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Salerno: Cepis…per non dimenticare!

Inserito da on 10 febbraio 2010 – 00:00No Comment

Patricia Luongo

 Il CEPIS ricorda tutti gli italiani che sono morti scaraventati nelle foibe, durante il governo di Tito. Infatti  ritornano le commemorazioni del 10 febbraio, la “Giornata del Ricordo”, evento dedicato ai martiri istriani, giuliani e dalmati. Giornata commemorativa voluto dal Parlamento italiano,  che è stata dedicata alle foibe, all’esodo di migliaia di italiani e alla morte dell’ultimo questore di Fiume italiana, Giovanni Palatucci.  Alle ore 10:00 di giorno 10 febbraio sarà celebrata la santa messa in suffragio  delle vittime militari, religiose e civili presso la chiesa dell’Immacolata, in Piazza San Francesco. Il rito sarò officiato  da sua Eccellenza Arcivescovo Metropolita Monsignor Gerardo Pierro, saranno presenti alla messa i rappresentanti delle autorità civili, religiose e militari e gli alunni delle scuole del salernitano. Alla fine della funzione religiosa tutti i presenti saranno invitati  a presenziare agli “Onori ai Caduti” ai piedi della lapide  che li ricorda presso il Liceo Classico Torquato Tasso di Salerno. L’evento dedicato agli italiani di Fiume, ai martiri istriani, dalmati e giuliani è stato voluto e realizzato dalla Professoressa Miriana Tramontina Ivone che è il presidente del CEPIS ( Centro per la pace nel mondo, per l’infanzia e per lo sviluppo ); la Tramontina è anche il presidente dell’Associazione Nazionale Guerra di Liberazione, ed è anche delegata provinciale  dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia, Istria e Dalmazia. La Tramontina è una testimone diretta degli  avvenimenti storici che hanno caratterizzato la storia italiana ed europea del secondo dopoguerra. È testimone di quel periodo storico che è rimasto oscuro ai più per decine di anni. Il questore di Fiume Palatucci era amico di sua zia. La Tramontina inoltre in questo periodo sta dando vita a degli incontri informativi presso numerose scuole del salernitano per portare testimonianza di tale periodo storico ai ragazzi che  ignorano gli avvenimenti accaduti durante il secondo dopoguerra.  Quando è stata realizzata la prima messa in suffragio ai martiri istriani, dalmati e giuliani organizzata dal CEPIS? La prima messa è stata celebrata ancora prima di quando è stata istituzionalizzata  la giornata del ricordo, evento che viene celebrato il 10 febbraio di ogni anno. La data è stata istituzionalizzata nel 2004. La  prima messa è stata celebrata nel 1995. Come nasce il desiderio di ricordare questi eccidi che hanno caratterizzato il secondo dopoguerra?Abbiamo voluto ricordare gli eccidi che non avrebbero mai dovuto verificarsi nella storia. Chi parteciperà alle celebrazioni previste per il prossimo 10 febbraio?La manifestazione sarà realizzata in presenza dei figli, dei nipoti degli infoibati.  Questo evento è servito per raccontare  le emozioni che si possono sentire nel momento  in cui venivano narrate, noi siamo a conoscenza  di un infoibato che è sopravissuto all’orrore delle foibe. Di chi si tratta?Si tratta di Graziano Udovisi. Lui è stato l’unico a sopravvivere alle Foibe. Udovisi ha avuto il coraggio di raccontare la sua storia, la sua tragica esperienza solo 60 anni  dopo; perché lui ogni giorno ricordava quei momenti terribili. Lui è riuscito a sopravvivere perché si era buttato dentro una foiba prima che qualcuno gli sparasse. Grazie a questo atto  è riuscito a sopravvivere.  Non ha raccontato prima la sua storia perché non riusciva  dimenticare l’attimo in cui ha avuto il coraggio di gettarsi  prima che i Druzi gli sparassero. Qual è il riscontro che si ha con il pubblico attraverso questa manifestazione? Positivo. Noi vogliamo parlare ai giovani. La manifestazione del 10 febbraio oltre che ricordare  coloro che sono morti nelle foibe, desideriamo ricordare l’ultimo questore della Fiume italiana Giovanni Palatucci, che morì il 10 febbraio a Dachau; in quanto non deve essere dimenticate le opere di un uomo che ha salvato non solo ebrei ma anche perseguitati politici. Palatucci va ricordato soprattutto poiché,  come questore reggente di Fiume, si è rifiutato di fuggire dalla città di Fiume come facevano gli altri funzionari. E’ molto nota e toccante la frase  che Palatucci ha riferito ad un suo amico: “Fino a che la bandiera italiana sventolerà al di fuori di questo ufficio io rimarrò qui per difenderla e difendere lo Stato italiano.” Come reagiscono i ragazzi durante i suoi interventi dove narra loro la storia di Fiume e l’epilogo tragico che ha avuto? Ho notato che in qualsiasi incontro con i giovani o studenti delle scuole, questi  prestano viva attenzione a quanto io riferisco  perché avere  il contatto con le persone  che hanno vissuto momenti come quelli della dittatura di Tito  vengono ascoltati proprio perché descrivono la realtà non conosciuta.  Non dimentichiamo che i libri  di storia  hanno dedicato poche righe  ad avvenimenti che sono durati anni,i quali sono stai causa di un esodo  di 350.000 persone giuliano-istriano-dalmate che hanno abbandonato tutto pur di restare italiani. Altri libri invece hanno saltato quegli avvenimenti storici narrati soltanto dalle persone che li hanno vissuto. I ragazzi ascoltano in rispettoso silenzio le cose e gl avvenimenti dei quali nessuno aveva mai raccontato loro.       

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