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Dal Partenone al Crescent: soltanto analogie?

Inserito da on 4 giugno 2009 – 15:52Un commento

Aldo Bianchini

Una notte delle “idi di marzo” del 447 a.c. Pericle (figlio di Santippo e Agariste, nato nel 495 a.c.) sognò la dea Athena Parthenos che gli promise grandezza immortale in cambio del più grande tempio dell’antichità che doveva contenere la sua statua scolpita nell’avorio e nell’oro. Il grande condottiero greco, già politico – generale e oratore, chiamò a sè Fidia (il più grande ed anche il più ricco urbanista dell’epoca) e gli ordinò la costruzione di quello che passerà alla storia come il Partenone. Con l’aiuto di Ictino il mitico Fidia diede fondo a tutte le sue energie e nove anni più tardi, nel 438 a.c., l’immensa costruzione fu inaugurata. Il simbolo duraturo dell’antica Grecia e della democrazia ateniese (uno dei più grandi monumenti culturali dell’umanità) diede a Pericle non solo grande notorietà ma anche il controllo del potere più assoluto su Atene e sull’intera Grecia. Asceso al potere dopo l’assassinio di Efialte nel 461 a.c., dopo l’inaugurazione del tempio Pericle fece approvare una legge che istituì la “mistoforia”, cioè il pagamento di un’indennità giornaliera a coloro che ricoprivano cariche pubbliche, e fu più volte eletto “stratega” (carica imperiale conferita una volta ogni secolo!!) fino a pochi mesi dalla sua morte. Vi era così ad Atene una democrazia compiuta, ma di fatto un potere affidato solo al primo cittadino. Ed Atene raggiunse il massimo splendore e toccò la massima potenza sull’intera area del Peloponneso. Pericle la condusse quasi per mano e la mantenne sicura. Lo storico Tucidide scrisse di lui: “Ne era motivo il fatto che Pericle, potente per dignità e senno, chiaramente incorruttibile al denaro, dominava il popolo senza limitarne la libertà, e non era da lui condotto più di quanto egli stesso non lo conducesse…” .  Il danaro, il vile danaro; ma Pericle fu veramente incorruttibile al danaro, soprattutto quello pubblico? Lo storico Tucidide è buono e magnanimo nei suoi confronti; la storia, quella vera, ci racconta invece che la grandezza di Pericle finì proprio sotto una cascata di danaro, pubblico ovviamente; perse la carica di “stratega” e morì, esattamente nove anni dopo aver inaugurato il Partenone, alle idi di marzo del 429 a.c. (diciotto anni dopo il sogno di Athena). Ma cosa era mai accaduto? Il buon Fidia, il fidatissimo Fidia lo aveva tradito e il Partenone era diventato una sorta di “tesoreria” per la raccolta e l’occultamento di danaro pubblico ed anche privato. Malversazione di danaro pubblico, avrebbero teorizzato gli odierni PM. La condotta di Fidia, ed anche del suo architetto Ictino, finì con l’indispettire i tanti alleati di Pericle, che accusarono di corruzione il facoltoso urbanista, frantumando anche l’inattaccabilità dello stesso Pericle. Il generale non resse allo scandalo che si allargava ogni giorno di più e morì vittima, si disse, dell’epidemia di peste diffusasi ad Atene. Dal 461 al 429 a.c., trentadue anni, tanto durò l’impero ed il mito di Pericle. L’uomo che aveva portato Atene all’apice della potenza universale, cadde in pochi mesi sotto l’effetto scioccante di una cascata di danaro pubblico male amministrato e che la storia registrerà come il primo vero scandalo politico (preistorica tangentopoli!!) dell’umanità. In pratica l’ossessiva ricerca del potere per il potere e la ostinata convinzione di trovare nella grandezza urbanistica l’anelata immortalità, tradì l’incorruttibilità del grande Pericle e tutto finì sotto un cumulo di macerie. “Che la storia non si ripeta, è un grande alibi per tutti. Che possa ripetersi, anche” (Massimo Chieli).

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  • Francesco Profice scrive:

    Con molta umiltà vorrei far presente, se ho capito bene, che il paragone è abbastanza arduo…. La città di Salerno A.D. (per umorismo: Ante De Luca) presentava ancora un centro storico inagibile e terremotato, in via di guarigione. Mi ricordo i lavori per il nuovo Lungomare, la pedonalizzazione del Corso Vittorio Emanuele….Partivano allora anche i lavori per il recupero del centro storico e del trincerone ferroviario. Il lavoro svolto in quegli anni e in quelli a seguire è stato quello di restituire la “dignità” ad una città che da tanto tempo l’attendeva e se permettete, così come l’inquilino di un appartamento tende a rendere gradevole, arredando con gusto, gli spazi in cui vive, così l’amministrazione ha tentato di rendere più gradevole e vivibile la città con la consapevolezza che ciò ha risvolti positivi, comprando qualche “quadro d’autore”! Mi auguro che le prossime amministrazioni facciano di più e meglio, solo, per la “dignità” della città.

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