Home » >> Giudiziaria

MCM: il sindaco Vincenzo De Luca è innocente

Inserito da on 25 aprile 2009 – 13:54Un commento

Aldo Bianchini

De Luca è innocente? Certamente sì. Ma per un personaggio della statura politico-amministrativa di De Luca, è sufficiente dire che è innocente per assolverlo? Certamente no. E allora è necesario capire perchè De Luca è innocente. Chiariamo subito un concetto di fondo. Con la legge del 1998, quella che ha segnato decisamente la svolta epocale della “pubblica amministrazione” fissando i criteri per l’individuazione delle precise peculiarità (e responsabilità!!) dei politici e dei dirigenti della “p.a.”. Ai politici spetta il ruolo di programmazione, di scelta e di indirizzo dell’attività politico-amministrativa; ai dirigenti, quello di tradurre  l’azione politico-amministrativa in “atti e procedimenti” conseguenziali, assumendone ogni e totale responsabilità. La legge fu voluta e votata a maggioranza del centro-sinistra di D’Alema e molti osservatori, negli anni successivi, dichiararono a più riprese che ormai le frequenti incursioni dei “sostituti procuratori d’assalto” nella pubblica amministrazione, erano belle e finite. Certo i PM avrebbero potuto ancora colpire i responsabili dei “procedimenti amministrativi” ma difficilmente avrebbero potuto dimostrare le responsabilità dei politici se è vero, come è vero, che ad essi spettava e spetta la programmazione, la scelta e l’indirizzo. Ebbene, dopo questa breve digressione, torniamo subito al caso che ci interessa di più: il processo MCM e l’eventuale rinvio a giudizio di De Luca. L’accusa principale a carico del Sindaco, perchè di questo si tratta, consisterebbe nella tesi del pm Gabriella Nuzzi secondo cui De Luca, nella sostanza, era stato il vero “istigatore e ispiratore dell’operazione” (delocalizzazione delle manifatture da Fratte nella zona ASI senza che Vincenzo Iannucci fosse in possesso della disponibilità dell’area ex Texal) ed anche “vero animatore” della delibera n. 11 del 28/3/2003 (variante al Piano Urbanistico Commerciale) di cui avrebbe beneficiato l’imprenditore napoletano Giovanni Lettieri. La figura di “gran visir” è stata, in udienza, decisamente contestata dall’amministrativista Antonio Brancaccio, assumendo che: “E’ una contestazione che offende la nostra Carta Costituzionale in quanto De Luca, in veste di parlamentare, si è solo limitato a esercitare la funzione politica che la Costituzione gli attribuisce. De Luca all’epoca dei fatti contestati, è opportuno ricordare, non era sindaco ma deputato al parlamento per il collegio elettorale (allora c’erano i collegi ristretti) che comprendeva tutta la Città e parte della Valle dell’Irno, quindi esercitava a pieno titolo il suo mandato popolare programmando, scegliendo e indirizzando l’azione politico-amministrativa soprattutto della città  di Salerno, coperta per intero dal suo collegio elettivo.  Ad altri spettava il compito di tradurre quelle indicazioni in atti e procedimenti amministrativi concreti. Non esiste nessuna prova e neppure flebili indizi (anche dopo la distruzione delle intercettazioni telefoniche autorizzata dalla Camera dei Deputati!!) su un diverso coinvolgimento di Vincenzo De Luca nella vicenda. Oltretutto l’avvocato Paolo Carbone, ottimo penalista salernitano, in merito all’accusa di artifizi-raggiri e truffe (contestata a De Luca soltanto dopo la contestazione di “istigatore e ispiratore”) ha così argomentato la difesa: “Abbiamo dimostrato l’assoluta mancanza sia dell’elemento soggettivo del reato, cioè del dolo, che di quello oggettivo, non esistendo nè artizi nè raggiri in quanto il Consiglio Comunale (nella sua sovranità ) ha deliberato il trasferimento dell’MCM nella zona ASI dopo un ampio dibattito, giungendo alla decisione adottata all’unanimità…..con quella scelta c’è stato un rilancio della concezione industriale nel salernitano con una valorizzazione di quella vocazione”. Considerato che la prima accusa è totalmente evanescente, la seconda cade conseguenzialmente. Una difesa eccellente, non c’è che dire, da parte dei due stimati avvocati salernitani, portata avanti tutta in punta di diritto per smontare un “castello accusatorio” che, alla luce degli atti, appare quanto mai raffazzonato almeno per il sindaco De Luca. Insomma, solo indizi, non prove; indizi fra l’altro non gravi, univoci e concordanti per essere elevati a dignità di prova, come è necessario per un rinvio a giudizio. Per colpire De Luca, la Procura dovrebbe dimostrare che l’allora deputato era capace di manipolare l’intero consiglio comunale (opposizione compresa), il sindaco e gli assessori dell’epoca e tutti i dirigenti comunali, i quali conoscevano benissimo quali fossero le loro precise responsabilità nel portare avanti tutti gli “atti amministrativi conseguenziali” alle scelte ed alle indicazioni politiche. E per fare questo, la Procura dovrebbe essere in grado di dimostrare in che modo e con quali strumenti (fisici o psicologici!!) De Luca sia stato capace di mettere al suo servizio decine e decine di persone. E’ più facile credere, invece, che siamo di fronte ad “un disegno criminale” teorizzato dall’allora pm Filippo Spiezia ( che in questa Città non ha quasi mai vinto un grosso processo) e ampliato e portato avanti dalla pm Gabriella Nuzzi sulla base di una “suggestione collettiva” che caratterizzò quella stagione di cambiamenti. Insomma una costruzione accusatoria non basata su prove ma su semplici e flebili indizi, spesso contrastanti tra loro, destinati a cadere miseramente mercoledì 29 aprile 2009. Le nuove intercettazioni promesse dal PM si scioglieranno come neve al sole. De Luca, quindi, a mio modesto avviso (ovviamente opinabile!!), va assolutamente tirato fuori dalla vicenda dell’MCM ed assolto in sede di giudizio preliminare semplicemente perchè “innocente”. Altra storia per tutti gli altri che dovranno,invece, dimostrare la loro assoluta estraneità ai fatti contestati e la perfetta legalità dei “procedimenti amministrativi” preparati e sottoscritti.

Un commento »

Lascia un commento!

Devi essere logged in per inserire un commento.