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Salerno: i gusti di marzo al Convento San Michele

Inserito da on 24 marzo 2009 – 09:30No Comment

 

Giovedì 26 marzo, si terrà, con “Colors” di Rovì, il secondo appuntamento dei “Gusti di marzo” – uno spazio linguistico di confronto dedicato alle arti visive e ai giochi musicali – curato da Antonello Tolve e Toto Valitutti – programma inserito nel vasto scenario della seconda edizione di “Quello che passa al convento”, il ricchissimo cartellone promosso dal Convivio delle Arti dei Rozzi e degli Accordati, presieduto da Vito Puglia, con il contributo del Comune e dell’Ente Provinciale del Turismo di Salerno, del Pastificio Amato, della Centrale del Latte e di Salerno Energia e la collaborazione della web radio Unis@und, ospite del Convento di San Michele, gestito da Marco De Simone. Portando avanti il palinsesto di mostre organizzate presso il Convento San Michele con un discorso dedicato alle arti visive che comunicano con i circuiti della “disco-music”, Rovì – artista versatile e che utilizza la citazione e il “ritorno” (“volver”) – propone una serie di immagini potentemente aggrappate ad un linguaggio antico, quello della pittura, reificato attraverso procedimenti “eterolinguistici” e “transdecorativi”. Rovì soppianta ogni tecnica tradizionale (ogni tradizionale frase rituale di matrice pittorica) per proporre superfici graffiate da azioni che increspano la superficie mediante formule cromatiche assolutamente

Mettendo in campo uno scenario riflessivo incentrato sulla superficie pittorica, sul «terreno supportuale», per disegnare, di volta in volta, «uno spazio asettico e transdecorativo» in cui modellare un «gustoso e piacevole manierismo materico che elogia, fondamentalmente, l’asimmetrico e il disarmonico» (Antonello Tolve), l’artista propone scenari che dalla bidimensionalità tendono (e accennano con vigore) a costruire ambienti tridimensionali, tesi in altre parole, a diventare, fortemente, “manto poetico” che avvolge le cose per ripresentarle travestite di nuovo. Recuperando i sentieri d’un linguaggio antico, quello della pittura naturalmente, Rovì traccia, così, un forte e vivace segmento riflessivo che percorre agevolmente, con delicatezza e precisione tecnica, le note dell’astrattismo – un astrattismo lirico (e materico) appunto – per procedere verso programmazioni “sur-cromatiche” tese ad evidenziare fortemente, in termini fisici e chimici particolarmente, la bidimensionalità del piano di lavoro, il suo tessere con efficacia, di volta in volta, racconti muti, mutevoli, magici e, nel contempo, freddi, imbalsamanti forme e figure. Dopo un primo appuntamento dedicato a “Drim” di Pierpaolo Costabile, “Colors” di Rovì propone, così, per il Convento San Michele, la seconda tappa di una «visione “bipolare” e “bioculare” dell’arte» (Tolve) alla quale si allacciano, con “passione” e “ragione” lineare, progetti gastronomici, azioni aperte a contaminazione e reazioni (relazioni) linguistiche di matrice altamente – e piacevolmente – rizomatica, multidisciplinare.

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