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Sestola: l’UDC a casa dei comunisti

Inserito da on 26 gennaio 2009 – 16:00No Comment

Aldo Bianchini

La convention nazionale dell’ UDC si è tenuta a Sestola, ridente località turistica sugli Appennini emiliani. Come dire che Casini e Cesa sono sbarcati in quello che una volta veniva definito il “salotto buono” del Partito Comunista Italiano e dove gli uomini di peso di quel partito andavano a trascorrere le loro vacanze invernali ed estive. Tradizione continuata anche dal PDS, dal DS e, forse, dal PD o almeno da una parte dei suoi componenti di fede DS. Abbiamo assistito alle prove generali di una totale conversione dell’ UDC sulle posizioni del PD o si è trattato solo di una fatale combinazione? E’ certa la seconda soluzione, almeno per il momento, in quanto l’ UDC appare ancora saldamente vincolato, pur con i distinguo, alla boa del centro destra; difficilmente Casini e Cesa raggiungeranno il loro ex “conpagno di merende” Follini. Vorrei, però, approfittare della fatale combinazione per rispolverare ricordi ancestrali, fin da quando in Sestola (provincia di Modena) era  stata organizzata una delle scuole di partito più importanti del PCI; grandi maestri e volenterosi allievi si sono nel tempo avvicendati in quelle aule prestigiose. Anche dalla provincia di Salerno in tanti sono approdati a Sestola; tra i tanti anche quello che ha imparato meglio la lezione riuscendo a conquistare il potere assoluto a Salerno, il suo nome è Vincenzo De Luca. Da più di quindici anni domina, da par suo, la scena salernitana e spesso, con figli e famiglia, ha trascorso le vacanze estive proprio a Sestola, forse per rinverdire i bei ricordi giovanili. E c’è ovviamente una curiosità che è pari a vero gossip. Nell’agosto del 1994 (da otto mesi era sindaco di Salerno) De Luca lasciò nottetempo il rifugio montano di Sestola (così raccontano le cronache!!) per piombare a Salerno dove il suo vice Pasquale Stanzione (unico vero avversario) gli stava togliendo il terreno da sotto i piedi. Finiva così, per colpa di una vacanza sugli Appennini emiliani, l’amicizia tra due politici di razza che avrebbero potuto davvero cambiare la città e la provincia.

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