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Salerno: al Teatro delle Arti “Otello”

Inserito da on 6 febbraio 2010 – 06:00No Comment

Il balletto tragico per eccellenza, che già due secoli fu considerato il kolossal nel mondo della danza, segna il secondo appuntamento della VI Stagione di Balletto promossa al Teatro Delle Arti dal CDTM (Circuito Campano della Danza) diretto da Mario Crasto De Stefano.Lunedì 8 febbraio (ore 21), la rassegna prosegue ospitando il Balletto di Roma impegnato nella rilettura dell’ “Otello”, nuova produzione per l’ensemble a firma del famigerato coreografo Fabrizio Monteverde (lo spettacolo sarà poi proposto anche a Napoli per Danza d’Autore il 1 marzo). Dopo il notevolissimo successo di critica e pubblico riscosso nelle scorse stagioni con il suo Giulietta e Romeo, il Maestro del dance-drama “post romantico” si cimenta in una nuova rivisitazione ispirata al testo shakespeariano. Un’esplorazione contemporanea e provocatoria della tragedia, una narrazione danzata che mira a svelare ed esaltare le pulsazioni della passioni che si celano dietro la ragione, piuttosto che a ripercorrere la storia. LO SPETTACOLO Il racconto si consuma in un moderno porto di mare, una scelta mirata di Monteverde a voler chiarire la sua personale intuizione: se Otello è davvero un ‘diverso’, un outsider, non tanto per il colore della pelle quanto per il suo essere ‘straniero’, è anche vero che la banchina di un porto è una sorta di ‘zona franca’, un limbo dove si arriva o si attende di partire, un coacervo di diversità dove, per il continuo brulicare del ricambio umano, lo straniero, il diverso non esistono. Allo stesso modo, la forte presenza del mare – che qui non viene relegato, come nel testo di Shakespeare, ad un suggestivo sfondo di Venezia o Cipro – suggerisce i segreti della passione e la loro tempestosa ingovernabilità, gli slittamenti progressivi e inevitabili nei territori proibiti del piacere, della gelosia e del delitto. Il protagonista è un dominatore che, imbrigliato nel triangolo mai equilatero Otello – Desdemona – Cassio, sottomette quest’ultimo e soggioga la donna, figura non più angelicata come nel racconto originale, ma creatura volitiva, passionale e sensuale. La trama funge solo da fil rouge per unire le situazioni erotiche e le numerose danze di insieme. Suggestionato anche da atmosfere cinematografiche (esplicito è l’omaggio a Querelle de Brest di Fassbinder) il coreografo-regista lascia confluire tutto nel tragico finale, nel quale la violenza deflagra nell’omicidio della donna, vittima sacrificale di intrighi, giochi di prevaricazione erotica e di subdoli legami psicologici. Pertinente anche la scelta musicale, lo spartito languido e sensuale di Dvoràk, che qui trova una sua perfetta collocazione fungendo da sottile contrappunto ironico all’azione dei personaggi.

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