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Vita di Missione: togliti il cappello davanti al capo

Inserito da on 23 gennaio 2010 – 00:002 Comments

Padre Oliviero Ferro

Questo è quello che mi diceva un servitore, quando sono andato a visitare il capo Bafoussam nella sua residenza. Mi spiegava che anche in tutto il recinto, solo il capo ha il diritto di portare il cappello. I Visitatori non possono. Nessun problema. L’importante era poter parlare con lui e visitare il museo. Mi ha accolto bene, naturalmente seguendo tutti i riti che bisogna fare davanti al capo. Parlare con la mano davanti alla bocca, al capo non si stringe la mano, si sta a debita distanza e così via. E’ una persona simpatica, ancora giovane, ma molto interessata alla storia del suo popolo. Gli spiego quello che stiamo facendo in parrocchia per dare importanza alle tante persone che, con diversi livelli di autorità, ci aiutano. E’ molto contento del nostro modo  di rispettare la religione e la tradizione. Poi ci lascia andare a visitare il museo, dove tra maschere e oggetti della vita, entriamo in comunione con il tempo passato e quello che faticosamente continua a essere presente. Certo non si può visitare tutta la residenza, non si può andare nella foresta sacra,nel cimitero dei capi e in altri luoghi segreti. Noi non siamo iniziati, non abbiamo fatto il nyang nyang (iniziazione tradizionale), ma siamo accettati perché siamo una autorità religiosa. In parrocchia siamo entrati in contatto con alcuni di loro che sono cristiani e cattolici. Ma che non possono ricevere i sacramenti, perché hanno dovuto rispettare la tradizione (accettare di prendere le mogli del capo precedente e averne altre, accettare i riti tradizionali, etc.).Li abbiamo accolti con rispetto e simpatia e loro si sono sentiti bene. Sono presenti (certo non tutti) alla messa domenicale e si tolgono il cappello, perché riconoscono che in chiesa c’è un capo più grande di loro: Gesù Cristo. Alla festa del raccolto, anche loro hanno portato il loro contributo alla vita della parrocchia e lo hanno fatto in modo originale. Sono venuti in processione, con i loro vestiti tradizionali accompagnati dalla fanfara tradizionale. E’ stata una cosa veramente emozionante. L’ultimo giorno del mese di maggio siamo andati in pellegrinaggio e abbiamo terminato vicino a una delle residenze di questi capi. Abbiamo chiesto loro di accogliere Maria come una regina. Hanno preparato un’accoglienza veramente speciale. Hanno fatto un recinto nel quale c’era un grande sgabello, come quello utilizzato dai capi più importanti, con i tessuti tradizionali e le code di cavallo. Insomma per accogliere una vera regina, anzi diremmo la regina madre. All’arrivo della statua di Maria l’hanno accolta veramente bene e nelle frasi di benvenuto si vedeva che si sentivano orgoglioso di averla tra di loro. Questi sono piccoli gesti di Inculturazione, di rispetto e di conoscenza delle culture. Certo c’è ancora molto da fare. Ma quello che fa muovere tutto, già ce lo insegnava san Paolo nella prima lettera ai Corinti cap.9, è il farsi tutto a tutti, accettando tutti. Solo l’amore unisce le persone, anche se sono diverse. Se tu li rispetti, li valorizzi, gli dai importanza, non puoi che ricevere le medesime cose.

 

 

2 Comments »

  • Salvatore Ganci scrive:

    Gentile Padre Missionario,
    togliersi il cappello e/o adeguarsi alle usanze per quanto lontane dalle nostre, è in fin dei conti solo un atto formale: non costa nulla. Per quanto io sia stato definito (impropriamente) “miscredente” (la terminologia esatta sarebbe “agnostico”), osservo che quel Cristo di cui lei porta efficacemente il vero insegnamento, non ha mai dato importanza alla “forma”: la prego di correggermi se sbaglio. Sorrido ancora al pensiero del catechismo che mi insegnava il rispetto del giorno di magro il venerdì … Credo che Gesù Cristo e i suoi “compagni di una nobile ventura” non si siano mai posti questo problema mangiando (quando capitava) quanto loro si dava, qualunque fosse il giorno della settimana. Probabilmente nel “fare del bene” avrà persino non osservato le formalità del sabato ebraico.
    Con la mia stima, le auguro di continuare a portare con efficacia il vero insegnamento che molti, nella Chiesa, hanno disimparato da secoli.
    Salvatore Ganci

  • oliviero scrive:

    Gentile signor Salvatore, ogni opinione è sempre rispettabile perchè viene da una persona. Anch’io là in Africa, non sempre accettavo queste usanze. poi mi sono chiesto che cosa in effetti mi costasse.Dato che avevo deciso di condividere con loro una parte della mia vita,la risposta era conseguente: condividiamo anche il loro modo di pensare,senza giudicare. Lo sappiamo che Gesù condanna il peccato e non il peccatorte e cerca di aiutarlo a camminare verso il meglio. Se là in Africa, volevo capire la loro tradizione,dovevo cercare di accettare,non solo esteriormente, le loro tradizioni. Almeno cercare di capire, poi da quello si poteva iniziare un discorso che andasse più lontano. le assicuro che ho ottenuto di più facendo così,che facendo “la caccia alle streghe”. Come forse leggerà, il giorno della festa patronale ho avuto in chiesa i capi tradizionali, il giorno finale di maggio sono loro che hano preparato l’accoglienza alla madonna. Quando vengono in chiesa tolgono il cappello. Normalmente il capo non lo toglie mai. Lo hanno fatto percè hano riconosciuto qualcun o(Dio) più importante di loro e perchè si sono sentiti accettati. Certo non è facile. le dico un’ultima cosa. Io andavo a passeggio nel quartiere, apiedi,da solo e salutando tutti. Questo meravigliava la gente, perchè il capo(e noi preti eravamo equiparati a dei capi),non vanno a piedi,non vano da soli e salutano rasramente. Quindi,così facendo, si è fatta,se me lo permette, una piccola catechesi che ha fatto riflettere la gente.Non ho parlato di dio, ma ho fatto entrare nella mia vita le persone. Semplice,forse no,ma lo si potrebbe fare anche in Italia. Non crede. con stima e simpatia. padre oliviero

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