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Salerno: Francesca Armiento, l’artista della forma

Inserito da on 25 maggio 2009 – 19:132 Comments

 

Rita Occidente Lupo

Quando la materia cede il posto al colore, fa spazio alla forma. E l’opera, ingloba le volumetrie e flette la proiezione dell’artista . Un continuo mettere in discussione l’esterno, il proprio io, dinamizza la ricerca di temi e “creature” , essenziali al sentire. La tavolozza emotiva stempera l’immaginario, sfrondando il presente da orpelli ancestrali. Plasmati, modellati, levigati.  Le opere di Francesca Armiento , in mostra presso la Chiesa del SS.Salvatore da Fondaco, nel cuore di Salerno. Dal 16 al 31 maggio, ben 25 pezzi in ceramica calamitano l’attenzione dei passanti, anche più distratti. Stimolando la curiosità dei fruitori, incantati dalla diva ceramica, come dal raku e dalla tecnica del terzo fuoco. Amore per l’arte senza preamboli né infingimenti, è quanto trasuda dai singoli pezzi che spaziano dall’astrattismo alla storicità. “Mi dedico alle opere nei ritagli di tempo- rivela l’artista- cioè a tarda sera. Una passione, la mia, che nacque tanti anni fa. Andando a ritroso nel tempo, oltre trent’anni addietro. Poi subii una pausa, per motivi familiari. Ora rieccomi da circa un decennio, alle prese con materiali e smalti.” Piatti, anfore, statue, centro tavola, alcuni dei pezzi che la preziosa collezione dell’Armiento vanta accanto alle preziose maschere egiziane.Il fine design, impreziosisce le simbologie, supportate dalla fertile creatività. “Mi sento completamente libera- continua l’artista, quando a contatto con la lastra d’argilla, la lascio cadere. A quel punto, tiro fuori ciò che sento. Mi piace riandare al mio incipit artigianale. Di qui il profondo senso di libertà che scorta ogni mia creazione.” E di aneliti catartici, i singoli pezzi dell’artista non sono carenti. La sua tavolozza emotiva, schizza serenità. Giammai impeto e tormento, le singole forme ricompongono la stessa materia, con la quale l’artista rivela d’avere ormai un rapporto più che amicale. “L’argilla la rispetto. Non la maltratto.” Senza archetipi, il colore accarezza ed a volte quasi come un refrain accompagna la fruizione. Le cromìe azzurre, nelle variegate sfumature, s’ illanguidiscono laddove è la stessa materia padrona della scena. Cheparla laddove l’artista affina la tecnica in un equilibrio non formale. La dolcezza, che pervade anche le spigolosità, elimina ridondanti forme, riandando alle sperimentazioni post avanguardiste. “Son partita dalla scoperta dell’antico- conclude l’Armiento- nel mio paese d’origine, Calitri ed ho rivisitato il discorso scultoreo, riproponendolo. Le ali della mia espressività, nessuno potrà amputarle!”

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