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Test psicologici ai docenti

Inserito da on 14 maggio 2009 – 08:22Un commento

di Rita Occidente Lupo

Ancora cronaca imbrattante la scuola. Il recente episodio di violenza sessuale, a Pomigliano D’Arco. Autore, docente ultrasessantenne. Vittima, un minorenne. Molestato a 14 anni. Questa la sua spietata accusa, che fa comprendere come il fatto andasse avanti da un bel pezzo. La dinamica, sgomenta. Ancora assurdo:  i banchi di scuola, spettatori inermi di stupro. L’agenzia educativa, location per la crescita delle generazioni. Occasione di confronto e di dialogo, per l’approccio al macrocosmo sociale. Predatrice di sogni e d’ innocenza. Un tempo, il magister, deputato a tale ruolo, con caratteristiche per gli allievi. Se non altro, in termini educativi. Non che certi episodi non si verificassero. Latitavano. Trincerati dietro l’omertà della bocciatura. Minati dall’arguta bacchetta pedagogica. Oggi fa specie che qualcuno ancora lamenti tale violenza. Che ancora ci siano bruti, vestiti a festa. Dietro l’habitus professionale, personalità maniacali. Frustrate, depresse. Con seri problemi psicologici. Finora nella scuola s’è parlato di contenuti. Di saperi. S’è accertato che i docenti possedessero un kit culturale da verificare. Nessuno ha mai accentato la valenza pedagogica che dovrebbero detenere. Nè s’è mai sognato, di collaudare tali operatori anche con test specifici. Sarebbe proprio il caso, invece, di rodare il personale, prima d’immetterlo tra i banchi di ogni ordine e grado. Tenendo presente l’oneroso ruolo che non fa sconti di sorta, sulla pelle specialmente dei minori. In gioco, la loro crescita. Il che, non è certamente poco!

Un commento »

  • Giovanna Rezzoagli scrive:

    Per esperienza personale posso affermare che l’istituzione scolastica tende a difendersi chiudendosi a qualsiasi tentativo di portare al suo interno interventi rivolti agli alunni che mirino ad informare e a favorire il dialogo. Un progetto di stage, elaborato dalla sottoscritta di concerto col Dirigente scolastico di un Istituto della mia città,finalizzato alla socializzazione tra alunni “problematici” (i classici bulli, coloro che hanno un rendimento scolastico scarso o, all’opposto, altissimo)è stato respinto dal Collegio Docenti con la motivazione che vi era il rischio che i ragazzi parlassero a me Couselor di tematiche personali. La domanda ovvia è: e allora il problema quale sarebbe?
    La deotologia mi impone il segreto professionale, quindi il rischio concreto non sembra essere per i ragazzi, ma per chi ha da temere che gli stessi abbiano da raccontare cose che è meglio non si sappiano. Teorie recenti che trattano di psicologia dinamica avanzano l’ipotesi che il soggetto con pulsioni pedofile sublimi le proprie tendenze proprio giungendo a ricoprire posizioni, di lavoro o di contatto sociale, che implichino contatti con bambini ed adolescenti. IL rischio non necessita, a mio parere, interpretazioni.
    Giovanna Rezzoagli

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