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La solita noiosa notizia di cronaca

Inserito da on 17 novembre 2009 – 00:00No Comment

Salvatore Ganci

La solita violenza di gruppo di quattro bravi “giovinetti” (di buona famiglia)  la cui età complessiva non arriva a 60 anni. La notizia è ormai routine televisiva con il solito commento della forza che deriva dall’essere un branco (la scoperta dell’acqua calda) e la solita trita considerazione sul fatto che il branco contava sull’impunità per la “vergogna” della vittima. Mi chiedo se la cronista (che farebbe meglio a “leggere” il fatto e lasciare a noi le considerazioni del caso)  non abbia invertito i termini del problema parlando di “vergogna”.  La “vergogna” mi sembra derivi dalla consapevolezza di avere compiuto una azione riprovevole e che è divenuta di pubblico dominio. Il bulletto s’è messo da solo alla berlina. Invece qui no, la “vergogna” è la leva di bassa psicologia per la quale la vittima dovrebbe stare zitta. Mi pongo la solita domanda: “il nostro sistema giuridico è serio o è sempre più una burletta?”. C’è nozione di “bene” e di “male” da parte di questi bulletti? Se non è così, il nostro sistema giuridico dovrebbe guardare agli U.S.A. se invece concordiamo che a 14 anni la nozione di “bene” e “male” è acquisita e che il “branco” costituisce aggravante e non attenuante, qualcuno mi  sa spiegare la frase finale della cronista? “Sono stati portati in quattro comunità di recupero terapeutico. Diviso, il branco è annientato.”  Mi sorge il dubbio che l’Italia ami invertire i termini del problema: chi necessita di “attenzione” è la vittima non il “recupero” dei quattro bulletti. Il branco che commette un delitto contro la persona, merita di maturare verso l’età adulta attraverso la conoscenza di quella sofferenza che consentirà al “reo” la dignità della completa riabilitazione oppure arrivare alla conclusione che non valeva più di tanto spendere il denaro necessario alla sua detenzione e allora la Società lo tenga ben lontano da sé … Ma l’Italia è all’avanguardia! Ci si preoccupa di mandare i giovani al “recupero terapeutico”.

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