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“ Scassambrello“

Inserito da on 6 febbraio 2010 – 00:006 Comments

Periodo di maltempo con pioggia e raffiche di vento. Camminando per strada si notano centinaia di ombrelli, rotti e abbandonati. Una signora mi ha detto che un “ferro” (sic!) di ombrello le ha sfiorato l’occhio, ad un altro signore un ombrello volante gli ha tolto il cappello. Un pericolo schivato e un danno riparabile, ma poteva andare peggio. Ma perché non li fanno più robusti questi ombrelli? I “ferri” non sono tali somigliando più alla carta stagnola; le cuciture sono fatte con cotone scadente;  all’incrocio dei “ferri”, ove si concentrano le maggiori pressioni, manca la guarnizione di raccordo; le punte sono coperte da guarnizioni che subito rinunciano al loro compito protettivo. Insomma non c’è la minima possibilità che resistano ad alcuna folata di vento. Costano poco, questi ombrelli, e valgono ancora meno; oltretutto sono pericolosi e costituiscono, poi, rifiuti ingombranti. A quanto le norme sugli standard minimi per la fabbricazione degli ombrelli?

Giulio Caso

 

 

6 Comments »

  • Gentile Dottor Caso, complimenti per l’argomento, insolito ma quantomai attento ad un problema concreto. Io l’ho risolto in un modo semplice, anche se un poco “incosciente”: mi prendo la pioggia. Mi è sempre piaciuta l’acqua che scorre sui capelli, però l’ultima volta mi è passata un poco la voglia, era estate e dove la pioggia mi ha colpito direttamente sulla pelle, viso e braccia, mi sono comparse bolle rosse enormi. Non oso pensare a quali sostanze fossero sciolte nella pioggia, anche perchè sono stata davvero male per parecchie ore. Cordialmente.
    Giovanna Rezzoagli

  • Giulio Caso scrive:

    Gentile Prof.ssa Rezzoagli,
    a volte penso che l’uomo ha avuto due grandi regali: il carbone ed il petrolio; due regali da gestire, però, con moderazione perché entrambi contengono piccole quantità di zolfo che, al contatto con l’ossigeno producono anidridi, che al contatto con l’acqua (piovana) si trasformano in gocce di acido. Aggiungiamoci i gas di scarico ed ecco la pioggia “irritante” sulla pelle. Sono ancora fastidi passeggeri e transitori. Fino a quando? Speramus.
    Cordiali saluti. Giulio Caso
    P.S.
    Forse conviene riutilizzare i più pratici impermeabili di una volta.

  • gentile Dottor Giulio Caso,
    devo dire che la Sua osservazione non è per nulla “bistrattabile”, anzi, essa propone un argomento nuovo che riguarda un po’ tutti:.
    Lei usa, intelligentemente, la metafora “Scassambrello che è cugina al traslato “rompiscatole” che , a sua volta, ha ulteriori definizioni… Espressione simpaticissima.
    Certo, c’è da arrabbiarsi quando, appena comprato un ombrello, lo si vede smantellato per via di un semplice, banale soffio di vento, quasi in maniera sibillina.
    Dato la Sua, presumibile ” giovane età,immagino che non conosca quando si vedevano in giro gli storici ” acconcia ombrelli”. Tali artigiani andavano in giro con una serie di bacchette di ferro a tracollo, muniti anche di maniche d’ombrelli ed altri piccoli aggeggi del mestiere.
    Tuttavia, dopo gli anni sessanta, quando il benessere era quasi giunto in ogni casa, non vi fu più spazio per tali artisti “acconciambrelli”.
    Nacquero, così, fabbriche attrezzatissime che fornivano ombrelli per tutte le tasche: Costruivano “‘Mbrellin”è seta, ‘Mbrielle p”a campagna e ‘mbrielle p”e puvurielle”. Ombrelli fatti con accortenza e criterio che duravano moltissimo tempo.
    Oggi le fabriche italiane non sono più competitive rispetto ai prodotti che arrivano dalla Cina e d’altrove che vendono i loro prodotti a prezzi stracciati, ma a scapito della qualità della merce stessa. Per tale motivo, quando piove siamo costretti a bagnarci anche se siamo muniti di ombrello…
    Con infinita cordialità e ammirazione,
    Alfredo Varriale.

  • Giulio Caso scrive:

    L’allegria rende giovani
    Ero sui monti Lattari, nella foto, tre anni fa, sembro giovane perché ero allegro, come sempre mi capita quando sono a contatto con il paesaggio naturale (forse per questo scelsi di fare il geologo … tanti e tanti anni fa).
    Dei tre (Giovanna, Alfredo e Giulio) credo di essere il più anziano (ma poi che cos’è l’età). Mi permetto di chiedere ad entrambi di chiamarci per nome. La nostra “saggezza” ha seguito percorsi diversi per esprimersi, ma come non immedesimarsi in Giovanna sotto la pioggia: sensazioni, stati d’animo. E poi:”L’uomo non è solubile in acqua”, diceva un famoso prof. Napoletano.
    Come non leggere beatamente gli interessanti ricordi di Alfredo, opportuni ed attinenti… ‘mbrelline ‘e seta (quanti ricordi!).

  • Gentile Giulio, raccolgo con gioia e piacere l’invito a chiamarci per nome, e,visto che questo dialogo è un momento di scambio, rispondo alla domanda non espressa: io ho 36 anni e porto proprio i capelli bianchi come si vede nella foto, ma non credo proprio di possederela la saggezza che in genere li accompagna. Lascio volentieri la mia e-mail per eventuali contatti:
    giovannarezzoagli@foglidicounseling.org ,grazie per le belle parole
    giovanna

  • Grazie ,Dottor Giulio! La vita diviene bella quando, soprattutto , si riscontra armonia del pensiero verso l’interlocutore. La ringrazio infinitamente per le belle parole. Ella è un uomo di mondo che sa leggere nei cuori degli esseri umani , ed ha nella Sua mente una immane saggezza. Complimenti!

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