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Colombia vip al Casino Sociale

Inserito da on 6 aprile 2009 – 11:31Un commento

Michele Ingenito

 

Ospiti d’eccezione, sabato sera, al Casino Sociale della città. Mimetizzata tra un pubblico discreto ed elegante, una delegazione ai massimi livelli delle istituzioni e dell’accademia della repubblica colombiana ha seguito compiaciuta una applauditissima kermesse cabarettistica del noto artista napoletano Luciano Capurro, nipote di Antonio, autore di “O’Sole mio”. Lo spettacolo ha riscosso consensi unanimi e l’auspicio di una pronta replica. ‘Nascosti’ tra il pubblico erano presenti il ministro consigliere del presidente della repubblica della Colombia Josè Obdulio Gaviglia, il rettore della università cattolica di Bogotà Francisco Gomez Ortiz e il preside della facoltà di scienze politiche Humberto Grimaldo. A far loro gli onori di casa l’ex-senatore della repubblica on. Leo Borea, attuale Capo del Dipartimento dei Servizi Civili di Palazzo Chigi. Le tre alte personalità del mondo politico ed accademico di quel paese stanno per concludere una importante missione culturale nel nostro paese, che si concluderà con la loro visita alla nostra università e con la conferma dell’accordo già esistente tra il proprio ateneo ed un centro di studi ispanici di Salerno. Nei giorni scorsi la delegazione colombiana è stata ricevuta dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi in rappresentanza del Presidente Silvio Berlusconi, dal senatore Luigi Compagna in rappresentanza del Presidente Renato Schifani e dai giudici Giuseppe Frigo, Luigi Mazzella, Maria Rita Saulle e Giuseppe Tesauro in rappresentanza del Presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante. L’università colombiana vive un momento di grande apertura nei confronti di alcuni paesi d’Europa, in particolare dell’Italia. Come è noto, non sono poche le nazioni del Sud-America che si avvalgono delle fonti del nostro diritto per disciplinare le proprie leggi interne ed internazionali. La politica del presidente Alvaro Uribe Velez incoraggia da tempo i contatti con l’Europa e proprio per questo il suo “Gianni Letta” – ministro consigliere Josè Obdulio Caviglia – ha programmato una serie di incontri nel vecchio continente, cominciando proprio dall’Italia. Quel che colpisce di questa delegazione, molto ‘americana’ in tal senso, è la giovane età dei suoi due accademici, nonostante le cariche di grande responsabilità ricoperte nel loro paese. E’ un segnale di avanguardia e di dinamismo che dovrebbe insegnare molte cose alla ‘vecchia’ Italia, sempre più ‘afflosciata’ ai piedi claudicanti di vertici solitamente in transito verso la pensione.Progredire, in tutti i sensi, vuol dire affrontare in prima persona le esigenze da risolvere. E, quindi, guardarsi intorno, ‘volare’ là dove c’è il meglio che insegna, fare tesoro delle esperienze altrui, per coagulare tutto ciò ed innescarlo nel tessuto sano del settore di appartenenza. Ma per fare questo occorre quella matura giovinezza capace di reggere agli sforzi del tempo e dell’età. Che, come accade, poi, nella giovanissima America – ieri di Kennedy, oggi di Obama – prelude quasi automaticamente, per i suoi protagonisti, a conseguenti incarichi di governo, di solito ai vertici dei ministeri più prestigiosi. E’ un bisogno, questo, che i più ‘poveri’ di tradizione, ma giovani nelle energie e nella volontà di imitare gli altri in modo sano e costruttivo, colgono con impressionante capacità di agire. Per riversarlo nelle proprie esperienze, nel proprio patrimonio, in quel DNA che, nel caso specifico della Colombia, benché all’epoca irrorata attraverso i gettiti amari della colonizzazione e dello sfruttamento delle popolazioni indigene, si abbeverò, poi, nei secoli a venire, alla fonte di una grandissima civiltà, cultura e tradizione quali quella delle Spagna dal Cinquecento in su, per costruirvi una vera storia di crescita e di progresso. Come gran parte dei paesi sudamericani, nonostante i suoi problemi, le sue difficoltà, le sue crisi che per anni l’hanno investita e perfino travolta a causa dei traffici di droga e dei suoi famigerati “cartelli”, la Colombia resta un paese cattolico bello ed ospitale. Un paese che, nelle fonti, ha ispirato parti di grandi capolavori letterari. Dal “Robinson Crusoe” di De Foe, per i suoi riferimenti al celebre fiume Orinoco che in parte l’attraversa, alla  “Valle dei Ciechi” di H. G. Wells, grazie ad un territorio che, dal confinante Ecuador, dolcemente vi degrada in prospettiva, pur senza toccarla. Certo, la minoranza bianca al potere deve lavorare ancora molto, moltissimo in questo meraviglioso paese, se vuole davvero garantire un futuro meno infelice alla stragrande maggioranza della popolazione di sanguemisti, in prevalenza meticci, così come alle sparute rappresentanze di negri e di indios che pure ne fanno parte. E quello della cultura, dell’intreccio con le esperienze dei paesi più avanzati del mondo come l’Italia, resta uno dei “sentieri” privilegiati lungo i quali muoversi. Ecco perché l’’offensiva’ culturale del presidente Alvaro Uribe attraverso alcuni dei suoi uomini di punta, non a caso accademici, è degna di attenzione e di rispetto. L’Italia, madre di storia, di cultura, di civiltà e di tradizione nobile ed antichissima, ha sempre dato, in tal senso, un esempio di grande disponibilità e di accoglienza. Mettendo a disposizione delle più giovani nazioni, come quella della Colombia, la sua proverbiale ospitalità, il suo insegnamento, la sua accoglienza. Cosa di cui Salerno può menare giusto vanto.

 

Un commento »

  • “Certo, la minoranza bianca al potere deve lavorare ancora molto, moltissimo in questo meraviglioso paese, se vuole davvero garantire un futuro meno infelice alla stragrande maggioranza della popolazione di sanguemisti, in prevalenza meticci, così come alle sparute rappresentanze di negri e di indios che pure ne fanno parte”.
    Vorrei richiamare la sua attenzione su due fatti:
    Il primo che le è evidentemente sfuggito è che ci troviamo nel 2009 e non nel 1800 come il suo linguaggi lascia intendere. Minoranza bianca al potere? Ma per favore nemmeno alle elementari…
    Secondo non dico di sforzarsi un granchè ma una lettura evloce al rapporto Amnesty International sulla situazione dei diritti umani che quella “minoranza bianca” al potere viola sistematicamente non potrà che farle del bene. Se decidesse di scrivere anche questo oltre alle baggianate raccontate nel suo articolo farebbe un favore ai suoi lettori.
    Saluti.

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