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Onna:cronaca di una tragedia nel libro di Giustino Parisse

Inserito da on 25 novembre 2009 – 00:00No Comment

Ci sono tragedie che lasciano il segno anche nella ricostruzione. Ed eventi che guardano al futuro, con tutta la forza per andare avanti: senza mai dimenticare. L’Abruzzo in ginocchio con la sua dignità. “Non ci dimenticate!” Il grido dei giorni del terrore. Ora, a distanza di mesi, il rischio che qualcuno cancelli i giorni dell’angoscia. In occasione del sisma, creammo con il direttore del quotidiano “Il Centro”, un filo diretto sia televisivamente, che sul nostro quotidiano. Per giorni abbiamo, col permesso del collega  Luigi Vicinanza, riportato la prima pagina del quotidiano da lui diretto dal “Fate presto” e parte dei suoi editoriali, per offrire anche ai nostri lettori l’opportunità di seguire più direttamente le ansie e le angosce di quanti vivevano trepidanti su una terra inquieta. Non potemmo non esser vicini anche a chi nel terremoto, aveva perso tanto o tutto. Il vicecaporedattore, Giustino Parisse, in pochi secondi, privato di entrambi i figli e del padre. Un dolore immane, che Parisse porta dentro senza appesantire gli altri. Una sofferenza che ulcera il suo animo, dandogli il coraggio di testimoniare la vita, che trionfa sempre. Soprattutto sulle macerie. I suoi ricordi, ci sono tutti. E pietra su pietra, ricompongono l’universo della sua esistenza, costellata di giorni intensamente vissuti.Il suo libro, una testimonianza autentica, su brandelli di ricordi, impolverati dalle ruspe. ”Quant’era bella la mia Onna- Cronache dentro il terremoto” il  suo scritto sulla tragedia del 6 aprile si commenta da solo. Lasciando ai lettori, l’opportunità di riflettere sul valore di ogni attimo dell’esistenza «Questo libro è un regalo di compleanno. Un compleanno che non ci sarà più», scrive nella prefazione. «Mio figlio Domenico il 7 agosto 2009 avrebbe compiuto 18 anni. Lo voleva festeggiare con i suoi amici di Nuova Acropoli, che proprio ad agosto organizzano un campo scuola sulla Piana di Navelli. Lo scorso anno eravamo andati io, la mamma e la sorella Maria Paola a portare dei dolci a lui e ai suoi amici nel posto dove c’era la base dell’associazione di volontariato. Era stata anche la scusa per fargli gli auguri. Lui quella sera era impegnato nel servizio bar ed ebbe giusto il tempo di salutarci».

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