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La Svizzera insegna

2 Febbraio 2010 – 00:00Nessun commento

Salvatore Ganci

Il 7 marzo, con un referendum, la  Svizzera è chiamata pronunciarsi sull’introduzione di un “Avvocato degli animali”. Una realtà che già esiste dal 1992 nel cantone di  Zurigo, dove infatti le condanne per maltrattamenti nei confronti degli animali sono nettamente superiori a quelle inflitte in altri Cantoni. Nel 2008 la Giustizia di questa città  ha emesso infatti 190 sanzioni penali. Ovviamente anche gli altri Cantoni cercano di stare al passo, segno evidente che la coscienza collettiva è contro quello che appare un vero e proprio crimine: la violenza sul debole senza distinzione alcuna. La maggior parte delle denunce all’avvocato di Zurigo riguarda gli animali da compagnia, in particolare i cani. Terzo a occupare la carica dalla sua introduzione, l’avvocato degli animali Antoine F. Goetschel  che lavora con i procuratori pubblici come “collaboratore esterno”, fornendo le conoscenze in materia di diritto sulla tutela degli animali e contribuendo a condanne congrue al delitto. La funzione, che costa ai contribuenti 80 mila franchi all’anno e viene criticata solo dagli agricoltori, ha permesso di rendere “più oggettiva” la discussione sulla protezione degli animali, afferma la veterinaria cantonale zurighese Regula Vogel. Un’eventuale bocciatura al referendum non cambierà il lavoro di Goetschel. “Manterremo questa funzione in ogni caso”, assicura Urs Rüegg, portavoce del Dipartimento zurighese della sanità. E poiché il nuovo Codice di procedura penale non consente più a un legale esterno di collaborare con le autorità di perseguimento, “annetteremo l’avvocato degli animali alle autorità sanitarie. L’importante è che resti indipendente”.Questa interessante notizia trovata in rete può indurre a qualche riflessione sul livello di Civiltà che la Svizzera offre da sempre come esempio, dall’epoca in cui su una porta di Ginevra è stato scritto il motto: “cité de refuge”. Anche la forma referendaria appare la più democratica e produttiva in uno Stato dove i giornali sono a disposizione di tutti in apposite teche nelle strade, ma dove sarebbe inconcepibile non introdurre nella feritoia del raccogli monete la corretta cifra di acquisto. Ve la immaginate una situazione simile in qualunque città italiana? L’Italia è ancora così lontana da questo modello di maturità sociale. Qui vige la filosofia dello “io speriamo che me la cavo” tra politici legati alla mafia e politici proiettati a cariche rilevanti a dispetto dei processi già in corso (sempre che io sappia ancora leggere).

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