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L’Italia che credevamo sepolta

Inserito da on 19 febbraio 2010 – 05:00No Comment

Giovanna Rezzoagli

Il male si annida in molti anfratti. Sa nascondersi meticolosamente. E’ capace di rimanere in letargo per lunghi periodi, aspettando i tempi a lui favorevoli. Come un virus, patogeno dell’animo umano, resta latente sino a che non trova un veicolo che gli permetta di riprodursi in modo esponenziale. E’ ciò che sta accadendo oggi, adesso, nel nostro Bel Paese. Piccola italietta che si scopre amaramente etnocentrica, diffidente, chiusa. Febbricitante di razzismo, endemico come la malaria negli anni pre-bonifica, curato con palliativi tentativi di coniugare tradizione ed accoglienza. La caccia al diverso: un male che non si riesce a sradicare dalla nostra superba cultura, troppo autoreferente per vaccinarsi con una robusta dose di umiltà e di pietas. Proprio come un uomo magicamente convinto di essere immune alla più banale influenza che poi si ammala e si ritrova colpito dalla broncopolmonite per non essersi sottoposto ad una banale vaccinazione. Forse in pochi si aspettavano che l’Italia degli anni duemila fosse tragicamente simile a quella del dopoguerra, dove lo straniero di turno era quello che veniva da un’altra regione. Quando apostrofare un proprio connazionale “terrone” non era reato, ma vagamente folkloristico. Quando il pregiudizio regnava sovrano e si alimentava di disprezzo e paura. Nell’Italia del secolo XXI ci si scopre fintamente più acculturati, formalmente più emancipati, drammaticamente ancora affetti da pregiudizi che sempre si alimentano di disprezzo e paura. Forse in pochi si aspettavano che il termine “terrone”, ormai promosso ad insulto e come tale sanzionato, ancora avesse la stessa valenza dispregiativa di cinquant’anni fa. Tant’è. Su quell’eloquente esempio della povertà intellettuale di oggi, nonché della smisurata solitudine dell’uomo moderno, che è Facebook, nasce  (ovviamente da ignoti, non dimentichiamo che la cattiveria unita all’ignoranza genera spesso vigliaccheria allo stato puro) un gruppo di illuminati sull’origine divina del dissesto idrogeologico causa di tanta sofferenza in Calabria e Sicilia. Il TGcom di oggi riporta in evidenza frasi tratte dalla pagina del diffusissimo social network, frasi durissime da leggere, come questa: “Quelli che credono che Dio esiste e che stia punendo, con il diluvio, i terroni calabresi e siciliani facendo scivolare le loro terre in mare. Sperando in una pioggia eterna, gli Italiani”. Per amor di giustizia è opportuno significare che sono nati anche nove gruppi che riuniscono persone che contestano le “argomentazioni” di questi moderni sostenitori delle teorie teodicee più retrograde. Resta un profondo disagio nello scoprire che non siamo un Paese frammentato “solo” da tematiche economiche, politiche e culturali. Resta la paura che il male si stia risvegliando nella sua essenza più intensa, veicolato da una tecnologia sterile e vuota. Resta l’evidenza che un’Italia che credevamo sepolta, in realtà non è mai morta.

 

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