Cnr e universita’ di Liverpool. E’ opinione comune che l’atteggiamento altruistico fra animali e’ possibile solo tra ‘imparentati’, ma lo studio dimostra che certe dinamiche si attivano anche senza legami di parentela. Esattamente come avviene per l’animale uomo. Un ulteriore tassello che accorcia le distanze tra i cosiddetti esseri inferiori e il genere umano, un ulteriore avallo delle ormai universalmente accettate teorie Darwiniane, un ulteriore affondo a tutte quelle “teorie” o sedicenti tali sulla presunta superiorità dell’animale uomo, che pur dotato di capacità logico-analitiche più sviluppate rispetto alle altre creature viventi, sul piano dell’intelligenza emotiva ha ben poco di che gloriarsi rispetto alle altre specie ritenute “inferiori”.

 

 

4 Comments »

  • Giulio Caso scrive:

    Gentile Giovanna, riporto un episodio visto in Tv:
    I coccodrilli avevano accerchiato un cucciolo di animale erbivoro (forse un cerbiatto) che non poteva fare altro che gemere (stavo per dire piangere); un ippopotamo si lanciò di corsa, facendo allontanare i coccodrilli con la sua mole e salvando l’animaluccio; poi tutto soddisfatto torno alla sua pigra occupazione.

  • Gentile Giulio, di pure che piangeva quel cucciolo, sarà stato terrorizzato. Come un ragazzino accerchiato da un gruppo di bulli, come le tante persone che subiscono violenze ed angherie in mezzo alla folla. Ogni tanto qualche umano si comporta come quell’ippopotamo, tante volte si gira dall’altra parte. In quanto ad intelligenza emotiva abbiamo da imparare, in alcuni casi anche in merito ad intelligenza comunemente intesa. Grazie per il commento.Cordialmente
    Giovanna Rezzoagli

  • Fulvio Sguerso scrive:

    A quanto pare l’animale-uomo si distigue sempre mano dagli altri animali. Un tratto distintivo tra i più evidenti e celebrati dovrebbe essere ancora quello della parola; ma quando questo dono (o dote) così prezioso viene usato come arma contundente da animali parlanti ma non pensanti, viene in mente che anche certi uccelli “parlano” (oltre a cantare, che è persino meglio). Nietzsche, tramite Zarathustra, diceva che un tratto distintivo dell’animale uomo è la vergogna, ma se ascoltasse o leggesse discorsi o commenti di animali parlanti (e scriventi)di oggidì, ne dubiterebbe. Chi ha detto: “Lo stile è l’uomo”? Ecco, ciascuno ha lo stile che si merita, né più né meno. Proprio come i tratti del viso, il timbro della voce e i meccanismi di difesa e offesa. Magari senza neanche sospettarlo. Chi non sa mettersi nei panni altrui, come saprà di essere nei propri? Crederà di saperlo, ma non vedrà che un’mmagine riflessa sull’acqua o sullo specchio, e tratterà le ombre come cose salde. E, alla fine, chi si contenta gode. Non è vero, Giovanna?

    Il tuo collega ascoltante e (si spera)pensante Fulvio

  • Caro Fulvio, tu ascolti col cuore e pensi col cervello, ma sei uomo in grado di fare viceversa. Sai che non è da tutti. In questi nostri giorni amari in tanti pensano che l’immagine sia sostanza, temo con rammarico che sia vero in tanti casi. Noi sappiamo, non per supponenza, ma per mera evidenza che l’immagine è illusoria e fuggevole. Gli animali parlanti e scriventi a due zampe sono sempre meno pensanti, sempre più soli (e difatti si raggruppano spesso per disperazione). forse hai ragione Fulvio, chi si contenta gode, ma per quanto?
    La tua collega sempre più disillusa e sempre meno illusa.

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