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Il Vangelo della Domenica: commento Abbazia Della Scala

Inserito da on 3 gennaio 2010 – 00:16No Comment

“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.”Giovanni Cap. 1, 1-18

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. “Parola del Signore”   “Lode a Te, o Cristo”

Pietro Bonifacio Carparelli obl–osb Webmaster abbazialascala.it

Meditazione a cura di padre  Antonio  Cassano Giovanni più degli altri evangelisti ha scrutato le profondità della persona di Gesù nei suoi aspetti umani e divini. Il vangelo inizia a raccontare di Gesù prima che assuma la forma umana, lo ‘vede’ mentre è ancora nel suo aspetto divino, cioè come Verbo. In principio ossia all’inizio di tutto o anche prima di tutto, la causa, il fondamento, l’origine di tutto… era il Verbo. ‘Il Verbo’ in greco è o` lo,goj (pron. o lógos) che ha una molteplicità di significati. Fondamentalmente è ‘parola’, ma con tutti i termini relativi possibili, ossia ‘discorso, idea, dichiarazione, insegnamento’ ma anche ‘ragione, motivo, causa’; per cui l’evangelista afferma che all’inizio di tutto, a fondamento, causa, ragione di tutto era il Verbo. Il Verbo – continua l’evangelista – era presso Dio, ma si può tradurre anche con ‘era davanti a Dio’: pro.j to.n qeo,n (pron. pròs tòn theón). Infine, il Verbo era Dio. Questo primo versetto costituisce la base di quanto segue. Se, infatti, il Verbo è il principio, allora per mezzo di lui tutto è stato fatto di quanto esiste. Lui è il principio vitale, la vita di tutto, quindi anche degli uomini. In quanto principio vitale costituisce pure la luce di ogni cosa, intesa come positività, perché la luce è positiva rispetto al suo opposto, cioè le tenebre. In quanto principio vitale e luce, non può essere vinta dalle tenebre perché è prima di esse e al di là di esse. Questo principio veniva nel mondo e illuminava ogni uomo, ma il mondo, le realtà del mondo, non riconobbero il suo fondamento, il Verbo, e neanche quelli che avrebbero potuto riconoscerlo l’hanno fatto: i suoi non lo hanno accolto, cioè quelli che di questo principio erano già a conoscenza: In principio Dio creò il cielo e la terra (Gen 1,1). Invece, coloro che l’hanno accolto, sono diventati figli di Dio perché l’hanno riconosciuto, hanno creduto, non in base a ragionamenti puramente umani – non da sangue/né da volere di carne/né da volere di uomo –, ma suggeriti da Dio, che per questo è come se gli avesse dato una nuova comprensione della vita e, quindi, una nuova vita: li ha generati. Il Verbo, il Principio, la Causa, la Ragione di tutto è venuta tra gli uomini e chi l’ha accolto ne ha riconosciuto la relazione con Dio, con il Padre, lo ha contemplato plh,rhj ca,ritoj kai. avlhqei,aj (pron. pléres cáritos cài alethéias), ossia piena manifestazione di bellezza, amabilità, d’incanto e di verità, di realtà. Celebrare il Natale, la nascita di Gesù, l’incarnazione del Verbo, significa contemplare la verità che è Cristo e che Cristo stesso porta nel mondo, contemplare la realtà che è Cristo e come illumina le cose del mondo, contemplare la bellezza che è Cristo e come la disvela nel mondo.  Allora, accogliere il Verbo fatto carne, Gesù il Cristo, significa riconoscere in Lui il fondamento di tutto, di ogni realtà, trovare in Lui il senso delle cose, il senso della vita, il senso di ogni vita perché…tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste…neanch’io.

 

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