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Verità scomode(perciò mai raccontate)riceviamo e pubblichiamo

Inserito da on 15 marzo 2009 – 08:093 Comments

 

 

Roberto De Luca – in un giorno festivo (15 Marzo 2009) da un melmoso pantano della coscienza civica in cui è difficile far venire a galla alcune verità

 

 

Articolo 1 legge 157/92

La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della Comunità nazionale e internazionale.”

 

Arrivano di nuovo le cicogne nel Vallo di Diano, in un territorio a ridosso tra Teggiano e Sala Consilina, in località Pantano. Una regina della natura, la cicogna. Un esemplare elegante e dignitoso, forse l’emblema della grazia nel mondo animale. Scomparsa dalle nostre terre anche a causa dell’aggressività dei suoi abitanti, ha fatto ritorno, nidificando la prima volta nel 1996 su un traliccio dell’ENEL, quando forse altre terre erano diventate troppo insicure e perciò inospitali. Un esemplare intelligente e sensibile, la cicogna. Leggiamo il passo di una scheda, messa a punto da Paolo Abbate, naturalista di Napoli, in occasione della sua visita al nido delle cicogne qui nel Vallo di Diano nel 2003.

La specie (come altre specie migratorie) attraversa da tempo una profonda crisi, tanto da rientrare nella lista delle specie in pericolo di estinzione. La ragione è ancora da attribuirsi all’azione dell’uomo che, oltre  a praticare la caccia illegale, restringe e minaccia l’habitat della cicogna bianca, sia nelle aree di svernamento che in quelle di nidificazione, attraverso l’uso di pesticidi, le linee di alta tensione, la perdita di aree umide e l’intensa cementificazione. Ad esempio, nei paesi subsahariani, dove la specie sverna, le fonti di cibo quali insetti, rettili, anfibi, piccoli mammiferi sono notevolmente diminuite per la trasformazione di vaste zone di savana e di steppa in monoculture cerealicole, in cui si fa ampio uso di pesticidi e fitofarmaci che avvelenano le aree di pascolo. Ma anche le zone di nidificazione delle popolazioni orientale e occidentale presentano gravi problemi, tanto è che in Europa la specie è diminuita del 40% in questi ultimi decenni ed “in aree in cui la specie risultava comune è oggi quasi scomparsa” o sensibilmente ridotta (vedi Grecia, Spagna, Olanda, Svezia, Svizzera). Dunque, l’uomo con la sua crescita demografica ed economica rappresenta la causa della crisi suddetta.

E tutto il nostro tormento iniziò nel lontano Novembre 2003, quando indicemmo, insieme ad altre cinque associazioni ambientaliste, un incontro a Sala Consilina sulla salvaguardia dell’habitat della Cicogna. Le associazioni partecipanti erano le seguenti: VAS Campania, Codacons Sala Consilina, ATAPS-FIPSAS, WWF Campania, Associazione Risorse di Santa Marina, LIPU. Tutte queste associazioni richiesero, in data 01-03-2004, al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Campania l’istituzione urgente di una Zona di Protezione Speciale (o ZPS) a norma della direttiva UE UCCELLI del 2 Aprile 1979. La Regione Campania, per mezzo dell’Assessorato alle Politiche Ambientali, propose, in data 15-12-2005, sulla base della nostra richiesta, in una riunione con i rappresentanti degli Enti Locali, una prima perimetrazione, che interessava i Comuni di Sala Consilina, San Rufo, Sassano e Teggiano. Non conosciamo i dettagli della perimetrazione proposta dalla Regione agli Enti, ma è facile capire che essa potrebbe comprendere la fascia del fiume Tanagro, insieme ad alcuni canali attigui, che va dal boschetto paleo-palustre di Sassano fino alla zona in cui le cicogne hanno nidificato. L’urgenza della richiesta era dovuta al fatto che proprio a Teggiano e a Sassano si stavano progettando due zone industriali, una vicina al nido delle cicogne, l’altra a ridosso del boschetto paleo-palustre, rispettivamente. Entrambe le zone erano state individuate, dalla Comunità Montana del Vallo di Diano, come aree di pregio ambientale per il comprensorio. Ancora nulla è stato fatto nella direzione della protezione di questi luoghi. Intanto però l’assessore all’Ambiente è stato coinvolto in una vicenda giudiziaria, che lo ha portato alla reclusione. Gli enti locali sonnecchiano (loro stato naturale, quando non sono in gioco interessi particolari) e che cosa accade adesso?Adesso la valorizzazione di una zona acquitrinosa proprio a ridosso del nido della cicogna a Teggiano è completa: vi si è insediata una zona industriale fantasma, ma completamente urbanizzata (ineffabile sapienza umana, dove si sfida la natura per portare avanti un’improbabile strategia di sviluppo!). E il boschetto paleo-palustre? Ospiterà una seconda zona industriale. E come non magnificare le opere dei nostri benefattori, che pensano al futuro con i metodi soliti? Quali metodi? A Sassano, di recente, un gruppo di cittadini si chiedeva in merito alla vicenda, in un manifesto pubblico, se essa fosse “un balordo tentativo di favorire alcuni amici e parenti di funzionari ed amministratori e la causa di enormi danni economici provocati a cittadini e al Comune stesso”.Torniamo alle cicogne, per le quali avremmo voluto un parco attrezzato a verde, con punti di osservazione e ristoro (a debita distanza dal nido) per gite di ragazzi e famiglie. Invece c’è chi ha sognato capannoni, tanto, diceva, il ciclo di vita della cicogna è di soli quindici anni, facendosi i conti dei mesi che restavano da vivere alla coppia che aveva nidificato nel Vallo di Diano. Si giustificava così l’intervento del Comune di Teggiano, in modo assurdo e arrogante, nell’incontro del Novembre 2003 tenutosi a Sala Consilina. Adesso chi negava un habitat ideale alla cicogna si trova a lottare (sembra in prima fila) contro l’assurdo inceneritore di Atena Lucana. Leggi del contrappasso terreno, tutto interno al mondo animale? Poco distante al nido della cicogna, oltre all’area industriale deserta, una centrale fotovoltaica e il sito di trasferenza del Comune di Teggiano. Tutto in perfetta sintonia con l’habitat dell’uccello. Ora gli eventi di furto di pannelli fotovoltaici nella centrale di Teggiano ci fanno riflettere non poco come contribuenti attivi. Con i nostri soldi (danaro pubblico) abbiamo finanziato la costruzione della centrale fotovoltaica, vicino al nido della cicogna, nella quale è visibilissima la mancanza di numerosi pannelli. E però, come contribuenti attenti, dobbiamo chiederci se tale centrale sia attualmente in uso, ovvero se essa eroghi una potenza finita alla rete elettrica locale. A questa domanda potrebbe e dovrebbe rispondere l’Amministrazione del Comune di Teggiano, che dovrebbe specificare, in caso di utilizzo attuale della tecnologia fotovoltaica, anche il numero di KWatt erogati  dalla centrale, nel suo stato attuale, in media durante l’anno, anno per anno. Se però, per assurdo, immaginassimo che la centrale non fosse in uso, ovvero che da essa non si riuscisse, attualmente, a derivare potenza da destinare alla rete elettrica locale, nemmeno in questo caso dovremmo seguire il pensiero bislacco che i ladri, avendo rubato i pannelli, stiano tentando, da soli, di mettere a frutto i danari pubblici. Questo modo distorto di guardare alla realtà, infatti, potrebbe essere definibile come apologia di reato. In questo perverso contesto logico, infatti, i ladri di pannelli diverrebbero dei buoni cittadini, che cercano di utilizzare correttamente i soldi dei contribuenti, mentre gli amministratori ricadrebbero in una categoria diversa. Una sorta di mondo alla rovescia, insomma. A questa logica non ci vogliamo piegare, perché crediamo che le istituzioni agiscano nell’interesse del cittadino e che i soldi dei contribuenti vengano utilizzati con oculatezza, anche quando si tratta di costruire una centrale per generare elettricità dalla fonte di energia rinnovabile per eccellenza: il sole. Sarebbe infatti un vero spreco di danaro pubblico investire in una centrale fotovoltaica, che ha tempi di ammortamento molto lunghi, essendo particolarmente oneroso l’investimento iniziale, e poi lasciare il tutto inutilizzato e malamente custodito. Non rientra nella nostra logica questo modo di agire, né nella logica del contribuente medio. Non rientra nella logica comune utilizzare un’area di pregio ambientale come area industriale. Ma questi sono i luoghi e questi i fatti, mai detti e nemmeno sussurrati. Nessuno ha il coraggio di dire, perché solo il raccontare queste cose fa male al cuore, mentre le istituzioni di controllo fanno la loro parte nell’assecondare i sonni profondi della coscienza dei cittadini assuefati ormai all’assurdo. Ma, per favore, non cadete mai nella tentazione di pensare che votare i ladri di pannelli solari sia più conveniente, dal punto di vista sociale, che concedere fiducia a qualche amministratore locale.

 

 

3 Comments »

  • Gennaro scrive:

    Chissà se almeno qualche cicogna o altro uccelletto avrà almeno trovato riparo dalle intemperie e dalla calura estiva al riparo dei pannelli non ancora rubati!
    Avete notizie in merito?
    Grazie e buon lavoro.. non mollate con le denunce di sprechi finalizzati all’arricchimento dell’immatura industria ecologica dei ricchi!

  • Oplà scrive:

    Siamo alle solite… e magari qualche “megafono” mistificatore prestato al sistema dirà pure che la centrale funziona, che il comune è sensibile all’ambiente ed alla produzione di energia pulita e che… tutti i pannelli sono al loro posto, mentre quello che viene descritto è solo illusione ottica, o frutto di un incubo visionario…

  • Roberto De Luca scrive:

    La questione della centrale fotovoltaica di Teggiano è gravissima, a mio parere (in questa Italia, tuttavia, questo aspetto passa in secondo ordine rispetto ad aspetti più gravi). Oggi, complice anche certa stampa, ormai appiattita sul potere politico-finanziario, dal quale essa trae la sua fonte di sopravvivenza, non viene fuori il problema. Non si riesce a comprendere, infatti, se la centrale è attualmente in funzione e quanti KWatt, in media, riesce ad erogare, rispetto ai 500 KW per i quali essa era stata progettata e realizzata. Addirittura, la questione è venuta di nuovo fuori, in modo distorto – secondo il mio parere, con il rapporto Legambiente “Comuni Rinnovabili 2010″, dal quale leggiamo quanto segue.

    ……………………….

    “Sono 583 le Amministrazioni Comunali che attraverso il questionario di Legambiente hanno dichiarato di aver installato pannelli fotovoltaici sui tetti delle proprie strutture, 156 in più rispetto al 2009 per una potenza totale di 21.194 kW. Il Comune che risulta avere la maggior potenza installata è il Comune di Bologna con 1.966 kW, seguito dal Comune di Verona con 1.134,46 kW e dal Comune di Isera con 805 kW. A Bologna è interessante il progetto portato avanti insieme all’Ente pubblico che gestisce il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, con installazioni che hanno
    coinvolto 63 edifici. Gli impianti sono in grado di produrre 1,5 milioni di kWh annui che permetteranno di risparmiare 1.500 tonnellate di CO2 all’anno.

    PRIMI 10 COMUNI DEL FOTOVOLTAICO IN EDILIZIA

    PR COMUNE kW

    1 BO Bologna 1966
    2 VR Verona 1134,46
    3 TN ISERA 805
    4 PO prato 598
    5 SA TEGGIANO 500
    6 TN Carano 500
    7 AP MONTEPRANDONE 404
    8 BZ LACES 370
    9 PU Pesaro 294
    10 RM Roma 256,62

    Fonte: Rapporto “Comuni Rinnovabili 2010” di Legambiente.

    Una spinta alla diffusione del fotovoltaico è importante che venga anche dall’integrazione in edilizia e in particolare laddove è più semplice, ossia nei nuovi interventi edilizi. Sono 76 i Comuni che hanno introdotto, secondo quanto previsto dalla Finanziaria 2008, all’interno del proprio Regolamento Edilizio l’obbligo di installazione di pannelli solari fotovoltaici per almeno 1 kW ad alloggio nella nuova edificazione. A questi obblighi comunali
    si aggiungono quelli regionali che complessivamente permettono di
    disegnare una cartina dei territori “più avanti” in Italia nella spinta a questa tecnologia”.

    ……………………..

    La questione è grave per due motivi. Il primo motivo (e forse il più grave) è che, se ci si riferisce all’installazione della centrale fotovoltaica, allora la potenza attualmente erogata non può essere quella originale (500 KW, appunto!) perché la stessa centrale è priva di molti pannelli (asportati a più riprese da ladri).

    Il secondo motivo è che, chi ha fornito i dati, riferendosi forse alla centrale, non avrà ben compreso che vi è una differenza tra gli impianti su strutture pubbliche e quelli delle centrali solari. Pur tuttavia, il dato è rimbalzato su certa stampa che, senza domandarsi nulla e ignorando (ovviamente!) quanto scritto nel presente articolo, ha comunque magnificato l’operato delle amministrazioni locali per le solite questioni di mercato.

    Con questo modo di agire, la verità viene fatta a fette e il Paese viene condannato, come giustamente fa presente Oplà, ad un rapido declino, in quanto i furbi e i profittatori, che si annidano in ogni dove, avranno sempre più buon gioco, a discapito delle persone perbene, responsabili e rispettose delle regole.

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