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Giustizia: Salerno contro Catanzaro

Inserito da on 3 dicembre 2008 – 20:43No Comment

di Aldo Bianchini
Probabilmente la Procura della Repubblica di Salerno, e per essa il suo capo Luigi Apicella e i pm Dionigi Verasani e Gabriella Nuzzi, si è lasciata affascinare dal titolo dato all’inchiesta un paio di anni fa dal suo autore Luigi de Magistris: WHY NOT che tradotto in italiano vale a dire “Perché no”. Ebbene perché proprio la Procura di Salerno non può indagare su quella di Catanzaro che lo stesso De Magistris, prima di essere sbugiardato e trasferito a Napoli dallo stesso Consiglio Superiore della Magistratura, aveva in pratica accusata di intralcio alla propria inchiesta. Detto fatto, i tre magistrati salernitane sono partiti, lancia in resta, alla carica contro la Procura della Repubblica e la Procura Generale di Catanzaro. Tre i nomi eccellenti finiti nella tempesta giudiziaria: Enzo Jannelli (procuratore generale e originario di Salerno), Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo (pm). Assolutamente clamorosa la tesi accusatoria portata avanti dalla procura salernitana secondo cui gli avvisati sarebbero stati i protagonisti della “”sottrazione dei procedimenti Poseidone e Why Not all’allora pm De Magistris e la loro successiva gestione sarebbe servita a fermare il predetto magistrato, a danneggiare lui, consulenti tecnici e persone informate sui fatti, a ostacolare le inchieste, smembrarle, disintegrarle e favorire taluni indagati””. Tutto questo emergerebbe dalle 1.700 cartelle dell’ordinanza con cui la Procura salernitane ha ordinato il blitz del 2 dicembre scorso presso il palazzo di giustizia di Catanzaro con una ottantina di carabinieri agli ordini dei tre magistrati nostrani. Perquisiti i locali della Procura e della Procura Generale, sequestrati carteggi e fascicoli in un’azione che definire clamorosa è dire molto pochi nel senso che quanto accaduto a Catanzaro non trova precedenti almeno negli ultimi vent’anni della storia giudiziaria di questo Paese. Solo per la cronaca ricordiamo che il pm Luigi De Magistris aveva avviato tre grosse inchieste “Poseidone, Why Not e Toghe Lucane” con le quali aveva scaraventato sulla graticola personaggi politici del calibro dell’ex presidente del consiglio Romano Prodi e dell’ex ministro della giustiza Clemente Mastella per non dimenticare i numerosi magistrati calabresi e lucani., l’imprenditore Saladino, il senatore pdl Giancarlo Pittelli e il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa oltre al generale della GdF Walter Cretella Lombardo ed all’ex presidente della regione Giuseppe Chiaravallotti. Perché no, quindi, perché la Procura di Salerno non può indagare su quella di Catanzaro anche a disdoro dello stesso CSM che ha, di fatto, allontanato il pm De Magistris da Catanzaro sottaendogli tutte e tre le grandi inchieste sopra descritte. Ma perché proprio la Procura di Salerno, si chiede qualcuno; la Procura di Salerno perché ad essa venne affidata la prima tranche dell’inchiesta proprio a carico del pm De Magistris che i nostri magistrati tirarono fuori da ogni accusa. Ma anche pe run altro motivo; la Procura di Salerno non è nuova ad inchieste cervellotiche e clamorose; basta pensare a quella di circa tre anni fa quando, in prossimità delle festività natalizie del 2005, tutta la città fu scossa dal ciclone Gabriella Nuzzi che in pochi giorni mise sotto pressione giudiziaria l’intero apparato amministrativo di potere del comune arrivando addirittura a chiedere per ben tre volte l’arresto dell’allora deputato Vincenzo De Luca (attuale sindaco), dell’allora sindaco Mario De Biase, di alcuni imprenditori e tanti altri amministratori. Sembrava l’inizio di una nuova tangentopoli salernitane anche perché la Nuzzi scatenò il putiferio all’interno della stessa Procura per via di ipotetiche intromissione nei suoi computer da parte dei procuratori aggiunti Luciano Santoro e Michelangelo Russo; il putiferio costò l’allontanamento con promozione di Russo e l’isolamento di Santoro entrambi passati, poi, sotto giudizio del CSM. Sembrava l’inizio di una nuova tangentopoli, si rivelò soltanto una tempesta in un bicchier d’acqua. A spegnere e sotterrare il clamore ci pensò il gip Gaetano Sgroia con precise ordinanze seriamente motivate e tali da non lasciare dubbi sull’inconsistenza dell’azione investigativa della Nuzzi. Questa volta, se possibile, il caso è ancor più clamoroso; finirà come nel 2005? Per saperlo dovremo soltanto attendere.

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