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Di doman non c’è certezza

Inserito da on 22 novembre 2009 – 08:20Un commento

   

Lorenzo Peluso

La nostra vecchia ed amata Europa, in quest’ultimo scorcio di 2009, è alle prese con una serie di eventi che stanno caratterizzando la politica economica, la storia, la sociologia e gli assetti istituzionali dell’Unione. Lo scorso 9 novembre, a conclusione di una settimana di eventi e manifestazioni, l’Europa, e noi tutti, è stata impegnata nel ricordo del ventennale della caduta del muro di Berlino. Nel frattempo, l’agenda politica europea ha impegnato i capi di stato e di governo al tavolo istituzionale della trattativa nella discussione per la nomina di due nuove figure “Mister Europa” e “Mister Pesc” praticamente il presidente stabile della Ue e l’Alto rappresentante della politica estera. Ma l’Europa non è solo questo.Attraverso la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo l’Europa ha dato risposta anche alla cittadina italiana Soile Lautsi, di origini Finlandesi, madre di due ragazzi, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto statale “Vittorino da Feltre” di Abano Terme (Padova), di togliere i crocefissi dalle aule frequentate dai suoi figli. Insomma per la Corte la presenza di questi simboli nelle scuole costituisce “una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” una violazione dunque alla “libertà di religione degli alunni”. Praticamente, intanto che a Bruxelles si lavora alacremente per individuare chi dovrà rappresentare la politica europea dell’Unione all’estero, forse D’Alema, probabilmente Blair, la stessa Europa, da Strasburgo però, pone la definitiva pietra tombale sul concetto di “radici cristiane del vecchio continente”. Vale la pena ricordare a noi tutti che i Padri fondatori dell’ambizioso progetto di Europa Unita riconoscevano proprio nella cultura cristiana il comune denominatore del vecchio continente. “Come concepire un”Europa senza tener conto del cristianesimo, ignorando il suo insegnamento fraterno, sociale, umanitario?” sosteneva il più importante statista italiano del secolo scorso Alcide De Gasperi. Probabilmente, a questo punto, andrebbe ricercata l’essenza del pensiero dei Padri fondatori per comprendere il senso della strada che ci accingiamo a percorrere. I Padri avevano in mente l”Europa come unica comunità politica con il senso comune di appartenenza e radici ben note. Ancor oggi però non sembra essere così. L’Europa di oggi sembra essere solo un grande spazio economico con specifiche istituzioni funzionali a se stesse, ma sulle questioni fondamentali purtroppo resta assolutamente divisa. Insomma ancora oggi il pensiero pressante che attanaglia le alte sfere europee è il timore che possa ancora una volta essere messo in discussione il Trattato di Lisbona, quindi l’essenza di questa nuova Europa. In virtù di questo si è disposti a soprassedere su tutto il resto. Quale Europa dunque stiamo realizzando se non quella che cancella a colpi di sentenze la propria storia. Le parole del Pontefice Benedetto XVI probabilmente ci aiutano ad interpretare cosa stia davvero accadendo: «il declino della pratica religiosa, il prolungato calo delle nascite, e la mancata integrazione della crescente immigrazione islamica fanno pensare che l’Europa si sia proprio congedata dalla storia, perdendo fiducia nel suo proprio avvenire». L’Europa della libertà, commemorata innanzi la porta di Brandeburgo lo scorso 9 novembre, ci ha consegnato però un’immagine simbolo alla quale tutti coloro che credono ancora nel valore assoluto del simbolo cristiano da trasferire ai propri figli si possono appellare. Davvero chiara ed inequivocabile, infatti, l’immagine della cancelliera Angela Merkel che rende omaggio alle 943 vittime del Muro di Berlino. Una distesa di nomi e cognomi riportati singolarmente su croci bianche appese ad un muro. Croci bianche. È davvero paradossale dunque che questa Europa che bandisce i simboli non riesca poi a trovare nessun altro segno distintivo del dolore e della pietà cristiana se non un crocefisso sul quale riportare un nome ed un cognome. Di doman non c’è certezza, come scriveva Lorenzo de’ Medici nel suo “Canti Carnascialeschi”. Davvero non c’è certezza dunque di cosa sarà di questa vecchia ed amata Europa.

 

Un commento »

  • lupo solitario scrive:

    Quale Europa si va a delineare, dopo venti anni dalla caduta del muro di Berlino e la sconfitta dei regimi totalitari che avevano caratterizzato il XX° sec.?
    L’Europa “Repubblicana” dei Sarkozy e dei Fini, oppure l’Europa della “Tradizione dei Popoli”, incarnata da Mille e più Mille anni , dalla Chiesa Cattolica?
    Infatti, uno scontro frontale da più anni si sta consumando fra il mondo liberale e la Chiesa di Roma.
    Il dissidio fra “Trono e Altare” alimenta la lotta fra “valori “ e “disvalori”: da due secoli intere generazioni, contrapponendosi, hanno formato e formano la propria coscienza politica.
    Dopo la carneficina del 1939-1945 e la caduta delle dittature social-comuniste, l’ Europa sembrava avviata ad un’unificazione di fatto che i “burocrati” degli stati gli stavano delineando: abbattimento delle frontiere, libero mercato, permeabilità delle culture.
    Gli eventi di fine Novecento, infatti, con la rifondazione della Germania, l’acquistata libertà degli stati della ex “Cortina di Ferro” e i conflitti etno-nazionali di area balcanica e caucasica, hanno spazzato via l’idea diffusa, che il modello di nazione fosse un reperto del passato.
    Le esperienze del passato non vanno trascurate pena il fallimento del sogno europeista.L’imposizione di modelli di vita estranei alle culture locali porterà, ineluttabilmente, al “flop”, salvo che non le si vogliano imporre con la “forza”.
    Come nel passato si esportavano gli “alberi della libertà” con le baionette e le dittature ideologiche, così ci potrebbero imporre etiche predeterminate con una dittatura ancora più dura ma raffinata, ovvero una dittatura economica.
    L’imposizione di sistemi economici in aree non omogenee (vedi l’introduzione della moneta unica, l’Euro) non tarderà a macchiarsi di sangue.
    Già oggi vediamo intere comunità Europee che, non riuscendo ad integrarsi, manifestano i loro disagi, inducendo i loro abitanti ad emigrazioni di massa o alla disperazione, con il ricorso alla delinquenza (per colmare il gap economico), alla droga (per estraniarsi dalla realtà), al suicidio (per non sentirsi umiliati).
    Solo riconoscendo e valorizzando l’identità propria di ogni nazione, si potrà forgiare un’inossidabile Nazione Europea, Nazione riconoscibile da confini geografici certi, che si rafforza con il contributo specifico delle proprie comunità religiose.
    Questa religiosità dei popoli europei si chiama Cristianità! Negare l’evidenza significa dover riscrivere la storia europea.
    Robert Schuman amava dire: “il luogo ove mi sento più europeo sono le cattedrali”.
    Dalla Città del Vaticano, e non solo da essa, si è levata alta la richiesta di dare “un’anima” a questa Europa. L’introduzione della parola “Cristiana”, nella Costituzione europea, non è una semplice formula linguistica ma deve auspicare ad un modello di socialità.
    La solidarietà, il rispetto dell’altro, la sussidiarietà, lo sviluppo dei corpi intermedi sono un retaggio dell’età di mezzo, tempo in cui si gettarono le fondamenta per dare una vera socialità ai popoli europei; questi valori, che trovarono la loro canonizzazione con Papa Leone XIII nella formulazione della Rerum Novarum, posero una pietra miliare nella disputa tra liberismo e marxismo.
    Sua eccellenza Jean-Louis Tauran, già ministro degli Esteri vaticano dichiara: “sono fiducioso che l’Italia, tra i Paesi fondatori della Comunità europea, con il suo notevole patrimonio storico, culturale, religioso e giuridico, saprà ancora una volta far risplendere quell’umanesimo che ha fatto grande l’Europa di ieri e di cui necessita l’Europa di domani, per diventare un’autentica famiglia di nazioni, che rispetti e promuova i diritti e le libertà fondamentali”.
    Non basta abbattere i muri di cemento per poter parlare di VERA libertà.
    in bocca al lupo

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