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Narrativa: tra i ricordi di Roberto De Luca

Inserito da on 21 dicembre 2008 – 19:18No Comment

   Riceviamo e pubblichiamo

Il Cavarelli

Roberto De Luca-Silla di Sassano, dicembre 2008

3.      Acqua sporca

 Da quel mattino, dopo la morte definitiva della vita nel fiume, il Cavarelli non ha più ripreso a vivere. E’ diventato una cloaca, dove chiunque può deposita quel che gli pare. Il Cavarelli scorre nei pressi di un edificio scolastico e attraversa un Parco attrezzato a verde pubblico, dove di solito nei giorni festivi giocano i bambini. Ma il fiume, a volte, si è colorato di rosso, proprio di domenica. Nelle foto, scattate nella mattinata di una recente domenica (29 giugno 2008), si nota come si suole trattare il Cavarelli. Alcuni genitori, visto quanto stava succedendo nei pressi del ponte di Silla intorno alle 12:30, hanno portato via i bambini, forse anche a causa dell’odore che promanava da quella sostanza rossastra nell’acqua. Ho anche il sospetto di che cosa sia quel liquido puzzolente che veniva immesso nel fiume, perché molto assomiglia alla sostanza che è sgorgata dai nostri rubinetti per dieci anni e per la quale è stato richiesto pagamento a “prezzo pieno”, come acqua potabile, dal Comune di Sassano e dal CONSAC. Circa duecento famiglie avevano fatto ricorso, proprio in quel maggio del 2003, per non pagare acqua sporca, non potabile (così come riportato da una delibera del Sindaco pro-tempore), come acqua da bere. Ancora non è stata depositata una sentenza di questa vicenda. L’ultima udienza si è tenuta oltre un anno fa. Intanto il Comune di Sassano e il CONSAC hanno avuto l’opportunità di incamerare i crediti dell’acqua sporca. Un episodio sporco e di giustizia negata, come tanti, in questa terra dove la cultura della legalità è un lusso che non ci si può permettere. E, intanto, si aspetta che qualcuno prenda qualche sia pur timido provvedimento: ed uno di questi potrebbe essere quello di mettere in gattabuia il sottoscritto, perché non veda e non senta e non riporti a galla la verità sui fiumi e sui lauti sollazzi di queste terre baciate dalla fortuna (di pochi).Un episodio di diversa natura si è verificato nel maggio del 2007; esso si è ripresentato, a cadenza fissa, fino a qualche giorno fa. Vedremo nel seguito quale rimedio si è pensato di prendere per evitare che il fiume apparisse sporco. Le anitre che popolano il parco limitrofo al fiume e che di solito nuotano sull’acqua, quel giorno erano tutte nell’erba e si guardavano bene dall’immergersi nelle acque del Cavarelli. Che cosa era successo? Qualcuno aveva decretato il divieto di balneazione! Una schiuma puzzolente galleggiava nell’acqua così come visibile nelle foto sotto. Da quel giorno, con cadenza settimanale, si sono verificati altri episodi simili. All’epoca scrivevo che già da anni questo divieto di balneazione era in vigore per qualsiasi forma di vita acquatica nel Cavarelli. Dicevo che, infatti, a seguito delle morie di pesci, avvenute a più riprese negli anni passati e ampiamente documentate dalla stampa, non si era mai venuto a capo di nulla. Così i delitti ambientali si sono perpetuati nel tempo con l’impunità dei colpevoli. Affermavo comunque che ero fiducioso in una concreta e definitiva risoluzione del problema. Mi allarmavo, tuttavia, implorando una drastica presa di posizione da parte delle istituzioni: il Cavarelli non poteva essere una discarica a cielo aperto; e questo messaggio volevo che passasse forte e chiaro, dopo aver toccato con mano la scarsa attenzione, da parte di tutti, per i nostri beni ambientali.

Sassano, il paese in cui vivo, ha potenzialità di sviluppo dei beni ambientali insospettabili. Esistono posti incantevoli in montagna, nel perimetro del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. In aree contigue al Parco esistono dei luoghi parimenti pregiati. La Comunità Montana, nel Febbraio del 2003 approvava una delibera nella quale si individuava un sito di pregio ambientale nel boschetto paleo-palustre, una testimonianza vivente di com’era il Vallo di Diano prima della bonifica: una macchia mediterranea con vegetazione autoctona in un ambito palustre. Ebbene, in quella stessa area si sta costruendo ora una zona industriale. Quello che avviene nella vicina Teggiano, il paese della regina Costanza e della sagra medievale agostana, non è molto dissimile. Anche a Teggiano vi è un sito di pregio ambientale in una contrada denominata Pantano, individuato dalla stessa delibera della Comunità Montana come l’areale della cicogna. Questa zona è posto il nido della cicogna, uccello ospite del nostro Vallo di Diano da qualche anno nei mesi caldi. Anche nel Pantano, a ridosso del nido della cicogna, è stata costruita una zona industriale, senza tener conto del danno che gli insediamenti produttivi (al momento assenti) avrebbero potuto provocare all’habitat di questo raro animale. La cicogna avrebbe da sola potuto produrre effetti benefici per lo sviluppo turistico del territorio. Ma questo è quanto deciso, questo è quanto si riporta in questo breve racconto, mentre si resta in attesa che qualche capannone occupi i suoli sottratti all’agricoltura  per mezzo dei finanziamenti pubblici serviti per costruire le infrastrutture che adesso restano a testimonianza della lungimiranza dei nostri amministratori. Tornando a Sassano, essa è ricca di acqua, tanto che una parte della portata di una cospicua sorgente è stata concessa in uso al Consorzio di Bonifica del Vallo di Diano, che, per intercettare la falda, ha scavato grosse gallerie nel cuore delle colline ai piedi del Monte Cervati. Negli anni 1995-96 ricordo ancora distintamente il rumore delle esplosioni che avvenivano nel sottosuolo per lo scavo di queste gallerie. Da queste sorgenti sgorga ancora un’ottima acqua, mentre ad una fetta di Sassanesi viene erogato un liquido potabilizzato, che dopo l’episodio dell’acqua sporca nei rubinetti nessuno beve più. Questo liquido proviene dai pozzi di Silla, posti su una collinetta proprio al di sopra del punto dove sono avvenuti gli episodi dell’acqua rossastra nel Cavarelli. Qualcuno poi dice di essere stato testimone della stipula della convenzione con la quale il Comune di Sassano ha ceduto la propria acqua al Consorzio di Bonifica per uso irriguo (e chissà per quali altri usi). In quell’occasione sembra che il Comune di Sassano abbia mantenuto per sé la possibilità di attingere una quantità d’acqua pari a 50 litri al secondo per le necessità del paese. Eppure adesso è una ditta privata che vende il bene acqua ai cittadini di Sassano. Questa ditta sta letteralmente imperversando con le sue tariffe e i suoi metodi coercitivi di riscossione nel nostro territorio. E quando diciamo che essa vende ai Sassanesi la loro stessa acqua, abbiamo detto tutto. Una delle sorgenti ai piedi di queste colline alimenta il fiume Cavarelli, che quindi nasce proprio a Sassano. Prima che esso giunga nel parco di Silla, dopo aver percorso qualche chilometro, il fiume è già sporco. Non ci vorrebbe molto per individuare chi inquina, ma il buon Francesco e molti altri non parlano, rendendo così più semplice la vita a questi marrani, che probabilmente avranno anche protezioni istituzionali, come spesso accade in questi casi. Ma da qui a far diventare l’acqua una poltiglia mista di grasso, ce ne corre. Eppure proprio questo testimoniano le foto di sopra, scattate il marzo del 2008 in un luogo chiamato “Botte”. Questo posto è denominato così perché là vi è una convergenza di vari fiumi con delle chiuse che regolano il fluire delle acque nei vari rami, di cui uno è il famoso torrente Zi’ Francesca, del quale parleremo in un altro racconto. Quest’altro corso d’acqua, la Zi’ Francesca, appunto, viene citato come torrente a rischio di degrado (un’altra fogna a cielo aperto, in pratica) nella stessa delibera della Comunità Montana del Vallo di Diano del febbraio 2003. Quel convergere di corsi d’acqua, quella ricchezza di questo liquido importantissimo per il futuro dell’intera Umanità, non ferma i delinquenti dai loro propositi di morte e non invoglia chi controlla e chi amministra a salvaguardare con ogni mezzo questo importante bene. Ed è così che una possibile fonte di ricchezza per il territorio si tramuta in una fonte di preoccupazione per i cittadini che abitano nei pressi dei corsi d’acqua.

 

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