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Visconti: il convertito di padre Alfonso De Simone

Inserito da on 8 febbraio 2010 – 00:00No Comment

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Incredibile la scomparsa di Giovanni Visconti. Quasi in silenzio, con quel sorriso che portava a spasso per il corso, stringendo la mano agli amici che incrociava ai tanti conoscenti che conoscevano le sue iniziative. Sempre ben curato nell’aspetto, dopo aver collaborato con amici politici, la riflessione che la politica,  stagione effimera, lascia ben poco. Il suo incontro con il cappuccino padre Alfonso De Simone, gli mutò il corso esistenziale. Come lui stesso amava riferire, essendosi convertito alla fede cattolica grazie ad un uomo, che sapeva metter a proprio agio, incarnando il Vangelo senza eccessivi rigori. Un messaggio sbriciolato soprattutto per i duri di cuore: questo De Simone, vissuto all’ombra delle mura della Madonna dell’Eterno di Montecorvino Rovella. Dopo il decesso del cappuccino, lo zelo di Visconti missionario, nel volergli tributare il giusto riconoscimento ecclesiale. La febbrile attività di diffusione della figura di padre Alfonso, insieme alla richiesta d’una piazza, antistante il Convento, da inserire nerlla toponomastica. Entusiasta e soddisfatto, il plauso anche delle  autorità cittadine, che gli tributarono la tenacia di riuscire ad andare fino in fondo nelle cose. Così come per la Fontana delle Paparelle, che oltre dieci anni or sono divenne l’emblema di una tutela architettonica, che Salerno rischiava di lasciarsi scippare da Napoli. Visconti era tutto qui: tra famiglia e sociale, pronto al sorriso semplice, come alla passegiata quotidiana senza pretendere nulla d’eccezionale. Capace di saper sorridere, secondo quei valori che oggi rischiano d’essere affogati da nuove mode. Cattolico e vicino agli ambienti ecclesiali, più volte Visconti a San Giovanni Rotondo, per far sì che anche i più scettici, potessero avvicinarsi alla fede, tramite l’esempio di San Pio da Pietrelcina. Il suo cuore, del quale parlava con molta naturalezza, senza mai lamentarsi eccessivamente, non ha retto: s’è fermato mentre aveva ancora da completare l’opera di padre Alfonso, come mi confidava proprio recentemente. Ora, da lassù, senza dubbio il capuccino che l’ha accolto in vita, gli ha teso le braccia per la salvezza! Buon viaggio Gianni!

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