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PdL: il partito che non c’è

Inserito da on 4 novembre 2009 – 14:35Un commento

Aldo Bianchini

Un giornalista serio non può e non deve parlare o scrivere di vicende che, per ragioni territoriali, non conosce alla  perfezione. Questo, secondo me, per una ragione elementare di deontologia professionale e di rispetto verso gli ascoltatori e i lettori. In quest’ottica mi accingo oggi a parlare del “caso Battipaglia” , città in cui sia la destra che la sinistra da anni stanno dando un pessimo esempio di come si amministra la cosa pubblica solo in nome e per conto delle poltrone e di tornaconti personali. Ne parlo perchè sono rimasto colpito da una frase che, dato il virgolettato dei giornali, dovrebbe essere attribuita al consigliere comunale del PdL di Battipaglia Angelo Cappelli e che suona pressapoco così: “Mi devono spiegare come fanno a cacciarmi da un partito che non esiste. Io non ho mai preso la tessera del PdL e ancora non c’è stato alcun congresso”. Da sola questa frase basterebbe a sintetizzare la situazione, a dir poco incresciosa, che sta vivendo da tempo l’unione tra FI e AN che nessuno, probabilmente, voleva. Questo appare evidente in campo nazionale dove l’unione, così bene annunciata e sbandierata da Berlusconi e Fini, ha dato certamente i frutti che tutti speravano. E poi subito i problemi, anche di rapporti personali; tanto è vero che già in sede nazionale il PdL non decolla in maniera decisa.  Se poi queste incertezze le trasferiamo sul territorio locale, il conto torna perfettamente. Abbiamo una provincia retta da una nuova amministrazione che recita soltanto il verbo di AN e dove FI è stata sistematicamente esclusa dalla vera cabina di regia, anche dopo le ultime nomine monocratiche di Cirielli. Come dire, una esplosione dei rapporti Carfagna-Cirielli. Esiste poi uno pseudo organismo, meglio dire un ectoplasma, che dovrebbe fungere da “coordinamento provinciale del PdL” e che, invece, serve alla componente di FI per la consumazione solo di vendette interpersonali dopo gli strappi di Cirielli e l’ostracismo ai danni di Antonio Mauro Russo. Eppure dalle stanze di Porta Elina escono molto spesso provvedimenti incomprensibili che, sfortunatamente per chi li emette, nessuno ovviamente rispetta. Per ridare sostanza a detto coordinamento la Carfagna e Cirielli, anche se non fanno pace, dovranno prendere una decisione collegiale per dare al PdL provincale almeno le sembianze di un partito. In mancanza monta il “caso Battipaglia” che rischia di mandare nuovamente alle urne, per l’ennesima volta, i cittadini del centro della piana del Sele ormai arcistufi di assistere soltanto a battaglie per la conquista delle poltrone del potere. E quando l’altro consigliere comunale Lorenzo D’Auria dice che “tutti sapevano che il candidato Motta era perdente” non dice una cosa molto slegata dalla realtà. Forse Gerardo Motta lo voleva soltanto Edmondo Cirielli. A questo punto tutti dovrebbero fare un passo indietro per non rischiare l’ennesima pessima figura.

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