Mercato SanSeverino: S. Vincenzo di Saragozza, venerato

 

Annamaria Noia

S. Vincenzo di Saragozza, arcidiacono e martire, è patrono della frazione S. Vincenzo di Mercato S. Severino e qui è venerato con tutti i “crismi” e la devozione dovuti. Il suo dies natalis, la sua ricorrenza, cade il 22 gennaio. In occasione della festa liturgica del grande santo – patrono di vignaioli, di viticoltori, di commercianti di vino, di fabbricanti di aceto e perfino degli operai addetti ai tetti – nella zona del Sanseverinese, dove sorge la chiesetta che porta il suo nome, è stato festeggiato tale taumaturgo con un triduo di preghiera, tante SS. Messe e la proiezione di filmati inerenti testimoni della nostra fede (la Madonna, Piergiorgio Frassati, madre Teresa di Calcutta), per finire con un momento conviviale nell’oratorio vicino la suddetta chiesa.Vincenzo, il più celebre dei martiri spagnoli, dal latino: “vincente, vittorioso”, nacque nel terzo secolo, morì nel 304 circa, in Valenza (Spagna); come emblema ha la palma del martirio, comune a tanti altri santi torturati e uccisi per la fede in Cristo, perché rifiutarono di abiurare la Parola. Oltre che di Saragozza il Nostro è anche patrono di Macon e Viviers, in Francia; di Berna (Svizzera), di Soignes (Belgio), di Vicenza, Saint-Vincent (Aosta), Cernobbio (Como), Ugento (Lecce), nonché – appunto, come ricordato – di Mercato S. Severino. Nato in Spagna, a Huesca, da una famiglia consolare, fu affidato al vescovo di Saragozza Valerio, per essere avviato agli studi. Cresciuto alla scuola e alla sequela di costui divenne più eloquente di Valerio, che lo fece arcidiacono e lo incaricò di predicare il Vangelo e di attendere ai servizi di carità e all’amministrazione dei beni della comunità, compiti propri e caratteristici del ministero diaconale. Si narra che perfino i pagani apprezzassero il suo zelo nel soccorrere i più bisognosi, e molti si lasciavano conquistare dalla sua parola convincente, anche perché Valerio stesso era balbuziente, bleso (dal termine “bleso”, in latino: “blasius”, deriva il nome di S. Biagio). Quando scoppiò la persecuzione dell’imperatore Diocleziano, il governatore di Valencia o Valenza, Daciano, nel 302 si lanciò con grave ferocia contro i cristiani di Spagna. Valerio e Vincenzo furono sottoposti ad inaudite e atroci torture, ma resistettero senza negare la propria fede, anzi testimoniandola meglio (il termine greco: “martire” significa infatti “testimone”). Si racconta che Daciano, non riuscendo a piegare Vincenzo che professava forte la sua fede, avesse escogitato ogni sorta di tormenti: punte acuminate, verghe, frustate, fuoco e tutti i generi di torture. Più aumentavano le torture più Vincenzo rimaneva sereno e disposto a seguire Cristo e Dio, al punto che egli stesso si offriva al martirio. Quando ormai i carnefici non sapevano più quali pene infliggergli poiché il suo corpo era già tutto straziato, ecco che il Signore, per il quale il Nostro tanto aveva sofferto, tramutò il suo tormento in gloria: una grande luce invase il carcere tenebroso, sbocciarono fiori profumati dove erano le punte acuminate delle torture, i piedi del martire si sciolsero, scesero dal Cielo gli angeli a confortarlo. Il santo avanzava sui fiori assieme ad essi, e cantava salmi; il soave profumo e il dolce canto si spansero anche fuori dal carcere.I custodi rimasero a quel punto atterriti, e guardavano dalle fessure ciò che accadeva; lo stupore della visione fu tale che tutti si convertirono – in massa – alla fede in Gesù. Daciano si vergognò della “disfatta” e si spaventò. Pensò allora solo di vendicarsi sul cadavere di Vincenzo, che gettò alla mercè dei cani, ma un misterioso corvo giunse proprio allora a salvare il corpo martoriato dall’orrendo scempio. Il governatore allora fece gettare il cadavere nel fiume, dopo averlo fatto cucire in un sacco e legato con una pesante pietra. Il corpo di S. Vincenzo però non affondò e – trasportato dalle acque – tornò a riva dove i suoi fedeli e gli altri cristiani lo recuperarono esponendolo da allora al culto. In onore di questo taumaturgo venne edificata una chiesa, nella quale sono ancor oggi custodite le sacre spoglie di Vincenzo. La fama del suo martirio – narra di lui Agostino – si diffuse presto “fin dove si estende l’imperio romano o il nome cristiano.”