Spiritualità: la lotta vittoriosa di San Michele in cielo

 

 don Marcello Stanzione

All’inizio dei tempi, Dio era solo con i suoi angeli. Egli li aveva creati innumerevoli affinchè circondassero il suo trono, cantassero la sua gloria, adorassero la sua maestà. Ora Egli stabili di sottoporli ad una prova. Questo perché Dio vuole essere amato per libera scelta. Egli si riservava di  ricompensare la loro fedeltà confermandoli nella gloria e nella felicità.Quale fu questa prova? Diversi teologi hanno pensato che Dio, sollevando davanti ad essi un angolo dell’orizzonte dei tempi futuri, mostrasse loro il Cristo Verbo fatto carne: “Ecco, egli disse loro, quello che ho scelto  come erede di tutte le cose. Il suo trono sarà eterno, è alla mia destra che sarà seduto”. E mentre essi guardavano meravigliati, una voce si fece sentire: “Che tutti lo adorino”.A quest’ordine il capo delle coorti angeliche, Lucifero, si adirò e s’indignò: “Adorare, si disse tra se, è abbassarmi, io non posso accettare quest’umiliazione. Dio prende, per innalzarla, una creatura d’un ordine inferiore; ebbene, anch’io, voglio salire, innalzerò il mio trono al di sopra degli astri di  Dio, mi siederò sulla montagna dell’alleanza e sarò simile all’Altissimo”.Questi pensieri orgogliosi gli ispirarono il grido della  ribellione “Non servirò”. Questo grido trovò purtroppo un eco in numerosissimi spiriti nelle schiere angeliche celesti; Lucifero ricompattò intorno a se gli altri angeli  ribelli  e tutti insieme si lanciarono  verso le altezze. Essi salgono, quando ad un tratto un angelo parandosi davanti ad essi gettò il grido di fedeltà al Re dell’universo: “Chi è dunque come Dio?”. Questo fu il segnale di una grande lotta.Ben presto non si scorse nel cielo che il campione dei diritti di Dio e l’esercito degli angeli rimasti fedeli ch’egli aveva guidati alla vittoria: un abisso di fuoco s’era aperto ed aveva inghiottito i ribelli. La mistica Maria D’Agreda scrive: “Il dragone si rodeva di furore, ma non poteva fuggire perché Dio voleva che non fosse solo castigato, ma anche vinto e a suo dispetto conoscesse la verità e il potere di Dio; tuttavia bestemmiava: “Ingiusto sei o Dio, sollevando la natura umana sull’angelica. Io sono il più eccellente angelo e a me si deve il trionfo. Io porrò il mio trono sopra le stelle (Is. 44, 12), sarò somigliante all’Altissimo, né mai a nessuno mi assoggetterò di inferiore natura, né acconsentirò che alcuno mi preceda o sia maggiore di me” e così tutti gli angeli cattivi. Ma San Michele: “Chi è che possa uguagliarsi e mettersi alla pari col Signore che abita nei cieli? Ammutolisci nelle tue spropositate bestemmie e, poiché l’iniquità ti ha posseduto, allontanati da me o infelice”. (Venerabile Maria D’Agreda, Mistica Città di Dio, Edizioni Segno, Udine 1992, p. 41).Passata la prova, giunse l’ora della ricompensa. L’angelo la cui  fedeltà e valore s’erano così segnalate, doveva essere favorito in modo speciale da Dio. Lo fu. Ricevette il suo nome, quel nome di Michele che costituisce la sua gloria, poiché è l’espressione stessa del suo grido di combattimento, Quis ut Deus? Ed inoltre egli fu  stabilito capo della milizia celeste, principe degli angeli. Un autore non cattolico a tal riguardo scrive molto lucidamente: “Solo un’entità celeste, l’Arcangelo Michele, è capace di vincere il drago. Tutti quelli che hanno pensato di poter essere così forti da partire in guerra contro il male sono stati vinti, poiché il male è una forza cosmica estremamente potente. E’ un errore credere, come fanno certi, che i poteri del male siano grandi come quelli del bene e che il Diavolo sia un’entità così formidabile da tenere testa eternamente a Dio. Ma per gli esseri umani è vero, è invincibile. Allora direte: “Ma allora non c’è niente da fare, noi non possiamo far niente?”. Sì, noi possiamo ogni giorno arruolarci nell’armata del bene, nell’armata dei figli di  Dio, e il giorno in cui questa armata sarà sufficientemente numerosa, le entità delle tenebre saranno vinte. Esse possono esercitare la loro attività malefica finché sono alimentate dalla cupidigia e dai desideri inferiori degli esseri umani, ma un giorno, saranno atterrate e incatenate dalle forze cosmiche del bene, di cui l’Arcangelo è il simbolo”. (Omraan Mikhael Aivanhov, Commento all’Apocalisse, Edizioni Prosveta, Fréjus Cédex (France) 1997, pp. 134-135). Dice bene il benedettino Anselm Grun: “In molte religioni il drago è il simbolo delle potenze ostili a Dio. Michele è l’Angelo che in noi combatte contro tutto ciò che vorrebbe contestare a Dio il suo posto. Michele è l’Angelo che veglia in modo che nel cielo della nostra anima governi Dio e non satana, così che il nostro cuore resti attaccato a Dio e non all’infatuamento di questo mondo. Michele interviene dunque per far regnare Dio in noi. Solamente se Dio regna in noi, noi diventiamo veramente uomini”. (Anselm Grün, Ciascuno cerca il suo angelo, Queriniana, Brescia 2002, pp. 123-124). Molto opportunamente un autore gesuita attuale ci ricorda che: “San Michele è l’Angelo guerriero. La sua figura si formò in un’epoca in cui la guerra era parte della vita e in mezzo a un popolo per il quale lottare era esistere. Presso un popolo che combatte per la sua esistenza ci sono certamente legioni di Angeli che lo aiutano. Gesù stesso si ricordò di queste legioni di fronte agli avventati discepoli che pretendevano di salvarlo con la forza dall’arresto nel Getsemani: “Pensi forse che Io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?” (Mt 26, 53). Il Capitano di queste legioni è Michele”. (Carlos G. Valles, La mia vita con gli Angeli, Città Nuova Editrice, Roma 1999, p. 51). In questo nostro ventunesimo secolo, quindi  come s’impone pertanto la necessità di riprendere coscienza dell’incidenza che le forze demoniache hanno nelle prove della nostra vita, così è necessario ripristinare la devozione a quella angelica creatura di Dio, messaci  a disposizione dalla Provvidenza proprio per affrontare e vincere le battaglie contro il potere delle tenebre. E’ bene riprendere coscienza della missione caratteristica che San Michele Arcangelo svolge nel ruolo della salvezza, e rivolgerci a lui in quei frangenti che, ad una considerazione oculata e prudente, richiedono il suo intervento specifico. Utili suggerimenti per una ripresa del culto al Principe delle milizie celesti si trovano nel bel libro di mons. Giuseppe Del Ton, pubblicato per i tipi dell’Editore Giardini di Pisa, e che porta il titolo “Verità su angeli e arcangeli”. Vi si parla anche di un sodalizio dedicato all’Arcangelo. Da tale associazione ci si può ottenere l’auspicata rifioritura della devozione a colui che ha vinto Satana (Oggi la Milizia di San Michele Arcangelo è stata rifondata  presso l’antica Abbazia di Santa Maria  la Nova a Campagna (Sa.).Il tempo della vita su questa è per noi tutti il tempo della prova. Ricordiamoci dunque la fedeltà di san Michele, il suo grido di guerra ed il suo trionfo. Le nostre labbra invochino il suo nome, quel nome terribile all’inferno, poiché è da questo nome che la potenza di Satana è stata spezzata, ed il nostro cuore ridica il suo grido di vittoria: “Chi è come Dio?”.  Noi attraverseremo senza fallire i giorni della prova, ed acquisiremo dei diritti alla ricompensa da Dio promessa ai valorosi che sulla terra, uniti all’esercito degli angeli del cielo, combattono il principe delle tenebre.