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Quarti Poteri Tra Stato e Partito

Inserito da on 12 maggio 2009 – 17:22No Comment

  Michele Ingenito

Presentata ieri sera l’ultima fatica dell’ex-Ministro delle Aree Urbane Carmelo Conte Dal quarto stato al quarto partito. Tra i presenti, il Ministro Mara Carfagna. Assenti non meno vip, Ciriaco De Mita. Pare per “colpa” di Angelo Villani che, a sua volta, non era presente per analogo motivo. Botta e risposta, insomma, tra due ex-componenti di una medesima area politica. Per un PD che così tracolla.Ne ha risentito inevitabilmente il dibattito, che si è snodato pacatamente tra critiche e riflessioni, privo, però, di quel pizzico di pepe che l’uomo di Nusco avrebbe certamente fornito. Non abbiamo ancora letto il libro dell’ex-ministro, che gode di una introduzione di Giulio Andreotti. Non è un caso questo. Andreotti nutriva una profonda stima per quel ministro socialista del suo governo. Pare che addirittura lo “temesse”, avendone compreso a fondo le qualità politiche applicate ad una visione non comune sulle prospettive del partito di cui faceva parte e sulle conseguenti strategie che si rivelarono vincenti. Almeno a Salerno, dove Conte – Craxi suo malgrado benedicente – osò sbattere la ex-DC all’opposizione; attirandosi per questo le “ire” (e, ne siamo convinti, la vendetta) di chi, come al solito, tramava nell’ombra. Non dimenticheremo mai gli articoli quotidiani di una testa d’ariete (si fa per dire) dell’epoca, un giornalista locale del “Mattino” di Napoli, di recente specializzatosi in arte culinaria. Un bel salto di qualità, non c’è che dire. Quel tizio ebbe carta bianca, all’epoca, dai padri-padroni di quel quotidiano regionale e dai padri-padrini politici che agivano dietro le quinte, per sputare veleno contro un Conte “reo” di appartenere ad un PSI finito – non senza torti in assoluto – tra le grinfie di Mani Pulite. Fino a quando, la macchina della calunnia abilmente manovrata dai poteri occulti e forti del sistema “incastrarono” a livello giudiziario l’ex-ministro. Incastro dal quale solo di recente la vera addetta ai lavori – la magistratura salernitana – lo ha correttamente prosciolto con formula piena. Ne ha approfittato il ministro Carfagna per ribadire la linea del governo in riferimento all’azione eversiva di una parte minoritaria ma influente della magistratura italiana che, in quegli anni, fece il bello e il cattivo tempo, fino a quando l’intero sistema politico del paese crollò.Il dibattito si è un po’ acceso nel finale su questa riflessione. Riflessione, a nostro avviso, monca, però. Perché non fu e non è soltanto una parte minoritaria della magistratura di ieri e di oggi che mortifica, sovente, ed offende, il lavoro tenace, silenzioso, onesto e non plateale della parte sana e prevalente della categoria, nei confronti della quale nutriamo il dovuto rispetto. Certo, al dibattito è mancato una estensione di responsabilità per questa maniera tutta italiana di agire pubblicamente e non sempre con la dovuta correttezza professionale. La Carfagna ha accusato una minoranza di magistrati che, pur sbagliando ed abusando grossolanamente dei propri poteri fino a sostituirsi, a volte (Mani Pulite insegna), a quello politico-istituzionale, non paga adeguatamente per i propri errori. Analogo problema, però, esiste per certa stampa. Forse la presenza del moderatore – il direttore del “Mattino” Mario Orfeo da tempo coinvolto in una pesante azione di responsabilità civile per colpa di qualche suo inviato professionalmente carente – ha “sconsigliato” per buon gusto e dovere di ospitalità di ampliare il quadro di un certo disastro etico e professionale che connota molto spesso le pagine dei giornali. Di giornali dignitosi che pagano a volte un prezzo altissimo per uno o due tronfi di periferia, specializzati nel ricatto e nella vendetta per favori richiesti ma loro negati. Di casi del genere ne capitano a tutti. Capita sempre, prima o poi, di imbattersi in qualche Mr Beef che sbuffa vuoti gastrici da mattina a sera invece di curarsi i disgustosi pronunciamenti addominali, o in analoghi soggetti adusi alla diffamazione pur di vendicare “l’onore” di una o più bocciature universitarie rifilate a nipoti ignoranti ed immeritevoli. Agli occhi di tali “artisti” della carta stampata è “reato” ignorare le loro raccomandazioni. Quale offesa, dunque, arrecata al nostro eroe! Da pagare nell’inchiostro rosso-sangue prima o poi!Ecco, anche questo sarebbe stato opportuno ricordare nel dibattito di ieri sera. Le pecore zoppe, a qualsiasi categoria appartengano, vanno eliminate.  Con il dovuto rigore. A cosa servono, altrimenti, le scuole di preparazione ai concorsi in magistratura o le scuole di giornalismo che tanto denaro assorbono dalle tasche dei contribuenti?Non tutti, purtroppo, si chiamano Berlusconi, non tutti possono permettersi un Ghedini che li difenda. E, proprio grazie a ciò, quei tanti cittadini onesti investiti dalle vendette trasversali per non avere ceduto ai potenziali corruttori, pagano il prezzo dell’arroganza, della disonestà, delle mascalzonate di amanti del torbido, che non esitano ad usare per propri fini il potere ricattatorio della penna che presumono di sapere usare. Mettendosi sotto i piedi, talvolta, la prudenza, atteso che nelle stesse inchieste da loro divulgate nonostante il segreto istruttorio ci sono loro strettissimi congiunti per ipotesi di reati pesantissimi ancorché non resi noti. Ha fatto bene, dunque, Conte ad evidenziare il rammarico per una vicenda giudiziaria ingiustamente ed a lungo patita, trattandola in uno specifico capitolo del suo libro. Il direttore del “Mattino” non ha condiviso questa impostazione personalistica, valutandola come sfogo personale scarsamente in tema con l’intero volume. E’ ovvio! Non è stato Orfeo a pagare il peso della calunnia che, anni or sono, privò l’Italia ed il Mezzogiorno di uno dei suoi uomini politici migliori!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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