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Mezzo secolo per “Rivoluzione e Controrivoluzione”

Inserito da on 17 novembre 2009 – 00:00No Comment

don Marcello Stanzione

 Nell’anno 2008 ricorreva il centenario della nascita di quel grande pensatore cattolico che è stato il brasiliano Plinio Correa de Oliveira (1908-1995), fondatore dell’associazione cattolica Tradizione, Famiglia e Proprietà, (TFP),  sarebbe opportuno che il suo libro “Rivoluzione e Controrivoluzione stampato per la prima volta nel 1959 avesse la massima diffusione tra i cristiani perché in esso è delineata una lucidissima strategia vincente contro gli avversari del Cattolicesimo. Una speciale edizione del cinquantenario è stata recentemente edita da Sucarcoedizioni di Milano a cura di Giovanni Cantoni leader di Alleanza Cattolica. Il libro è considerato come il testo base di formazione socio-politica per i membri dell’associazione cattolica Milizia di san Michele Arcangelo.  Per l’autore la rivoluzione ha la sua causa profonda in una esplosione di orgoglio e di sensualità che hanno ispirato una catena di sistemi ideologici dall’accettazione dei quali sono derivate le tre grandi perniciose rivoluzioni dell’Occidente: la pseudo–riforma protestante, la rivoluzione francese ed il comunismo. Scrive de Oliveira: “ L’orgoglio conduce all’odio verso ogni superiorità, e porta quindi all’affermazione che la disuguaglianza è in se stessa, su tutti i piani, anche e principalmente quello metafisico e religioso, un male”. Si tratta in questo caso dell’aspetto ugualitario della rivoluzione, seguito dall’aspetto liberale, determinato dalla sensualità, che “ di per se tende ad abbattere tutte le barriere. Non accetta freni e porta alla rivolta contro ogni autorità e ogni legge, sia divina che umana, ecclesiastica o civile”. Lo scopo della rivoluzione  è sempre il sovvertimento dell’unico Ordine Divino costituito, cioè l’autorità divina sul creato. La rivoluzione non ha quindi un’unica forma, una sola manifestazione, ma cerca in tutti i modi compreso quello della mediazione e del sorriso di conseguire i propri obiettivi. Il de Oliveira riguardo alla strategia rivoluzionaria osserva: “ Queste tendenze disordinate, che per la propria natura lottano per realizzarsi, non conformandosi più ad un ordine di cose che è ad esse contrario, cominciano a modificare la mentalità, i modi di essere, le espressioni artistiche e i costumi, senza incidere subito in modo diretto – almeno abitualmente- sulle idee”. Quindi la rivoluzione arriva a modificare le idee. “ Così. Ispirate dalla sregolatezza delle tendenze profonde, spuntano dottrine nuove. Esse cercano talora, all’inizio, un modus vivendi con quelle antiche, e si esprimono in modo da mantenere con queste una parvenza di armonia, che normalmente non tarda a sfociare in lotta dichiarata”. Infine “Questa trasformazione delle idee si estende, a sua volta, al terreno dei fatti, da cui passa a operare, con mezzi cruenti o incruenti, la trasformazione delle istituzioni, delle leggi e dei costumi, tanto nella sfera religiosa quanto nella società temporale”. L’incedere rivoluzionario parte quindi da tendenze non ordinate al bene che si sviluppano come i vizi che crescono di intensità quanto più sono soddisfatte. Gli ingenui si lasciano spesso illudere da apparenti intervalli della rivoluzione, che procede di eccesso in eccesso. Spesso all’inizio la rivoluzione esplode in estremismi inaccettabili che suscitano reazioni contrarie. Il possibile temporaneo fallimento delle esagerazioni estremiste è solo apparente, perché in realtà inclina la moltitudine dei moderati e dei tiepidi verso sinistra… Per de Oliveira l’apparente divisione delle forze rivoluzionarie è un’illusione perché esse sono in profonda armonia negli elementi essenziali quando si tratta di combattere la Chiesa Cattolica, quintessenza della Contro-Rivoluzione. Nella seconda parte del libro il de Oliveira espone la natura della Contro-Rivoluzione e la tattica che bisogna adottare, evitando eccessi ed atteggiamenti impropri ed imprudenti. Il celebre canonista padre Gutierrez commentando il libro “ Rivoluzione e Controrivoluzione”, osservava: “ dinanzi a tali realtà, viene il dubbio se nella Chiesa vi sia una vera “ strategia”, come esiste nella Rivoluzione;  è ben vero che ci sono molti elementi, azioni, istituzioni “tattiche”; sembra, tuttavia, che agiscano isolate e a volte con spirito di campanile e di contro-altare, senza la presa di coscienza dell’insieme. Il concetto e la coscienza di attuare una Contro-rivoluzione potrebbe unificare e persino dare un maggior senso di collaborazione nella Chiesa”.                

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