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Salerno: Della Corte “Caporalato nell’ombra”

Inserito da on 23 gennaio 2010 – 00:00Un commento

“Il caporalato è un fenomeno di sfruttamento della manodopera da parte dei gruppi criminali- dichiara Alfonso Della Corte, nel coordinamento del Mpa- avente come oggetto l’offerta di lavoro a costi bassi ed a condizioni disumane; ha interessato per diversi anni  l’Italia del secondo  dopoguerra e riguardava principalmente il settore agricolo. Sembrava che il fenomeno si fosse assestato, invece con l’incrementarsi dei flussi migratori si è addirittura triplicato e non riguarda solo aree circoscritte, ma anche centri urbani. Alcuni settori produttivi, vengono trainati  da  lavoratori che vivono in condizioni di degrado con una paga giornaliera di 20€, privi di assistenza e per un periodo complessivo di 12 ore giornaliere.  Emblematica è la raccolta del pomodoro in Puglia oppure l’allevamento dei bufali nella piana del Sele. Inoltre  si possono fare gli esempi  di alcuni cantieri edili del Napoletano o della Terra di Lavoro. Suddetto fenomeno sta alla base dell’eccidio di Castel Volturno, dove alcuni immigrati di colore vengono barbaramente uccisi dalla camorra, oppure la recentissima rivolta di Rosarno, che alcuni mass media hanno fatto passare come un episodio di guerriglia urbana ad opera di alcuni teppisti. Il caporale è un mediatore che, agendo senza le dovute autorizzazioni degli organi preposti, offre lavoro a seconda dei casi, sia   dietro il corrispettivo di una cospicua somma di denaro oppure trattenendosi parte della  retribuzione giornaliera. E’ un criminale senza scrupoli, legato ad organizzazioni criminose sia italiane, che straniere, che in taluni casi  fanno vivere le proprie vittime in regime di semischiavitù.  La nostra  città non risulta immune da questo fenomeno; il caporalato salernitano  riguarda    lavoro domestico ed ambulante, come la vendita di rose nei locali della movida cittadina oppure presso  i tanti club che affollano la costa sud salernitana. Diversi sono gli episodi di caporalato, che fanno parte della quotidianità della nostra città: molteplici gli esempi che ci riguardano. La mattina, quando andiamo al lavoro oppure mentre ci rechiamo al mercatino rionale a fare la spesa , troviamo alcuni questuanti di colore con età compresa tra i 20  ed i 30 anni, che chiedono l’elemosina; sono Africani (Nigeriani e Camerunesi) che, a bordo dei bus delle autolinee Sita, provengono dall’Hinterland napoletano. Privi di permessi di soggiorno, sono costretti a versare un obolo a qualche malavitoso partenopeo; vivono in condizioni disumane presso ricoveri di fortuna: la loro irregolarità, impedisce loro di trovare altri lavori. Per non parlare dei ragazzi bengalesi, che affollano il lungomare cittadino oppure i locali di Via Roma, impegnati tutte la sere a vendere rose e molte volte presi in giro per 1€; anche quest’ultimi giungono dalla provincia napoletana e vengono accompagnati da cittadini italiani. La loro paga giornaliera si aggira attorno ai 20€. Altri esempi, Piazza San Francesco, dove alcuni cittadini salernitani vendono lavoro alle badanti irregolari  per circa 500€; per non parlare dei famosi locali hard salernitani, dove numerose sono le ragazze prive di permesso di soggiorno, che  intrattengono i clienti con numeri mozzafiato, sottopagate e tenute a vista, mentre le regolari sono assunte fittiziamente come personale di sala. Questo è il dramma della immigrazione clandestina, dove a beneficiare sono soltanto le organizzazioni criminali, le quali sfruttano lo stato di disagio di tanti disgraziati, facendo buoni guadagni. Auspico un intervento concreto da parte di Associazioni Sindacali, della magistratura Inquirente e da parte di  qualche politico sensibile”.

Un commento »

  • Lei, Dottor Della Corte, ha messo in luce un fenomeno nostrano che fa piangere anche il più duro di cuore. Il Suo lungo elenco di misfatti che attanagliano la vita dei poveri disgraziati che sono giunti in questo Paese con la speranza di guadagnarsi con la fatica un semplice tozzo di pane per se e per le loro e per le loro famiglie bisognose rimaste dove sono nate. mostra tutto il Suo rammarico per le miserabili condizioni che si sono venuti a trovare tanti stranieri, imbavagliati e sfruttati da caporalati e delinquenti che li aggirano come se fossero tante marionette.
    Questo, a mio avviso, è a conoscenza di chi di dovere, ma credo che tutto ciò avvenga per la immane mola di presenze di gente di Paesi poveri che cerca ogni tipo di lavoro in nero pur di sopravvivere.Mentre il Governo, in un certo senso ha le mani legate per via della immane incomprensione dell’Europo su tale immane problema che affligge un po’ tutti.
    La sua esposizione dei fatti mi fa ricordare episodi vissuti quando ero negli USA: Per motivo di sopravvivenza, dovetti adattarmi a fare il cameriere di sala, ma non sempre riuscivo a trovare lavoro Part Time mi occorreva; quindi, ero costretto a rivolgermi a certe agenzie clandestine che trattavano appunto quel campo per chiedere qualche lavoretto extra da svolgere in un qualsivoglia ristorante.L’agenzia, dato che aveva collegamenti con buona parte dei ristoranti italiani o non, aveva quasi sempre un’occasione temporaneo di lavoro da smaltire. ed ecco che mi indirizzava e mi informava di quanti giorni di lavoro potevo fare nel locale che mi mandava. Ovviamente dovevo dargli una piccola quota del mio guadagno, ( poco se si trattava di un paio di giorni , ma una intera settimana della mia paga se il lavoro era duraturo. E così doveva fare anche il proprietario del ristorante nei suoi confronti.
    Ma qu’, in Italia, come Ella stessa afferma, quei poveri cristi che cercano lavoro tramite un caporalato devono sborsare di continuo il loro già magro guadagno che ci consentono alcuni datori di lavoro, che, per giunta, li tiene a nero. Il danno che apportano i datori di lavoro e i caporalati, arrecano un grosso danno ai lavoratori stranieri, all’erario, ed anche a tantissimi italiani che non trovano più quei lavori “usuranti” per via della loro venuta a mancare una sorta di competività nei confronti dello straniero che viene sfruttato e mal pagato.

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