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Un giovane muore a quarant’anni dal sacrificio di Jan Palach

Inserito da on 15 gennaio 2009 – 14:56No Comment

 

 

Il 16 gennaio 1969 in Piazza San Venceslao, sotto le scale del Museo Nazionale, a Praga, uno studente si toglie lo zaino, le scarpe e si dà fuoco. Rimane per tre lunghi giorni in agonia, lucido. Era Jan Palach, un giovane tanto innamorato del suo Paese da non sopportare il vederlo invaso da 600 mila soldati sovietici; un ragazzo che non poteva tollerare lo scempio che si stava facendo della sua Nazione e che offrì al riscatto della Cecoslovacchia quanto di più prezioso avesse da offrirle : la vita. Dopo le migliaia di uomini e donne che si ribellarono a Stalin a Berlino nel 1953, dopo il sacrificio dei “ragazzi di Budapest” nel 1956, il gesto estremo di Jan Palach consegnò alla Storia ed all’Europa di allora ciò che davvero è stato il comunismo: repressione e totalitarismo. Il messaggio che quaranta anni fa lanciò incendiandosi lo studente cecoslovacco conserva ed esprime la sua attualità e la sua forza ancora oggi. Ieri c’erano i vopos, i carri armati sovietici, l’incubo della Siberia. Oggi ci sono i tremendi lao-gai cinesi, il fantastico sistema sanitario cubano che purtroppo non può risuscitare chi è stato fucilato perché in disaccordo con il pittoresco Fidel Castro, le pallottole che uccidono gli oppositori del folkloristico Chavez in Venezuela ( vedi Julio Soto), le giunte militari marxiste del Myanmar, i “misteri” della Corea del Nord e purtroppo ancora tanto, ancora troppo. In merito il Commissario Provinciale Azione Giovani, Giuseppe Ricco dichiara: “A piazza San Venceslao Palach cambiò il corso della Storia. Non solo la Cecoslovacchia, ma l’intera Europa prese finalmente coscienza della sostanza violenta e repressiva dei regimi che governavano i “paradisi socialisti”. Il comunismo basandosi sul violento sovvertimento dello Stato non ha potuto conservarsi che attraverso la violenza stessa e l’isolamento. Questa logica terrificante ha significato, al di là della “cortina di ferro” sovietica e della “cortina di bambù” cinese su tutte, la morte per oltre ottanta milioni di persone. Il sacrificio di Jan Palach assume così tutti i connotati di una catarsi di una Nazione rispetto all’arroganza dei regimi. Ancora oggi questo martire europeo è un simbolo di coraggio e di speranza. Il sonno della ragione genera mostri diceva Goya. Jan ci ha svegliati ed il suo esempio ci induce a rimanere ben svegli.”

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