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Le adolescenti di oggi: analisi sociale ma non sociologica

Inserito da on 11 novembre 2009 – 00:00No Comment

 

Anna Maria Noia

“Piccole donne alla riscossa. Chi sono e cosa sognano le adolescenti? Ecco i loro miti”: questo l’allettante titolo sulla condizione delle adolescenti (per l’appunto) nella società odierna sul cui tema, di scottante attualità, si è interrogata la rivista “Famiglia Cristiana” in un vecchio numero – da noi “ripescato” – del maggio 2009. L’insieme di articoli, con un apposito box, curati dalle giornaliste di tale magazine, ossia: Renata Maderna, Giusi Galimberti e Orsola Vetri (foto di Giò Belli), verteva sui nuovi modelli, proposti dai mass e nuovi media, che entrano a far parte di sogni e atteggiamenti di vita e di moda riguardo le più giovani, non più bambine ma non ancora donne.I discorsi sull’adolescenza si sprecano sui quotidiani e sulle riviste, quale appunto “Famiglia Cristiana”, ma pochi educatori e/o genitori realmente prestano attenzione alle aspirazioni e ai desideri – spesso repressi – dei “soggetti” (stavolta al femminile…) – sempre più categorie sociologiche, inquadrate in un discorso educativo tutto da discutere e soprattutto da realizzare insieme a tutte le famiglie – che vivono con turbamento ed emozione l’età più bella ma anche più difficile come è appunto l’adolescenza.Un grido di allarme, il loro, farfalle appena uscite da una crisalide protettiva: la famiglia, spesso (ma non sempre) ricca di affetto o quantomeno di “surrogati” di affetto: la materialità e il permissivismo. Anche a scuola i modelli più “trendy” tra i più giovani e soprattutto per ciò che concerne le ragazze sono variegati, difficili da scegliere nel mondo di oggi; prevale perciò un senso di inadeguatezza, di incertezza, quasi di “indecisione” su quale (buon) esempio seguire. I genitori e gli insegnanti, i responsabili dell’educazione e le parrocchie, come gli animatori di oratori e i politici, hanno oggigiorno un ruolo sempre più “ingrato”, sempre più scomodo; un compito importantissimo, che è essenzialmente la valorizzazione dei giovanissimi, mediante il buon esempio e un certo tipo di rigidità “istituzionale”. Particolarmente, i genitori devono essere severi al punto giusto, “quanto basta” (ma chi può mai saperlo?) con gli e le adolescenti, mostrandosi sempre rivestiti di autorità e non essere ogni volta “amici” e “confidenti” dei propri “rampolli”, anche se il dialogo ci vuole, come ci vuole una radicale trasmissione di valori sociali, morali ed etici, ma senza imporre tutta l’educazione col rischio (concreto) della ribellione, tipica già verso i 12-13 anni (miracoli del XXI secolo e delle più recenti tecnologie, informatiche e non, ereditate dal “secolo breve”, quello scorso, il XX). Venendo al dunque, il servizio proposto dal settimanale cattolico intende fare il punto riguardo le ragazzine di oggi, molto più “sveglie”, ma soprattutto più stimolate (bombardate come sono dai messaggi – a volte sbagliati, tendenziosi, furbi e con tranelli invisibili – dei nuovi mezzi di comunicazione, leggi Facebook, le chat line e quant’altro) a confronto delle giovani donne delle epoche passate: ma questo è un fatto positivo o negativo? E chi può dirlo? Senz’altro non soltanto i sociologi, come non solo i genitori, gli “esperti” – veri o presunti, sempre a dire la loro in tv- e neanche solamente gli psicologi, perché tutto ruota al termine (non solo cristiano) “amore”, quello di Dio, quello con la “A” maiuscola, per intenderci.Ebbene, “Famiglia Cristiana” analizza le mode e i miti – non sempre fasulli – delle ragazzine, in particolare focalizzando l’attenzione sui modelli televisivi odierni, parlando infatti delle trasmissioni preferite dalle teen ager (così le si definiva in passato…).Infine il giornale si sofferma sui marchi e le griffe, infatti le precocissime dodicenni-tredicenni di adesso, rispetto alle ragazzine di una volta, di allora, amano di più vestire alla moda, essere glam, cool, affascinanti. Ciò potrebbe – a nostro parere – significare “anche” (e non “totalmente”) un bisogno di identificarsi in una squadra, in un team, con gli amici, in un gruppo. Spesso, inoltre, proprio per il bisogno di intessere relazioni verosimili e non impegnative come un rapporto frontale, faccia a faccia, le adolescenti, come pure i loro coetanei maschi, cercano la “sicurezza” di un’amicizia “virtuale” (ma non “virtuosa”) sui social network, tra cui il già citato Facebook. Leggendo l’articolo di “Fc”, dunque, si capisce che oggi il mondo televisivo, come le pubblicità ma anche come alcune riviste dedicate alle giovanissime, è dinamico, brillante. Così le teen ager del 2000 sognano ad occhi aperti, ad esempio, di andare ad un concerto di Hannah Montana, né più né meno, comunque, di quanto già non facessero le mamme e le fidanzate degli anni 80-90 che volevano fortemente recarsi ai concerti dei Duran Duran (per la musica) o parteggiare per la Sophie Marceau de “Il tempo delle mele” e per Olivia Newton John e John Travolta di “Grease” al cinema. Vigilare su questi mondi recenti, alla stregua di Internet, che aprono – in una verosimile “second life” – universi nuovi e forse pericolosi perché più “sfuggenti” alle donnine di oggi, che non leggeranno più, se non sui libri elettronici, “Piccole donne” o “Pollyanna”, è compito di tutte le istituzioni civili e religiose che devono necessariamente adeguarsi ai tempi senza scuse e senza remore.

 

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