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Una serata in pizzeria, tra profumi e calore umano

Inserito da on 6 febbraio 2010 – 00:00No Comment

Antonio Pirpan

Il locale è a piano terra, piccolo, soffitto alto, otto tavoli e forno “a vista”, dove ardono cocci di quercia, legna ideale per cuocere la pizza: non fa fumo e sprigiona un calore intenso e costante. Chiedo una “Marinara” che, insieme alla  Margherita, rappresentano le due “classiche” napoletane. I pescatori la mangiavano al mattino, a colazione, prima di prendere il mare. “Lei è di buona bocca”, cinguetta la simpatica biondina, occhi celesti e gambe da sballo.”Sa, mi piace quel profumo intenso di origano, capace di scatenare il logos”, spiego. Mi guarda come se avessi parlato cinese, e passa al tavolo accanto, dove quattro giovani discutono della Salernitana. “Se quest’anno ci salviamo, mi trasferisco all’estero”, annuncia il più giovane. Di lì a poco, la ragazza torna per apparecchiare. Su l marmo nudo, una forchetta, un coltello seghettato, mezza minerale, un tovagliolo e un bicchiere di carta. Quasi niente. Sembra pensierosa. Istintivamente, cerco di farla parlare e scopro che studia “Economia” all’Università di Fisciano, e che ha grande  nostalgia della famiglia e del paesino cilentano da cui proviene. Non vede un grande avvenire davanti, ma non dispera: “L’importante è fare qualcosa”, dice con sano realismo. Intanto, dalla mia postazione, vedo il soffitto a cupola che è diventato completamente bianco, e che la brace è stata spostata sul fondo. E’ il momento. La pizza, guarnita di pomodorini, aglio, olio e origano, è già pronta sulla pala di legno, e il pizzaiolo, con mossa lenta ma decisa, la spinge all’interno, facendola scivolare, docile, sul pavimento, dove viene investita da quattrocentottanta gradi di caloria. Che strazio! Guardo l’orologio; sono passati trenta secondi. Il maestro muove il “disco”, questa volta con la pala metallica, operando un paio di manovre rotatorie, attende altri trenta secondi, e il miracolo è compiuto. Quando mi arriva davanti, la vedo così bella, fumante, dilatata, di un soave colore brunastro, che quasi mi viene da piangere. “Dicono che mangiare troppo faccia male agli anziani”, insinua la biondina. Mi sento scoperto. Poi, mi guarda e aggiusta il tiro: “Ma lei è così giovanile”. Esco  con il morale alle stelle, e i succhi gastrici di un ventenne. Potenza di una lusinga femminile!

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